giovedì 10 gennaio 2019
Il brano “Caramelle”, che tratta la terribile piaga dall'ottica delle vittime, bocciato da Sanremo è diventato virale sul web. Baglioni: «Nessuna censura». Verrà cantato domenica da Giletti
Il catautore Pierdavide Carone, autore del brano contro la pedofilia "Caramelle"

Il catautore Pierdavide Carone, autore del brano contro la pedofilia "Caramelle"

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Un brano che scotta sulla piaga della pedofilia viene escluso da Sanremo, ma diventa un fenomeno su radio e web: e scoppia la prima polemica al 69° Festival della Canzone italiana. Si tratta di Caramelle, un bel brano di denuncia scritto dal giovane cantautore Pierdavide Carone che lo interpreta insieme ai Dear Jack, che tra rap e un efficace ritornello di rock melodico, racconta in prima persona il trauma subito da un bambino di 10 anni che incontra uno sconosciuto mentre gioca nel bosco e da una ragazza di 15 anni che accetta un passaggio da un adulto. Una canzone forte, ma estremamente equilibrata nel testo che è stata esclusa dalla commissione selezionatrice del Festival presieduta da Claudio Baglioni. «Da parte nostra non c’è stata nessuna censura sulle canzoni presentate, come capirete anche ascoltando altri brani in gara che trattano temi forti – ha spiegato a Sanremo il direttore artistico del festival in conferenza stampa –. Quella che abbiamo stilato è sicuramente una graduatoria opinabile, ma del resto l’infallibilità non esiste. Mi è costato dire di no».

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Pierdavide Carone (che aveva già partecipato nel 2012 al festival in coppia con Lucio Dalla arrivando quinto) e i Dear Jack, restano delusi dalla scelta di Baglioni, anche se hanno smorzato i toni dello sfogo polemico di alcuni giorni fa. Soprattutto dopo aver visto il riscontro del brano pubblicato il 20 dicembre su youtube, che sta avendo un ottimo riscontro sul web, nelle radio e presso vari artisti. Domenica prossima, 12 gennaio, i ragazzi saranno ospiti da Massimo Giletti per cantare Caramelle a Non è l’Arena su La 7. E domani sera, 11 gennaio, Carone e i Dear Jack la canteranno per la prima volta dal vivo in pubblico nella prima tappa del loro tour insieme, al Memo di Milano.

«Certo che sono rimasto male per l’esclusione soprattutto perché la canzone ha una tematica così importante da far conoscere – spiega ad Avvenire il trentenne Pierdavide Carone –. Nei primi giorni c’è stato un po’ di impeto, ma ora sono più sereno e non voglio giudicare le scelte del Festival. Per noi l’importante è che la canzone giri il più possibile, perché sulla pedofilia c’è tanta omertà, ma il problema è molto ampio e bisogna che la consapevolezza del problema arrivi a più adolescenti possibili. Da quando abbiamo pubblicato il brano ricevo ogni giorno messaggi di persone che sono state vittime di abusi e violenza che mi ringraziano per averne parlato. Ne sono colpito». E pensare che il brano è nato spontaneamente e senza premeditazione, spiega il cantautore, lanciato dalla nona edizione di Amici, che ne è l’autore. «Stavo iniziando una collaborazione con i Dear Jack con cui siamo amici, e mi era nata un’altra canzone mentre vivevo delle personali frustrazioni, mi ero sentito vittima di una forma di abuso – spiega Carone –. Tutti ci sentiamo certe volte abusati, sul lavoro, dagli amici, in famiglia. Ma piano piano, la musica e le parole hanno virato verso verso un lato più oscuro e ambiguo. Quando mi è nata la storia di Marco, l’idea degli abusi su un bambino di 10 anni mi ha provocato un momento di choc, e mi sono dovuto fermare prima di riprendere e aggiungere la triste storia di Marika». Non è la prima volta che Carone scrive canzoni impegnate, come il brano di denuncia La ballata dell’ospedale e la tenera Nanì, prodotta da Lucio Dalla. «Una perdita dolorosa – racconta – Il rapporto con Lucio è stato straordinario, fatto di grande amicizia e rispetto. Io sono un devoto della sua musica e sapere che si era messo a disposizione della mia, è stato il più grande onore della mia vita».

I Dear Jack interpreti insieme a Carone di “Caramelle”

I Dear Jack interpreti insieme a Carone di “Caramelle”

Il clamore suscitato dal brano dopo l’uscita su youtube, ha colto di sorpresa tanto Carone quanto i Dear Jack, conferma la voce del gruppo Lorenzo Cantarini. «Tutto è successo con estrema spontaneità e senza nessun calcolo di marketing. Quando arriva una canzone del genere o ci si butta o ci si tira indietro. Sanremo ha deciso di non farsi carico di questa responsabilità» spiega ancora molto deluso. «In Caramelle non c’è lieto fine, redenzione, riscatto, ma ci sono due fotografie nude e crude» aggiunge. Certo quando i Dear Jack e Carone singhiozzano le frasi della 15en- ne Marika al suo assalitore «Però fa’ in fretta così torno a respirare / Ti prego, fa’ in fretta ciò che devi fare / Ti prego, fallo in fretta senza farmi male / Ti giuro, non avrò niente da raccontare», la mente corre purtroppo ai tanti, troppi, casi di cronaca quotidiana. «Il tema della pedofilia è ancora molto difficile, ci siamo resi conto che non è stato semplice proporre questa canzone, ma il consenso è arrivato dalle persone che ne hanno percepito la sincerità. Ed è questa la cosa più importante » aggiunge appassionato Lorenzo. I Dear Jack, che hanno rivestito il brano di una drammatica grinta rock, sono certi che avrebbe avuto successo a Sanremo. «Un pezzo del genere – aggiunge il cantante – avrebbe avuto consenso anche al Festival, ma evidentemente non rientrava nelle strategie di quest’anno. La delusione non è tanto perché non siamo andati in gara all’Ariston, ma perché ci aspettavamo una attenzione diversa sul tema».

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