Scuola Audiofonetica, una didattica su misura per ciascuno (e senza barriere)

L’istituzione educativa fondata 170 anni fa dalle Canossiane a Brescia oggi ha quasi seicento studenti, il 20% dei quali con disabilità. E custodisce un segreto formativo che la pone all’avanguardia nell’integrazione
March 15, 2026
Scuola Audiofonetica, una didattica su misura per ciascuno (e senza barriere)
Nella Scuola Audiofonetica di Brescia il percorso didattico-educativo è a misura di bambino in ogni fase della crescita. Fondata nel 1856 dalle Figlie della Carità Canossiane per istruire bambine sorde, oggi è gestita dalla Fondazione bresciana per l’educazione “Monsignor Giuseppe Cavalleri”. Dal nido alla terza media la scuola conta 589 iscritti tra i quali 56 bimbi non udenti e 27 con altre disabilità. Leitmotiv dell’istituto è l’inclusione. In classe le differenze di ognuno vengono valorizzate puntando sullo sviluppo integrale della persona attraverso un percorso unico in Italia che unisce università, sanità e personalizzazione didattica.
L’organico conta 130 persone, tra cui 91 docenti e 15 assistenti alla comunicazione. «In ogni classe operano fino a tre professionisti contemporaneamente – spiega la direttrice Anna Paterlini –. Questa è la nostra forza: la condivisione educativa». Importante risulta il supporto del mondo accademico. In particolare, la Scuola Audiofonetica si avvale della consulenza della Università degli studi di Bergamo e del CeDisMa, Centro studi e ricerche sulla disabilità e marginalità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. «Gli atenei ci offrono formazione continua sul campo – dice Paterlini –. Una ricercatrice lavora con noi due giorni a settimana. Entra in classe per aiutarci nella differenziazione didattica. Con il 20% di alunni con disabilità, dobbiamo essere sempre formati e aggiornati per diversificare con efficacia il lavoro quotidiano».
Dando seguito all’intuizione delle pioniere canossiane, l’istituto integra le cure mediche tra i banchi grazie a una convenzione storica con gli Spedali Civili di Brescia. «Abbiamo portato l’ospedale a scuola – prosegue la direttrice –. Due volte a settimana, nell’orario scolastico, i bambini sordi hanno incontri con cinque logopediste parte del personale dell’istituto. In più, un giorno alla settimana, sono presenti l’audiometrista e l’audiologa dell’Audiologia pediatrica dell’ospedale. I bambini non devono andare in ospedale perché è l’ospedale che viene da loro. Questo è fondamentale per la loro autonomia e per il loro percorso futuro»5
La didattica è cucita su misura utilizzando tutte le modalità comunicative che possono facilitare i bambini. «A chi comunica solo attraverso la lingua italiana dei segni (Lis) cerchiamo di insegnare a utilizzare la voce – precisa la direttrice –, e viceversa la Lis può diventare uno strumento facilitatore per bambini con disabilità aggiuntive. L’obiettivo è che riescano a comunicare con gli altri per affrontare con serenità le scuole superiori». Tra gli alunni anche bimbi sordi ucraini arrivati in Italia dopo lo scoppio della guerra. «Non emettevano suoni – conclude Paterlini –. Ora mi dicono “buongiorno” con il sorriso, felici di poter parlare».

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