Scuola Audiofonetica, una didattica su misura per ciascuno (e senza barriere)
L’istituzione educativa fondata 170 anni fa dalle Canossiane a Brescia oggi ha quasi seicento studenti, il 20% dei quali con disabilità. E custodisce un segreto formativo che la pone all’avanguardia nell’integrazione

Nella Scuola Audiofonetica di Brescia il percorso didattico-educativo è a misura di bambino in ogni fase della crescita. Fondata nel 1856 dalle Figlie della Carità Canossiane per istruire bambine sorde, oggi è gestita dalla Fondazione bresciana per l’educazione “Monsignor Giuseppe Cavalleri”. Dal nido alla terza media la scuola conta 589 iscritti tra i quali 56 bimbi non udenti e 27 con altre disabilità. Leitmotiv dell’istituto è l’inclusione. In classe le differenze di ognuno vengono valorizzate puntando sullo sviluppo integrale della persona attraverso un percorso unico in Italia che unisce università, sanità e personalizzazione didattica.

L’organico conta 130 persone, tra cui 91 docenti e 15 assistenti alla comunicazione. «In ogni classe operano fino a tre professionisti contemporaneamente – spiega la direttrice Anna Paterlini –. Questa è la nostra forza: la condivisione educativa». Importante risulta il supporto del mondo accademico. In particolare, la Scuola Audiofonetica si avvale della consulenza della Università degli studi di Bergamo e del CeDisMa, Centro studi e ricerche sulla disabilità e marginalità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. «Gli atenei ci offrono formazione continua sul campo – dice Paterlini –. Una ricercatrice lavora con noi due giorni a settimana. Entra in classe per aiutarci nella differenziazione didattica. Con il 20% di alunni con disabilità, dobbiamo essere sempre formati e aggiornati per diversificare con efficacia il lavoro quotidiano».

Dando seguito all’intuizione delle pioniere canossiane, l’istituto integra le cure mediche tra i banchi grazie a una convenzione storica con gli Spedali Civili di Brescia. «Abbiamo portato l’ospedale a scuola – prosegue la direttrice –. Due volte a settimana, nell’orario scolastico, i bambini sordi hanno incontri con cinque logopediste parte del personale dell’istituto. In più, un giorno alla settimana, sono presenti l’audiometrista e l’audiologa dell’Audiologia pediatrica dell’ospedale. I bambini non devono andare in ospedale perché è l’ospedale che viene da loro. Questo è fondamentale per la loro autonomia e per il loro percorso futuro»5

La didattica è cucita su misura utilizzando tutte le modalità comunicative che possono facilitare i bambini. «A chi comunica solo attraverso la lingua italiana dei segni (Lis) cerchiamo di insegnare a utilizzare la voce – precisa la direttrice –, e viceversa la Lis può diventare uno strumento facilitatore per bambini con disabilità aggiuntive. L’obiettivo è che riescano a comunicare con gli altri per affrontare con serenità le scuole superiori». Tra gli alunni anche bimbi sordi ucraini arrivati in Italia dopo lo scoppio della guerra. «Non emettevano suoni – conclude Paterlini –. Ora mi dicono “buongiorno” con il sorriso, felici di poter parlare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






