Commissione Covid, Conte sfida FdI e chiede di essere ascoltato

L’ex premier scrive ai presidenti di Camera e Senato: «Pronto a dimettermi per essere sentito, ma poi ho il diritto di rientrare». Anche il meloniano Bignami lascia per poter dare
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June 29, 2026
Il leader del M5s Giuseppe Conte
Il leader del M5s Giuseppe Conte
Per Giuseppe Conte, la direzione che ha preso la commissione d’indagine sul Covid ha più a che fare con le elezioni del 2027 che con l’accertamento di quanto accaduto. Perciò ieri l’ex premier ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, in cui chiede di essere sentito dall’organismo presieduto dal meloniano Marco Lisei. Il leader del M5s è pronto anche a dimettersi dalla Commissione, di cui è membro, con la garanzia però di essere reintegrato una volta resa la sua testimonianza. Conte infatti vuole partecipare attivamente alla relazione di minoranza della commissione, convinto ormai che la relazione di maggioranza rappresenterà un atto d’accusa a fini elettorali. «Non posso rimanere oltre ostaggio di una campagna denigratoria che, prima ancora che indirizzata a colpire la mia persona e il mio operato, svilisce le istituzioni parlamentari piegandole agli interessi di parte di coloro che, già durante l’emergenza pandemica, hanno dimostrato di avere a cuore la più becera e sterile propaganda piuttosto che l’interesse degli italiani», scrive Conte nella lettera a Fontana e La Russa.
Semplificando, la situazione è la seguente: in commissione è scontro aperto tra opposizioni e maggioranza, con i partiti di minoranza hanno chiesto il passo indietro del presidente Lisei. Ma con la lettera di ieri, Conte si è dichiarato disponibile anche a farsi interrogare dallo stesso Lisei. Per essere audito, però, non può risultare membro della commissione. Da qui la richiesta di un “patto” con garanti Fontana e La Russa. Ma FdI non intende allentare la morsa sull’ex presidente del Consiglio. E ieri ha compiuto una mossa che va a letta a specchio con quella di Conte. Il meloniano Galeazzo Bignami, infatti, ha annunciato - anch’egli - le dimissioni dalla commissione, al fine di poter rendere la propria testimonianza, ovviamente in chiave anti-Conte. Bignami però non fa richiesta di essere reintegrato. Un modo per mandare al leader M5s un messaggio: se lasci, lasci, e se non lasci non vieni sentito, invece.
Ciò che va stretto al leader M5s è l’impossibilità di difendersi in sede istituzionale. Ma altrettanto importante, per Conte, è non lasciare sguarnita la commissione in vista della volata di fine legislatura. Il pallino ora è in mano a Fontana e La Russa, che però potrebbero girarlo alle Giunte per il regolamento.

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