martedì 26 maggio 2015
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È destinato a entrare nella storia della medicina, il caso di Michi, il quattordicenne che un mese fa rimase intrappolato per oltre 43 minuti sott'acqua, nel Naviglio Grande nel milanese, il 24 aprile, a più di due metri di profondità e oggi, grazie a diversi fattori e al lavoro dell'equipe di Rianimazione cardio-toraco-vascolare del San Raffaele "è vivo e presto tornerà alla vita di tutti i giorni". In base a quello che è accaduto, il professor Alberto Zangrillo, che dirige l'unità di Rianimazione, chiede che vengano rivisti i protocolli. "Il procedere della medicina è fatta di contributi e ricerca - dice Zangrillo -. Ma qualche volta la dimostrazione che qualcosa può accadere ci viene data da fatti come questo, in cui se noi avessimo applicato, in modo assolutamente legittimo, l'aderenza ai protocolli che conosciamo, avremmo dovuto rispondere al 118: ci dispiace il ragazzo è stato troppo sott'acqua e quindi non ci sono i criteri per poter pensare di procedere per arrivare a un risultato accettabile". Ma così non è stato e una vita è stata salvata. E oggi il ragazzo è fuori pericolo: non solo ha ripreso conoscenza, ma parla, mangia, saluta gli amici della squadra di calcio con cui si allena e addirittura scherza con i medici chiedendo un mojito. Un risultato "straordinario per tutta la comunità scientifica" come lo ha definito Zangrillo. Per la madre quello che è successo ha del "miracoloso", senza togliere valore al lavoro dell'equipe di Zangrillo. Michi, come chiamano Michael in famiglia, era in arresto cardiaco da troppo tempo, ed era dato per spacciato quando fu ripescato dai vigili del fuoco. Ha dovuto subire l'amputazione della gamba destra, sotto il ginocchio, ma tra pochi giorni sarà dimesso dal reparto di terapia intensiva per essere trasferito in un centro di riabilitazione neuro motoria. Il professor Zangrillo, che definisce questo risultato "la più grande soddisfazione di tutta la mia carriera professionale" racconta le tappe di questa "storia bellissima ed eccezionale dal punto di vista clinico" iniziata un mese fa, quando, in un pomeriggio afoso, Michi e quattro amici decidono di tuffarsi nel naviglio. Tutti riemergono mentre Michi resta "sommerso". Qualcuno si tuffa per cercare di recuperarlo ma senza successo. Arrivano subito i soccorsi, il 118 e la squadra dei sommozzatori dei vigili del fuoco. Saranno loro, che facendo una catena umana riusciranno a recuperare il corpo incastrato a due metri di profondità. "Dopo circa 42-43 minuti, quasi un tempo di una partita di calcio, - dice Zangrillo - estraggono il corpo senza vita di Michi che è in arresto cardiaco. Cercano di recuperarlo facendo le prime manovre". Le condizioni sembrano disperate, il ragazzo ha una "temperatura corporea di 29 gradi, ed è rimasto immerso nell'acqua del naviglio che che aveva una temperatura di 15 gradi". Questi due parametri, spiega Zangrillo, vengono considerati determinanti per una prognosi sfavorevole. "Di solito quando l'arresto di circolo è superiore ai sei minuti bisogna constatare il decesso". "Se avessimo seguito pedissequamente le procedure - sottolinea - Michi sarebbe morto da un mese". "Nel frattempo arriva l'elisoccorso , veniamo contattati e seguendo una regola del nostro ospedale dove non si fanno questioni di quanto tempo è passato, rispondiamo che aspettiamo Michi". Una volta al San Raffaele, viene sottoposto a trattamenti intensivi avanzati, per garantire non solo il flusso cerebrale ma un'attività cardiaca. Anche la madre di Michi, arrivata in ospedale dopo aver assistito alle prime manovre per rianimare il bambino al naviglio, "quasi non capiva" cosa stesse dicendo Zangrillo, perchè pensava che il medico dovesse solo constatare la morte del figlio. "Le ho detto - racconta il professore - Michi ha una possibilità su un milione di farcela ma senza sapere quale sarà l'esito. Ci lasci provare". "Nel corso dei giorni ha iniziato a rispondere alle terapie - continua Zangrillo - In questo mese c'è stato lo 'svezzamento' dalla circolazione extracorporea. E abbiamo iniziato a vedere increduli che Michi 'emergeva'. Siamo andati oltre le più rosee aspettative. Adesso è sveglio, è assolutamente orientato. Ha recuperato lo spirito di quel ragazzino che conoscono genitori e amici. Un ragazzo dotato di intelligenza non comune. Tutti i giorni parlo con lui e scherzo". La guarigione di Michi, il ragazzo di 14 anni che un mese fa rimase intrappolato nelle acque del naviglio grande per un tempo lunghissimo, ha senza dubbio qualcosa di "miracoloso". La madre, una signora di origini tedesche, intervenuta in conferenza stampa al San Raffaele insieme al marito italiano, ha voluto "ringraziare Dio e i medici. In questo mese, ci sono state tante preghiere per mio figlio, grazie per le speranza che ci hanno trasmesso". "In questo mese ho vissuto giorno per giorno l'evoluzione miracolosa di mio figlio" continua . E a chi chiede se si è trattato di un miracolo replica così: "Un miracolo? Un miracolo è qualcosa di straordinario. E come ha detto il dottore, questa storia è straordinaria. La guarigione di Michi è straordinaria e inaspettata: lui al fiume era senza vita, oggi è pieno di vita. Sono sicura che questo è un percorso miracoloso". Con queste parole si affretta a chiarire che non intende sminuire il lavoro fatto in ospedale: "pensiamo che Michi è rimasto nelle mani di Dio e dei medici e ognuno, per le sue capacità, ha dato il massimo che bisognava dare. La collaborazione tra il divino e la scienza è una cosa meravigliosa".
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