Su Gutenberg è "Nippomania"
Il Gutenberg numero 55 di venerdì 16 gennaio indaga la fascinazione diffusa per il Giappone tra cultura pop, arti, cinema, cucina e memoria

Manga ovunque, Hokusai sul desktop, Totoro in cameretta. Il nuovo Gutenberg in uscita venerdì 16 gennaio prende le mosse da una presenza ormai familiare: il Giappone come immaginario condiviso, entrato nella vita quotidiana italiana attraverso il cibo, l’animazione, i libri, le mostre. Ma quanto è fedele questa immagine? E cosa c'è oltre i cliché?
Il monografico attraversa la "nippomania" senza assecondarla. Eugenio Giannetta dialoga con Rossella Marangoni per smontare l’idea di un Paese ridotto a superficie patinata, riportando al centro fratture sociali, figure femminili rimosse e narrazioni alternative. Il cinema di Hayao Miyazaki, raccontato da Massimo Dezzani, diventa una chiave per leggere un Giappone lontano dalle metropoli, dove natura, memoria e il conflitto tra progresso e tradizione restano centrali.
Alle immagini si affianca il segno. Giancarlo Papi guida nella mostra "Graphic Japan" al Museo Archeologico di Bologna, dal mondo della xilografia alla grafica contemporanea, mostrando come scrittura e calligrafia siano state per secoli un laboratorio visivo capace di attraversare epoche e tecniche. Un altra strada passa dal gusto: il washoku, la cucina giapponese riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale, viene raccontato come pratica sociale e forma di equilibrio tra uomo e natura.
Non mancano le ombre. Un approfondimento su Fukushima legge il disastro nucleare come frattura morale, più che solo tecnica, nel patto di fiducia tra Stato e cittadini. Mostre e oggetti – dai kimono maschili al ruolo dell’oro nelle arti – completano un quadro che tiene insieme estetica, storia e cultura materiale.
La sezione "Percorsi" si apre con Roberto Righetto, che riflette su accidia e temperanza a partire dal libro di Maurizio Ciampa, intrecciando Padri del deserto e presente. Seguono due pagine "antico e moderno": la mostra Gianni Versace. Terra Mater al Museo Archeologico di Reggio Calabria, raccontata da Alessandro Beltrami, e il libro Aristotele manager di Arianna Fermani, presentato da Maurizio Schoepflin.
La figura del traditore emerge poi attraverso due sguardi: Lorenzo Fazzini rientra nei Troubles con i romanzi di Sorj Chalandon, mentre Riccardo Michelucci indaga radici familiari e fratture dell’identità post-sovietica dopo l’invasione dell’Ucraina attraverso la narrativa di Artur Weigandt. In chiusura, un dialogo tra classici: Alberto Fraccacreta segue il confronto con Francesco Petrarca, Roberto Carnero ricostruisce il “caso” editoriale del Decameron di Giovanni Boccaccio.
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