Ecco la partita, tutta politica, che si gioca dietro la commissione Covid
L'ultima mossa è la decisione di Giuseppe Conte di essere ascoltato, nonostante sia un membro, ma di non dimettersi come ha fatto il capogruppo Fdi Bignami

L’ultima puntata è la decisione di Giuseppe Conte di “contrattaccare” scegliendo di farsi audire dalla Commissione Covid, di cui all'inizio chiese proprio lui di farne parte. Una scelta, quella di un membro di una commissione che viene ascoltato come testimone, non proprio da prassi arrivata dopo le dimissioni dalla stessa commissione del capogruppo Fdi, meloniano di ferro, Galeazzi Bignami per poter rendere la propria testimonianza. Una decisione obbligata secondo l’ex premier – tanto che ieri ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato in cui chiede di essere ascoltato quanto prima davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza Covid guidata da Marco Lisei – nonostante il regolamento parlamentare non preveda questa prassi. La questione però è che, per il responsabile dei pentastellati, la direzione che ha preso la commissione non è tanto far chiarezza sulla gestione del Covid, ma più che altro ha a che fare con le elezioni del 2027. Un tentativo, insomma, di mettere in difficoltà proprio “l’avvocato degli italiani” nella perenne campagna elettorale.
Il cuore del problema, su cui sulla carta si basa l’esistenza della stessa commissione, sono le provviggioni milionarie (circa 200 milioni) dietro l’appalto da 1,25 miliardi di euro per 800 milioni di mascherine cinesi acquistate durante l’emergenza dall’ollora commissario Domenico Arcuri nel 2020, poi rivelatasi non idonee a proteggere dal virus. Un caso su cui c'è già stato un processo, conclusosi a gennaio, con il patteggiamento a 1 anno e 8 mesi di carcere per frode ai danni dell'imprenditore che avrebbe coordinato l'operazione. Ma negli ultimi tempi sono emersi episodi alquanto singolari, portati alla luce da articoli di stampa, in cui viene dimostrata una frequentazione – mai negata da Giuseppe Conte – proprio con l’ex responsabile di Invitalia, anche recenti. L’ultimo sarebbe stato il 18 giugno. Un incontro quantomeno inopportuno, sostengono dalla maggioranza, tra l’altro proprio nei giorni in cui l’ex commissario Arcuri ha fatto sapere di voler essere ascoltato in commissione dove porterà tutte le carte per raccontare la sua verità. La scorsa settimana però l’opposizione in commissione Covid ha chiesto di audire l’ex commissario all’emergenza in libera audizione e non a testimonianza, come avvenuto per tuttigli altri auditi del filone d’indagine sulla questione degli acquisti della struttura commissariale. Dalla maggioranza, tuttavia, si accusa di voler tutelare l’ex commissario riservandogli un trattamento di favore, visto che in questo modo Arcuri non sarebbe vincolato a dire la verità non incorrendo infatti in una possibile falsa testimonianza. Il presidente della commissione Lisei, alla fine, avrebbe deciso di procedere comunque con l’audizione a testimonianza di Arcuri.
Nessuna indagine giudiziaria, finora, ha mostrato alcun collegamento con la politica o il governo Conte. Le accuse di Fratelli d'Italia, però, vanno proprio in questa direzione. Come nella vicenda dell'avvocato Luca Di Donna, ex collega di Giuseppe Conte, che secondo i meloniani avrebbe promesso alle aziende un trattamento di favore da parte del governo giallorosso in cambio di pagamenti altissimi per le proprie consulenze. Su questo, già all'inizio del mese Conte aveva detto di aver deciso di passare alle querele. Secondo quanto raccolto dai membri di Fratelli d'Italia, infatti, sarebbe emerso un pagamento di 454mila euro allo studio legale Alpa per il controllo della documentazione relativa alle commesse della struttura commissariale durante la pandemia, ma la consulenza non sarebbe mai avvenuta. Al centro della vicenda ci sarebbe appnto l’avvocato Luca Di Donna, collega di Giuseppe Conte all’epoca dei fatti. Fratelli d'Italia sostiene che la commissione avrebbe svelato «il sistema marcio che ha trasformato il Covid in una mangiatoia» e ha chiesto a Conte di farsi ascoltare «il prima possibile» per «spiegare quale sia il nesso tra gli appalti assegnati sotto il suo governo e lo studio di avvocati di cui faceva parte». Il leader del Movimento 5 Stelle ha replicato duramente alle accuse: «Gli esponenti di Fratelli d’Italia stanno irresponsabilmente strumentalizzando i lavori della Commissione Covid». E ha aggiunto appunto annunciando di voler passare alle carte bollate: «Da oggi chi persevera nella calunnia sarà querelato e, tengo a chiarirlo per massima trasparenza, verrà querelato non solo per l’oggi ma anche per tutte le falsità diffuse negli ultimi anni».
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