Prima sì, ora no: l’Alto Adige fa marcia indietro sul suicidio assistito

di è vita
La Svp, partito di maggioranza, ha ritirato il suo disegno di legge con il quale si intendeva aprire la Provincia autonoma di Bolzano alla morte medicalmente assistita
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June 30, 2026
Prima sì, ora no: l’Alto Adige fa marcia indietro sul suicidio assistito
La Suedtiroler Volkspartei (Svp) ha deciso di ritirare il proprio disegno di legge sul suicidio assistito medicalmente assistito in Alto Adige. La settimana prossima era prevista la discussione della proposta dell’assessore provinciale alla sanità Hubert Messner nell’ambito della cosiddetta “legge omnibus”. Il vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Marco Galateo (FdI) ha accolto con favore la decisione di non affrontare il tema del suicidio assistito all’interno della legge omnibus dopo il passo indietro della Svp, partito che è partner di governo con il centrodestra in giunta a Bolzano. Per Galateo, inoltre, il suicidio assistito non può essere regolato con norme differenti da Regione a Regione. «Quello che dovrebbe metterci tutti d’accordo è che non possono esistere criteri di accesso, modalità e tempi diversi sul territorio nazionale – ha affermato –. Il rischio concreto è quello di creare un vero e proprio turismo della morte».
In Alto Adige la Commissione legislativa del Consiglio provinciale deai primi di giugno aveva dato parere positivo alla modifica al regolamento di esecuzione della legge regionale che nel 2001 riordinava il servizio sanitario regionale. L’intervento normativo in Commissione prevedeva «l’istituzione di una commissione multidisciplinare permanente per la verifica dei requisiti per l’accesso» al suicidio assistito, «le modalità di accesso, la verifica dei requisiti, le modalità di attuazione, il supporto alla realizzazione della procedura e la relativa gratuità». Il vescovo di Bolzano Ivo Muser aveva espresso con fermezza la sua contrarietà parlando di «primo passo di un’evoluzione sociale che ci porterà a non accompagnare più in modo adeguato le persone nella fase più vulnerabile della malattia, del dolore e del fine vita».

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