Addio a Vittorio Messori, il giornalista che osò fare inchieste su Gesù
di Andrea Galli
Aveva 84 anni, era malato da tempo. È stato tra gli autori che più hanno segnato la saggistica cattolica negli ultimi cinquant’anni

È morto ieri, Venerdì Santo, Vittorio Messori, giornalista e scrittore di fama internazionale, tra coloro che più hanno segnato la saggistica cattolica negli ultimi 50 anni. Negli ultimi tempi aveva conosciuto un progressivo declino fisico, soprattutto dopo la morte dell’amata moglie Rosanna Brichetti nel 2022.
Messori nacque nel 1941 a Sassuolo, provincia di Modena e diocesi di Reggio Emilia, e crebbe in un ambiente tutt’altro che religioso: la sua formazione iniziale fu segnata dal razionalismo. Studiò scienze politiche a Torino e iniziò la carriera giornalistica alla Stampa di Torino. Negli anni Sessanta visse una conversione al cattolicesimo che descrisse come del tutto impensabile, quasi “subita”. Da quel momento, la rivelazione cristiana non divenne solo un suo riferimento intimo, privato, ma il centro di tutta la sua attività intellettuale e quindi anche pubblica.
«Di Gesù non si parla tra persone educate. Con il sesso, il denaro, la morte, Gesù è tra gli argomenti che mettono a disagio in una conversazione civile. Troppi i secoli di sacrocuorismo. Troppe le immagini di sentimentali nazareni con i capelli biondi e gli occhi azzurri: il Signore delle signore. Troppe quelle prime comunioni presentate come “Gesù che viene nel tuo cuoricino”. Non a torto tra persone di gusto quel nome suona dolciastro. È irrimediabilmente tabù». Così iniziava il primo frutto delle sue riflessioni e ricerche da convertito, Ipotesi su Gesù, pubblicato nel 1976 dalla Sei di Torino. Un libro che uscì in un contesto culturale che non guardava certo con favore ai titoli religiosi, anzi schiettamente cattolici, ma che esplose, diventando un caso editoriale. Messori esaminava la figura di Gesù Cristo come un investigatore: passava in rassegna le fonti, discuteva le obiezioni, valutava l’attendibilità dei Vangeli e arrivava alla conclusione che, anche dal punto di vista storico, la figura di Gesù è difficilmente riducibile a mito o invenzione. Non si presentava come teologo né come “predicatore”, ma come un cronista che metteva alla prova le affermazioni della fede, cercando di mostrarne la coerenza storica e razionale. Questo stile, a metà tra indagine e un’apologetica di taglio nuovo, divenne la sua cifra.
Negli anni successivi la sua notorietà crebbe anche grazie a opere nate da incontri importanti. Con il cardinale Joseph Ratzinger pubblicò nel 1985 Rapporto sulla fede, il primo libro-intervista con un prefetto dell’ex Sant’Uffizio, che affrontava temi dottrinali e la crisi del cattolicesimo contemporaneo. Il libro ebbe un’enorme risonanza, incontrando consenso ma anche reazioni dure negli ambienti ecclesiali che sostenevano un’interpretazione del Concilio Vaticano II in chiave di rottura con la tradizione.
Ancora più clamoroso fu il successo di Varcare la soglia della speranza (1994), nato dal dialogo di Messori con Giovanni Paolo II: era la prima volta che un Papa pubblicava un libro destinato al grande pubblico e ovviamente fu tradotto in tutto il mondo.
Accanto ai titoli più noti, la bibliografia di Messori si distingueva per ampiezza e varietà, attraversando ambiti diversi ma mantenendo un tratto costante: il gusto per l’indagine originale e per il recupero di vicende dimenticate o controverse. Oltre ai grandi temi cristologici e apologetici, si misurò infatti con figure e casi storici particolari, spesso riletti in modo inatteso. Tra questi si possono ricordare i lavori dedicati al beato Francesco Faà di Bruno, l’analisi del celebre miracolo di Calanda, il recupero del memoriale di Edgardo Mortara e l’inchiesta sull’Opus Dei.
Accanto a queste opere, sviluppò anche un lavoro più continuo e quotidiano di confronto con i lettori, soprattutto attraverso la sua collaborazione con il quotidiano Avvenire, il mensile Jesus e più tardi il mensile Il Timone, oltre a varie altre pubblicazioni. Dalle sue rubriche nacquero volumi come Pensare la storia (1992), La sfida della fede (1993), Le cose della vita (1995) ed Emporio cattolico (2006), che raccolgono le sue riflessioni sulla storia con uno sguardo credente.
Con opere come Patì sotto Ponzio Pilato? (1992) e Dicono che è risorto (2000) Messori si confrontò criticamente con una certa esegesi biblica moderna, soprattutto quella che tendeva a “demitizzare” i Vangeli o a smontarli in modo analitico fino a svuotarli di contenuto storico. Il libro dedicato alla Passione gli valse la menzione, unico autore non biblista, nel secondo volume della trilogia dedicata a Gesù di Nazaret da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.
Un capitolo importante della sua produzione riguardò anche la figura di Maria, a partire dalle apparizioni di Lourdes, su cui meditò e lavorò per anni. Il punto più alto di questa riflessione è probabilmente Ipotesi su Maria (2005), una raccolta di saggi usciti separatamente, che può essere vista come il corrispettivo mariano di Ipotesi su Gesù.
Sul piano intellettuale e spirituale, Messori fu profondamente influenzato da Blaise Pascal, al quale si richiamò costantemente.
Aveva scelto come luogo della seconda parte della sua vita Desenzano, sul lago di Garda, trovando nell’ambiente dell’Abbazia di Maguzzano un punto di riferimento per il lavoro e la riflessione. Lì ha finito la sua esistenza terrena. E lì sabato 11 aprile alle 9.30 sarà celebrata la Messa esequiale.
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