I mille volti di san Francesco

Un libro a più voci esplora come la figura del santo sia stata reinterpretata nel tempo: dal mito medievale fino alla riscrittura contemporanea
January 20, 2026
I mille volti di san Francesco
San Francesco negli affreschi di Giotto ad Assisi / Siciliani
Che cosa sappiamo, davvero, di Francesco d’Assisi? La domanda sembra superflua, quasi ingenua: tutti pensano di conoscerlo. Francesco è il santo della pace, della povertà, della fraternità universale; il volto mite d’un Cristianesimo riconciliato con il mondo; l’uomo che parla agli animali, dialoga coi nemici, abbraccia il creato. Un’immagine limpida, consensuale, apparentemente sottratta al conflitto e alla storia. Eppure, tale profilo non corrisponde a quanto la storia può dirci di lui. Non v’è traccia, tra i suoi scritti, d’un pacifismo ante litteram, né d’un ecologismo illuminato, tantomeno di quella “tolleranza” indistinta che spesso gli viene attribuita come cifra identitaria. Francesco non è l’icona rassicurante d’un umanesimo dolce e universale: è un uomo radicale, inquieto, attraversato da tensioni profonde, da conflitti interiori, da scelte che spiazzano e feriscono. È un credente assoluto, interamente consegnato al Vangelo, fino a farsi estraneo al mondo che pure ama con intensità bruciante. Certo, pace, cura del creato, tolleranza e umanesimo non sono categorie illegittime: a patto d’intenderle come traduzioni posteriori. Bisogna che si sia consapevoli di quanto quella rappresentazione levigata e unanimemente condivisa, propinata dai media odierni così come da una pubblicistica di grido, sia, piuttosto, una costruzione postuma: il risultato di riscritture, selezioni, semplificazioni, adattamenti. Un Francesco progressivamente addomesticato, reso compatibile con le attese spirituali, culturali e politiche d’ogni epoca, tesa a proiettare su di lui le proprie domande: il riformatore evangelico, il poeta della natura, il rivoluzionario sociale, il profeta della nonviolenza, il patrono dell’ecologia.
È tale processo a essere al centro di Pensare Francesco. Storia, memoria e uso politico, recentemente edito per il Mulino (pagine 442, euro 40,00), a cura di Valerio De Cesaris, Daniele Menozzi, Andrea Possieri e Adriano Roccucci. Diciotto saggi, firmati da vari specialisti, divisi in tre sezioni, tramite i quali accostarsi alle molte riletture contemporanee d’una figura che non smette di far discutere. Un testo che nasce da un’intuizione tanto semplice quanto destabilizzante: il santo che oggi popola l’immaginario collettivo non è una presenza naturale, né una sopravvivenza intatta del Medioevo. È il prodotto d’una lunga e stratificata costruzione. Tra Otto e Novecento, Francesco viene progressivamente riletto, selezionato, reinterpretato, fino a diventare un riferimento globale, disponibile a usi molteplici e, talvolta, contraddittori. Il libro mostra con chiarezza come questa dinamica si dispieghi lungo piani distinti ma inseparabili, il primo dei quali è quello propriamente storiografico. È qui che si gioca, innanzitutto, il confronto fra ricostruzione critica e tradizione ricevuta. La volontà di distinguere il Francesco “della storia” dal Francesco “del mito” segna, a partire dall’opera di Paul Sabatier, un passaggio fondamentale non solo per la “francescanistica” nascente, ma per l’autocomprensione stessa della disciplina storica. Anche la storiografia, tuttavia, non è immune da letture parziali. Basti pensare all’uso fattone sotto il fascismo: un Francesco virilizzato, disciplinato, trasformato in emblema d’italianità, ordine, sacrificio per la comunità. Il santo povero e disarmato era funzionale, allora, alla retorica della forza morale della nazione. Un modello di obbedienza e di coesione, utile a legittimare un progetto politico che con la sua esperienza originaria aveva ben poco in comune.
Su un altro piano si colloca la riflessione sulla memoria: il modo in cui Francesco viene trasmesso, narrato, ritualizzato nello spazio pubblico, nella devozione popolare, nella cultura scolastica, nelle celebrazioni ufficiali. Anniversari, celebrazioni, encicliche, patronati, congressi e grandi eventi non si limitano a ricordare Francesco, ma lo riorganizzano simbolicamente. La figura storica lascia il posto al personaggio simbolico, mobile, adattabile, capace d’abitare linguaggi molto diversi: dalla predicazione alla letteratura, dall’arte figurativa ai fumetti, fino alle forme più recenti della comunicazione digitale. La memoria, qui, appare per ciò che è: non un deposito neutro, ma un’officina selettiva, che decide cosa trasmettere e cosa tacere. E proprio in questa trasformazione continua risiede la forza – ma anche l’ambiguità – della persistenza di Francesco nella coscienza collettiva. Ogni ricorrenza ridisegna il profilo del santo, lo adatta a nuove esigenze, lo inserisce in narrazioni collettive che parlano più del presente che del Medioevo. Egli diventa, così, una presenza eminentemente moderna, un punto di condensazione di attese religiose, civili e culturali.
Il terzo livello – il più delicato – è quello dell’uso politico. Francesco è progressivamente assunto come una risorsa simbolica da mobilitare: uomo della Provvidenza per i neoguelfi, perfetto italiano per i fascisti, radicalmente altro per i modernisti, icona di pace per i pacifisti, bandiera dell’ecologismo per gli ambientalisti, riferimento etico nei dibattiti sulla povertà, sulla giustizia sociale, sull’identità europea. Il libro non indulge nella denuncia morale. Al contrario, assume uno sguardo disincantato: l’uso politico di Francesco non è una degenerazione recente, ma un tratto strutturale della sua fortuna moderna. Proprio perché percepito come “di tutti”, egli si fa terreno di competizione simbolica, risorsa spendibile in contesti diversi, talvolta opposti.
Il merito maggiore di Pensare Francesco sta proprio qui: non tanto nel demolire le immagini contemporanee del santo, ma nel restituire consapevolezza critica a chi le maneggia. Non chiede di rinunciare a Francesco come figura ispiratrice; piuttosto, di non confondere il Francesco della storia con i molti Francesco della memoria. Perché solo riconoscendo questa distanza è possibile evitare tanto la devozione ingenua quanto il disincanto sterile. Forse, è proprio in questo scarto – in questa tensione mai pacificata tra l’uomo del Duecento e le nostre inquietudini – che Francesco continua a interrogarci davvero: non come immagine consolante, ma come presenza che resiste a ogni addomesticamento.

 Domani la presentazione a Roma

Il volume Pensare Francesco. Storia, memoria e uso politico, a cura di V. De Cesaris, A. Possieri, A. Roccucci (il Mulino, pagine 442, euro 40,00) raccoglie alcuni studi sull’interpretazione di san Francesco dall’Ottocento ai giorni nostri ed è frutto di un progetto (durato circa due anni) promosso e finanziato dal Centro Universitario Cattolico della Cei. Il volume sarà presentato domani, mercoledì 21 gennaio, a Roma, presso la sala Igea della Treccani, alle 17.30. Tra i relatori presenti all’evento: Carlo Ossola (presidente Istituto enciclopedia italiana), Gaetano Lettieri (Università Sapienza), Maurizio Ridolfi (Università Tuscia) e Matteo Zuppi (presidente Conferenza Episcopale Italiana). A moderare l’evento sarà la vaticanista Vania De Luca. L’incontro evidenzierà le scansioni tematiche in cui è suddiviso il libro - storia, memoria, uso politico - indicando le diverse modalità con cui è stata veicolata l’immagine del Santo nel mondo contemporaneo.
 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA