mercoledì 27 dicembre 2017
In Rai da un quarto di secolo, da 10 anni alla guida del programma di informazione religiosa di Rai 1: «Diamo voce a una realtà che è una corrente d’amore in questa società, unica e gratuita»
Lorena Bianchetti (Federico Guberti)

Lorena Bianchetti (Federico Guberti)

«Il vostro è un servizio prezioso, che fa risuonare ogni settimana nelle nostre case la Parola di Dio». Le parole di papa Francesco ai «cari amici» della trasmissione A Sua immagine in occasione dei 20 anni del programma di informazione religiosa nato dalla collaborazione di Rai e Cei, in onda il sabato alle 17.10 e la domenica alle 10.30 su Rai 1, sono una delle emozioni più belle vissute in diretta da Lorena Bianchetti.

La conduttrice, che festeggia il decimo anno alla guida del programma, è uno dei volti più affidabili della tv italiana, e vanta una lunga esperienza in altre trasmissioni, da La corrida a Uno Mattina, da Telethon a Al posto tuo e Domenica in. La Bianchetti ci sta accompagnando nei momenti più significativi di queste festività, compresa l’intervista al presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, proposta alla vigilia di Natale nello speciale di A Sua immagine.

Cosa ha pensato quando avete ricevuto la lettera di auguri di papa Francesco in redazione?

«Un messaggio assolutamente inaspettato, un regalo immenso. In venti anni A sua immagine è cresciuta. Un’avventura che per me è iniziata nel 1999, quando era una semplice rubrica di informazione religiosa. Mentre frequentavo l’università [ha una laurea con lode in Lingue e letterature straniere, ndr] andai a un provino con gli ideatori del programma Gianni Epifani e Laura Misiti, che mi presero subito. Ho persino rinunciato a un talk e a un film da protagonista, perché mi sono sentita di scommettere su questa trasmissione».

Come è nato il suo rapporto televisivo con la Chiesa italiana

«Conducendo e collaborando a A Sua immagine ho approfondito la dottrina sociale della Chiesa e ho studiato tanto per essere all’altezza del programma. Il dono più grande della mia vita è avere avuto a che fare con dei maestri dal punto di vista culturale e umano, come don Oreste Benzi e Chiara Lubich. Incontri profondi che ti fanno crescere e leggere il mondo alla luce del Vangelo».

Come è iniziata la sua “vocazione” televisiva?

«Ho sempre amato comunicare. Sono diplomata in danza classica e moderna, ho studiato recitazione e ho iniziato la mia carriera televisiva all’età di 14 anni con gli spot. Tutto questo è stata una scuola che oggi si riassume in 26 anni di carriera in Rai, di cui 16 di intrattenimento a partire dalla mia prima conduzione per Italia in bicicletta su Rai 3 nei primi anni ’90. Fra i miei maestri tv ci sono Corrado, la prima persona che ha creduto in me prendendomi alla Corrida, e Renzo Arbore per cui lavorai a Rai International».

Come ha conciliato la carriera televisiva con la sua fede?

«Già in tenera età ho avuto il dono della fede e quindi ho vissuto il mio lavoro come un mettermi al servizio, in tutto ciò in cui mi sono cimentata, dall’approfondimento all’intrattenimento. Penso che si possa fare servizio in ogni contesto e in ogni ambito, dipende dalla predisposizione dei cuori e dalle intenzioni. Vengo da una famiglia cattolica molto unita, che ha trasmesso a me e a mio fratello onestà, senso del sacrificio, rispetto per l’altro. I miei genitori si sono amati per 47 anni e io ho respirato amore da quando son nata. Mi ha dato la forza nel mio lavoro anche la scuola della pasticceria che aveva mio padre e dove lo aiutavamo da piccoli: quando faccio una torta devo conoscere tutti gli ingredienti, devo studiare, e lo stesso faccio per ogni puntata del programma. Avere fede significa incarnarla nel quotidiano, anche nel proprio lavoro».

Quanto è stato difficile applicare questi principi nell’ambiente dello spettacolo?

«Penso che nella vita sia necessario scegliere e non ho negoziato sui miei valori. Anche a Domenica in, che ho condotto per tre anni, mi è capitato di confrontarmi con gli autori dove c’erano contenuti che non corrispondevano ai miei valori e ho sempre cercato di intervenire con la mia responsabilità».

Com’è A Sua immagine oggi, vent’anni dopo?

«È un programma legato alla vita, all’attualità e al pontificato di papa Francesco che offre sempre spunti importanti, dal traffico delle armi, alla disoccupazione, al lavoro. E racconta le tante attività della Chiesa a favore delle persone senza fissa dimora, con difficoltà di salute. Diamo voce a una realtà che è una corrente d’amore in questa società, unica e gratuita. La Chiesa non impone, ma propone, è la foresta che cresce senza fare rumore. La Chiesa è un dono di Dio».

Lei conduce e organizza alcuni eventi istituzionali.

«Sono particolarmente orgogliosa di essere direttore artistico e ideatrice di alcuni eventi commissionati dal Vaticano, come la conferenza mondiale Lo sport al servizio dell’umanità promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura e, quest’anno, la mezza maratona Via Pacis che ha coinvolto tutta Roma».

Lei ha avuto anche la fortuna di incontrare da vicino tre Papi...

«È stato speciale vivere in prima persona gli ultimi sei anni di pontificato di Giovanni Paolo II, conducendo alcuni eventi del grande Giubileo del 2000. Alla fine degli eventi andavamo a salutare papa Wojtyla: aveva una luce, un alone meraviglioso che lo circondava, un sorriso unico e occhi penetranti. Sentivo un amore immenso per lui. Con Benedetto XVI ho avuto il grande privilegio di presentare la Gmg a Colonia e il suo incontro mondiale con le famiglie a San Siro. Benedetto è un uomo di una dolcezza, purezza e semplicità unici. Infine, Francesco l’ho incontrato tante volte e ho pure presentato per lui. Che dire di questo carisma coinvolgente, di questo calore, di questa fermezza? È un grandissimo maestro, un testimone del Vangelo riga per riga».

Un’ultima domanda: cos’è per lei il Natale? «Io sono come i bambini, mi emoziono davanti ai presepi, alle luci. A Natale ho lavorato felice di portare il messaggio di Gesù bambino nelle case degli italiani. A lui chiedo di proteggermi interiormente sempre e di lavorare per il bene».

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