venerdì 16 luglio 2021
Morto a 44 anni, stroncato da un infarto, l'attore napoletano aveva vinto un David con "Santa Maradona". Dopo il Siani di "Fortapasc" la popolarità era arrivata con "Smetto quando voglio"
Libero De Rienzo, alla presentazione del film "Smetto quando voglio-Masterclass", a Roma, 2017. L'attore è morto ieri sera a 44 anni per un infarto

Libero De Rienzo, alla presentazione del film "Smetto quando voglio-Masterclass", a Roma, 2017. L'attore è morto ieri sera a 44 anni per un infarto - Ansa

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Libero di nome e libero nei fatti e nella vita, come sul set. Libero e talentuoso. Interprete di personaggi puliti e coraggiosi. Come quando nel 2009 incontra Marco Risi e la storia del cronista napoletano Giancarlo Siani, vittima della camorra, e si butta a capofitto nell'avventura di Fortapasc, scritto da Andrea Purgatori, regalando la sua interpretazione più bella e matura, rendendo il suo personaggio un autentico eroe del quotidiano, identificandosi con misura e passione in una figura reale a cui rende onore come per ricongiungersi con le sue radici napoletane. Libero De Rienzo quarantaquattro anni, se ne è andato ieri sera. È stato trovato senza vita intorno alle 20 in un appartamento a Roma, in zona Madonna del Riposo, stroncato da un malore, probabilmente un infarto. Ma per accertare pienamente le cause del decesso la procura di Roma ha aperto un fascicolo per “morte come conseguenza di altro” e disposto l’autopsia che si terrà al Policlinico Gemelli. A dare l’allarme è stato un amico, preoccupato del fatto che non rispondesse alle chiamate. Padre di due figli, era sposato con la costumista Marcella Mosca. De Rienzo, era nato a Napoli nel 1977, era diventato noto al grande pubblico con la sua interpretazione di Bartolomeo Vanzetti "Bart" in Santa Maradona di Marco Ponti, al fianco di Stefano Accorsi, Andrea nel film: due ragazzi che condividono un appartamento a Torino e la monotonia di tutti i giorni. Una interpretazione per la quale aveva vinto il David di Donatello nel 2002 come miglior non protagonista. «Che dolore, Picchio, mi stringo alla tua famiglia», scrive Accorsi. Picchio, così era chiamato da amici e colleghi Libero De Rienzo. Al David aveva corso anche nel 2010 per Fortapasc e nel 2014 per la saga di Smetto quando voglio, l'altro film che gli ha dato la popolarità e la conferma definitiva di un talento luminoso. «Quante risate Picchio. Quanto mi hai fatto ridere. Nel dolore voglio pensare solo a questo. Riposa in pace», è il messaggio di Edoardo Leo suo compagno sul set della trilogia di Sidney Sibilia che lo fa uno degli improbabili eroi della storia che narra di un gruppo di brillanti ricercatori universitari che tentano di uscire dall'impasse lavorativa ed esistenziale della precarietà cronica, producendo e spacciando smart drugs, farmaci intelligenti.

Cresciuto nel quartiere di Chiaia, si era appassionato alla recitazione seguendo le orme del padre, Fiore De Rienzo, giornalista ma anche autore, attore e regista. L'esordio sullo schermo è del 1999, con La via degli angeli di Pupi Avati, ma il successo arriva appunto con il primo film di Marco Ponti nel 2001 e prosegue con il secondo, A/R Andata + Ritorno del 2004 insieme a Vanessa Incontrada («Sono senza parole, senza fiato mentre mi stanno preparando sul set... le mie lacrime scendono senza riuscire a fermarsi, cosa devo dire? Niente, solo piango per te»). Nel 2009, Fortapasc lo fa notare agli autori della nuova generazione: Ivan Cotroneo (per Kriptonite), Valeria Golino (per Miele), Giorgia Farina (per Ho ucciso Napoleone). E poi Sibilia. Oltre al cinema, diverse anche le interpretazioni per la televisione. È anche sceneggiatore, nonché regista e attore, nella pellicola Sangue - La morte non esiste del 2005 con cui ottiene il Ciak d'oro. Il suo film più recente, ancora inedito, è Una relazione, opera prima da regista di Stefano Sardo.

Tanti i messaggi di saluto e cordoglio per un attore che colpiva per la sua umanità e libertà: ribelle ad ogni forma di convenzione, in cerca di film e autori che si adattassero alla sua personalità prorompente. Se per il ministro della Cultura, Dario Franceschini, «perdiamo un giovane talento», sono tanti gli attori e i registi con cui ha lavorato a ricordarlo. «Ciao, Picchio. Mannaggia a te», scrive fra gli altri Andrea Purgatori. E Anna Foglietta: «Avevi qualcosa di geniale, eri davvero Libero. Sono senza parole». O Luca Zingaretti: «Libero era l'attore più dolce che abbia mai conosciuto. La sua energia quella di un folletto geniale perché con dentro un pizzico di magia». Sebbene cresciuto a Roma, ha conservato uno strettissimo legame con la sua terra per la quale si è battuto, da cittadino e da intellettuale, a più riprese. Ed ecco il cordoglio del sindaco Luigi De Magistris («Conoscevo bene Libero, non solo per le sue indiscusse qualità professionali ed artistiche, ma per la sua umanità, radicata cultura e forte impegno sociale e civile») e del club di Aurelio De Laurentiis, ma anche dal sindaco di un'isola a cui era legato, Procida, Dino Ambrosino: «Memorabili i momenti in cui lui ci aiutò a ridare vita al Carcere, contribuendo a riempire di nuovo quel Palazzo di umanità. Oppure quando insieme a noi si batteva come un leone per difendere il nostro piccolo Pronto Soccorso». Episodi che danno il senso di un impegno. Libero. «Di nome e di fatto», lo ribadice don Luigi Ciotti. Libero. Anche se ha smesso troppo presto.


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