giovedì 14 dicembre 2017
“5 giorni di musica contro le mafie” di Libera: giovani cantautori come testimonial e incontri
Antimafia, Il canto dei ribelli

Negli stessi giorni a Sanremo sedici Giovani sono pronti a sfidarsi su Rai 1 per un posto all’Ariston (domani) e altri quattro davanti alle telecamere di Sky per vincere X Factor (stasera), nell’antico centro storico di Cosenza lontano dai riflettori, dieci artisti giovani, ma rodati da lunga gavetta, cantano contro la mafia. Messaggi di denuncia e di speranza su un tappeto sonoro di qualità sono protagonisti delle finali nazionali dell’ottavo Premio nazionale “Musica contro le mafie”. Domani e il 16 dicembre al Teatro Morelli di Cosenza i dieci finalisti votati da tre giurie (Facebook, studenti ed esperti) si esibiranno nelle serate condotte da Gaetano Pecoraro delle Iene, che vedranno anche le esibizioni del cosentino Brunori Sas, del rapper Rocco Hunt e Paolo Benvegnù premiati per i messaggi positivi della loro musica. Le premiazioni, compresi 15mila euro al vincitore per organizzare un tour, avverranno a Casa Sanremo a febbraio nei giorni del Festival. Tutto questo è solo però la punta dell’iceberg della ricca «5 giorni di Musica contro le mafie» che sino al 16 dicembre porta a Cosenza oltre 5mila studenti e decine di musicisti, artisti, ospiti del mondo della cultura, del giornalismo e del sociale oltre a mostre, dibattiti e concerti (il programma su musicacontrolemafie.it).

A partire dai bambini delle elementari che martedì hanno riso e riflettuto all’Auditorium Ganasci con lo spettacolo di marionette contro l’azzardo L’isola che non c’è... adesso c’èpromosso da Libera, sino agli studenti delle superiori che ieri hanno invece abbracciato col loro affetto un appassionato don Luigi Ciotti. «La musica può sollevare e salvare» aggiunge prima del suo show al Mam – Museo delle Arte e dei Mestieri di Cosenza, il cantautore Maldestro, alias Antonio Prestieri, vincitore a Sanremo del Premio Mia Martini categoria Giovani e che quest’anno potremmo vedere in gara tra i Big. Lui, originario di Scampia e figlio di un boss, è la voce della Napoli che si ribella. «Come cittadino sento il bisogno di essere sempre accanto ai giovani che si battono e resistono » ci spiega. «La musica è armonia e armonia significa accordo: sono queste parole di don Ciotti che hanno fatto da fondamenta alla kermesse» aggiunge Gennaro de Rosa, percussionista natio di Rossano Calabro che ha suonato con 99 posse, Ornella Vanoni, Litfiba, Peppe Voltarelli, oggi direttore artistico e presidente dell’associazione “Musica contro le mafie” della rete di Libera. Un’idea nata otto anni fa proprio da un incontro con il fondatore di Libera e cresciuta in terra di Calabria e sostenuta dagli oltre 25mila sostenitori social, dai 1.500 artisti partecipanti al Premio e dalle migliaia di studenti delle scuole calabresi coinvolti dall’associazione in progetti sulla legalità promossi col Miur.

Da tutto ciò è nato un libro edito da Rubbettino con gli scritti originali di sessanta artisti italiani contro la mafia (da Frankie hi nrg mc a Simone Cristicchi e Sergio Cammariere) il cui ricavato è andato a progetti contro la dispersione scolastica in Calabria. E presto verrà pubblicato un nuovo libro 100 artisti per il cambiamento. «Il Sud è ricco di fermenti buoni – spiega de Rosa –. In noi la consapevolezza è cresciuta, ma dobbiamo essere noi i protagonisti del cambiamento verso la democrazia, la dignità, la giustizia sociale e la memoria. In un contesto che positivo non è, la speranza è una energia fondamentale per il cambiamento ». E di energia ne hanno da vendere gli artisti in concorso a Cosenza, molti impegnati nel sociale. È il caso di Christian Paterniti, in arte “Picciotto”, 32 anni, rapper e operatore sociale di Palermo che da dieci anni lavora in quartieri difficili, dallo Zen a Borgo Vecchio. È in questi luoghi, che insegna ai ragazzini a fare rap, «a usare le parole come una terapia» racconta. Il brano qui in gara Amarcord 2.0 è parte del concept album StoryBorderline, dodici storie che parlano di disagio sociale, precarietà esistenziale, abusi, emarginazione perché «l’anima della città la trovi in periferia». E proprio le voci della Palermo che reagisce riecheggiano nella corale Nta l’Aria, bella canzone scritta da Carmelo Piraino e arrangiata da Massimo Scalici in memoria della strage di via d’Amelio dove morì Paolo Borsellino. Piraino è riuscito a mettere insieme più di 40 artisti palermitani, fra cantanti, attori, musicisti, videomaker. «Avevo il dubbio che un brano antimafia potesse essere strumentalizzato e strumentalizzante – racconta – invece è stato un importante momento di unione».

Dedica invece a Peppino Impastato la sua I muri (nel video appare anche il fratello Giovanni) la cantautrice Cassandra Raffaele di Vittoria (Ragusa), vincitrice nel 2013 di Musicultura. «Un brano scritto di getto quando vicino a casa mia vi furono morti in una sparatoria fra clan: a colpirmi fu la normalità di mia madre nel darmi la notizia al telefono. I muri dell’omertà vanno rifiutati anche con i piccoli gesti». Arrivano invece da Torino Luciano De Blasi e i Sui generis che ne I topi, in stile folk gipsy, immagina cosa succederebbe se la mafia uscisse dagli scantinanti alla luce del sole per governare. «Anche al Nord la mafia c’è ma è meno percepita, non dobbiamo abbassare la guardia» spiega de Blasi che è anche medico e psicoterapeuta. Un inno alla fiducia nella condivisione è infine il brano Oh Issa! della band romana Stag che ogni sabato e domenica alle 20.30 conduce su RadioInBlu C’è sempre una canzone. Live on stage dove ospita band emergenti. Come sottolinea il leader Marco Guazzone cantiamo «l’importanza di fare squadra e di avere coraggio per reagire. E il potere della musica è proprio quello di portare messaggi di speranza».

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