venerdì 23 settembre 2011
Un paese "parla" anche con i suoi portali di pietra: di marmo rosa o di granito, istoriati con stemmi e levigati dal tempo, sono più di un centinaio ad Isera. Di questo elegante borgo trentino sulla Destradige, a due minuti da Rovereto, i portali raccontano l’ancestrale vocazione all’accoglienza: il fiume sotto, le rocce sopra, un terreno ideale per i grappoli di Marzemino che valgono ad Isera il titolo di "Città del vino".Anche il Medioevo fu propizio per Isera – con la sua forma di autogestione del "Comun comunale" assieme ai sei paesi vicini – ma il secolo d’oro fu il Settecento,  prima dell’invasione francese del generale Vendome. Eredi dei cinquecenteschi "signori dei castelli" come i Castelbarco e i Lichtenstein, i conti della Val Lagarina fecero a gara ad impreziosire i palazzi, le chiese e gli eloquenti portali di Isera con il vistoso tocco del barocco, splendore a cielo aperto ancora oggi. Per salire agli uffici comunali entri sotto le volte di alazzo Fedrigotti affrescate dalle tempere di Giovanni di Dio Galvagni, attendi di fare un bonifico in Cassa Rurale e puoi ammirare gli stucchi di Palazzo Vannetti, visiti una mostra d’arte alla Casa del Vino e t’accoglie la dimora dei nobili de Probizer. Mentre i mecenati del tempo si dotavano di cantine capaci di oltre mille ettolitri di vino, l’Accademia degli Agiati fondata nel 1750 raccolse qui un cenacolo di umanisti e letterati da nord e da sud. Come quel Clementino Vannetti – il narratore a cui Isera dedica un busto nel piazzale delle scuole – che lasciò una sorta di manifesto pubblicitario: «V’ha nella bella fertile Val Lagarina il villaggio d’Isera, il quale, se i numi si dilettassero come un tempo di soggiornar fra gli uomini, sarebbe degno per molti titoli di essere il loro albergo. La sua situazione è così felice, che i terrieri non cessano d’esaltarla, e i forestieri ne rimangono sorpresi». Uno stupore che si rinnova ad ogni stagione quando frotte di turisti tedeschi e olandesi sbarcano dai pullman delle vicine spiagge del Garda. Ma un tempo fecero così anche i Romani – "i vincitori dell’universo" direbbe il Vannetti – che arrivarono fin qui sull’antica via Claudia Augusta: la "villa romana", purtroppo non ancora del tutto valorizzata, è un gioiello archeologico emerso dentro il tessuto barocco di Isera.Anche la frequentazione preistorica è documentata in vari siti come Castel Pradaglia  (reperti del 1800-1100 a.C.) e il panoramico Castel Corno, vedetta sulla valle: un tempo vi osavano solo le aquile (e le leggende) ma i restauri recenti lo hanno avvicinato – basta un quarto d’ora a piedi – e lo rendono una tappa obbligata per gli itinerari storico-culturali ideati dal Museo Civico di Rovereto e dal Comune di Isera: «Curare i vecchi percorsi pedonali come l’alta via romana è anche favorire l’accesso ai fondi e promuovere l’attenzione ambientale», confida il sindaco Enrica Rigotti, a cui sta a cuore anche il progetto di viticoltura etica che da dieci anni va a premiare il migliore vigneto: «avere a cuore il territorio vuol essere il nostro biglietto da visita».La miglior cartolina di Isera? Nella stretta via Galvagni ne troverete 35 mila, quelle che il collezionista Carmelo Nuvoli ha raccolto da tutto il mondo nel primo «Museo nazionale della Cartolina» ed ora valorizza con geniali mostre a tema: fino al 31 ottobre ha scelto di esporre  (visite su prenotazione) le immagini postali sul tema dell’unità d’Italia che ci danno per ogni epoca, come un timbro, la percezione dell’unità nazionale.  Ma oltre alle cantine e alle cartoline, ai castelli e ai vigneti, un fine settimana ad Isera non dovrebbe dimenticare il restaurato organo Girolamo Zavarise nella  parrocchiale di Isera e la chiesa barocca nella frazione di Brancolino, fino ad un salto a  Villalagarina dove a palazzo Libera ha sede la succursale del Museo Diocesano di Trento con gli splendidi arredi sacri donati dalla famiglia dei conti Lodron.
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