lunedì 18 ottobre 2021
La cantante è morta a Zurigo all'età di 74 anni. Osannata sui palcoscenici di tutto il mondo, legava il suo nome soprattutto alle opere di Mozart. Alla Scala era stata numerose volte
Edita Gruberova e Giuseppe Sabbatini in "Linda di Chamounix" di Donizetti al Teatro alla Scala negli anni Novanta

Edita Gruberova e Giuseppe Sabbatini in "Linda di Chamounix" di Donizetti al Teatro alla Scala negli anni Novanta - Teatro alla Scala

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Addio al soprano Edita Gruberova. Aveva 74 anni. Il decesso è avvenuto oggi lunedì 18 ottobre a Zurigo, come ha reso noto la famiglia tramite l’agenzia Hilbert Artists Management di Monaco di Baviera, la città tedesca che amava e che le aveva regalato numerosi successi. Era nata a Bratislava nel 1946, ma non sarebbe stata la sua Cecoslovacchia, finita nell'orbita dei Paesi satellite dell’Unione Sovietica, a darle la fama e a farne la “regina della coloratura”. Era cresciuta in una famiglia modesta. Suo padre era prigioniero dell’alcol e lei aveva trovato nel canto una via di fuga dalla difficile realtà che viveva: si esibiva a casa, nel coro della scuola, in chiesa.

Il soprano Edita Gruberova a Baden-Baden nel 2013

Il soprano Edita Gruberova a Baden-Baden nel 2013 - Ansa

​Dal 1961 al 1968 aveva studiato al Conservatorio di Bratislava. Poi il salto. Aveva debuttato all’Opera di Stato di Vienna nel 1970 nel Flauto magico di Mozart come Regina della notte. Nella sua carriera ultracinquantennale canterà nel teatro della capitale austriaca 690 volte in 47 ruoli differenti. Tra tutti i compositori, quello più indelebilmente legato a Gruberova è stato sicuramente il genio di Salisbuirgo, dove brillava per accuratezza, bellezza, morbidezza del suono e soprattutto per il dono di rendere facili all’ascolto le cose più complicate.

La sua svolta internazionale sarebbe arrivata nel 1976 con il ruolo di Zerbinetta in Ariadne auf Naxos di Richard Strauss, parte vertiginosa di cui è stata interprete ineguagliata. Un trionfo che le aprì le porte dei grandi teatri internazionali, compreso il Met di New York dove aveva debuttato nel 1977 come Regina della notte. Stesso ruolo con cui aveva esordito nel 1974 al Festival di Salisburgo con la direzione di Herbert von Karajan. Il 1978 era stato l’anno del suo approdo al Teatro alla Scala di Milano nel ruolo di Konstanze ne Il ratto dal serraglio di Mozart. Sempre nel 1978 aveva interpretato Lucia in Lucia di Lammermoor al Wiener Staatsoper. Ruolo cantato a Vienna in ottantotto rappresentazioni. Quindi eccola come Gilda a fianco di Luciano Pavarotti e sotto la bacchetta di Riccardo Chailly nel film Rigoletto di Verdi con la regia Jean-Pierre Ponnelle. Nel 1984 aveva cantato per la prima volta alla Royal Opera House di Londra come Giulietta in I Capuleti e i Montecchi, opera che aveva inciso anche per la Emi, con la direzione di Riccardo Muti, ed era stata Lucia di Lucia di Lammermoor di Donizetti e Zerbinetta in Ariadne auf Naxos alla Scala . Al Piermarini sarebbe tornata nel 1987 e nel 1989 come Donna Anna nel Don Giovanni - che inaugurò la stagione lirica il 7 dicembre 1987 con Riccardo Muti sul podio e la regia di Giorgio Strehler - e anche nel 1998 in Linda di Chamounix di Donizetti. Era una formidabile interprete anche dell'operetta come Il pipistrello (Die Fledermaus) di Johann Strauss. Nel 2019, all’età di 72 anni, aveva dato l’addio all'opera in forma scenica alla Bayerische Staatsoper di Monaco, cantando uno dei suoi grandi ruoli, Elisabetta, nel Roberto Devereux di Donizetti, nel famoso allestimento di Christof Loy.

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Acclamata giovanissima per le sue interpretazioni mozartiane e straussiane (Karl Böhm diceva che la sua Zerbinetta sarebbe stata la preferita di Richard Strauss, se avesse potuto ascoltarla), aveva ampliato il suo repertorio potendo contare su uno straordinario volume vocale,: ed era stata Violetta (Traviata), Lucia (Lucia di Lammermoor), Norma, Lucrezia Borgia, Elisabetta in Roberto Devereux che sono diventati ruoli caratteristici grazie a una lucentezza delle note acute unita a una notevole presenza scenica. Il soprano era anche una raffinata melodista, a suo agio tanto nei Lieder di Schubert o di Strauss quanto nelle arie da concerto di Mozart. Notevole il catalogo discografico di Gruberova, che aveva inciso per le maggiori case discografiche, dalla Deutsche Grammophone alla Decca. Era stata insignita di diverse onorificenze tra le quali quella di Dama dell'Ordine al merito bavarese nel 1997 e della Medaglia dell'Ordine di Massimiliano per le scienze e le arti sempre in Baviera nel 1999.


In una nota stampa il teatro alla Scala definisce Edita Gruberova «un’artista di miracoloso talento che si è fatta amare dal pubblico conquistato dalla sua musicalità e sbalordito dall’immacolata precisione della sua coloratura quanto dai colleghi e dai lavoratori dei teatri in cui si è esibita». Poi cita i suoi «applauditissimi recital» che la riportarono nel teatro milanese fra il 1999 e il 2017. E il sovrintendente Dominique Meyer, in un post su Facebook, la chiama «una leggenda» e ricorda il suo legame con l’Opera di Stato di Vienna di cui Meyer è stato direttore generale prima di approdare a Milano: «Quella sera, Edita era felice. Abbiamo festeggiato i suoi quarantacinque anni di presenza allo Staatsoper, dove lei aveva iniziato la sua carriera nella truppa. È sempre rimasta fedele a questo teatro, dove ha cantato più di 700 esibizioni, l’ultimissima Anna Bolena, il 23 ottobre 2015. Si ritirò definitivamente in occasione di un dato gala il 23 giugno 2018. È sera, gli avevo regalato il suo mitico costume da Zerbinetta. I viennesi ricordavano di aver applaudito più di mezz'ora dopo l’aria aperta “Grossmüchtige Prinzessin ” durante la prima del 20 novembre 1976. Nessuno di quelli che amano davvero l’opera la dimenticheranno».




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