Scuola finita, studenti sul divano. Quattro sfide per l'estate

Per molti genitori c'è il problema di come evitare mesi trascorsi tra noia, smartphone e giornate senza meta. Qualche idea? Volontariato o lavoro, attività progettate insieme, tempi di disconnessione e un ascolto più autentico del mondo degli adolescenti
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June 30, 2026
/Foto Icp
«Prof, adesso che la scuola è finita si piazza lì sul divano col cellulare in mano e non si muove più. Non sappiamo cosa fare». «Prof, non sta facendo niente. Esce con gli amici, vanno a zonzo per la città, si mettono su una panchina del parco fino a sera e non concludono nulla. Siamo preoccupati». Alzi la mano chi non ha mai sentito o detto queste e simili frasi. È vero, l’estate per un adolescente può essere anestetizzante. I lunghi mesi caldi possono trasformarsi in una sorta di letargo, in una spirale di perdita di tempo infinita. In parte ci sta: perdere tempo è nella nostra natura. Senza esagerare però. L’estate degli adolescenti non è solo un tempo fermo. Spesso è fatta di adrenalina, di uscite con gli amici, di amori, di euforia che porta a esplorare il mondo, di avventure e tuffi.
E la scuola? E il dovere? Cosa possiamo fare noi adulti per aiutarli a utilizzare questi in mesi in modo il più costruttivo possibile? Una ricetta magica non esiste. Di certo però possiamo lanciare alcune sfide. La prima sfida è proporre con forza attività di volontariato oppure un lavoro. Fare l’animatore in un oratorio o in un centro estivo per un’adolescente è un’esperienza meravigliosa, che fa sperimentare che fatica e bellezza possono stare insieme. Un adolescente animatore torna a casa stremato, ma felice. Ho in mente tanti miei allievi che alla fine dell’estate raccontano con entusiasmo quanto è stato bello stare con i bambini affidati loro. Bello, divertente, arricchente. Felicità è dare il proprio contributo al mondo, felicità è aprirsi agli altri, felicità è relazione: poche attività come il prendersi cura degli altri lo fanno sperimentare.
Non ci sono però solo centri estivi e oratori: esistono molte altre realtà che propongono attività con persone fragili e consentono agli adolescenti di sperimentare la potenza incredibile di un gesto di cura, di una solidarietà concreta. Ma anche lavorare può essere utile: è un allenamento alla fatica che porta frutti non solo in termini economici, ma soprattutto umani. Sperimentare il rigore che sul posto di lavoro è richiesto, avere a che fare con persone più adulte, imparare a relazionarsi anche con chi è molto diverso da sé lascia una ricchezza che dura.
La seconda sfida è far sì che l’estate sia un momento in cui progettiamo attività insieme ai nostri figli, che non significa semplicemente portarli con noi, magari trascinandoli mentre guardano il telefonino con le cuffie nelle orecchie, ma coinvolgerli come protagonisti. Progettare insieme un’escursione in montagna, guardando la meta e trovando i sentieri, o pianificare un viaggio, scegliendo cosa visitare e dando poi insieme un voto a tutto ciò che si è visto, è molto stimolante. I nostri figli, in questo modo, non sono più costretti in un viaggio che noi genitori desideravamo fare, ma diventano protagonisti di un’avventura condivisa.
La terza grande sfida è la disconnessione. In vacanza possiamo permetterci di disconnetterci sul serio per un tempo che insieme stabiliamo. Non può però essere un’imposizione solo per i figli; se le parole convincono, gli esempi trascinano: per questo dobbiamo essere noi adulti i primi a crederci, i primi a farlo. Proviamo a disconnetterci anche solo un’ora al giorno e decidiamo che quello sarà il tempo di un gioco di società che facciamo tutti insieme, oppure il tempo in cui leggiamo un libro, noi il nostro e i nostri figli i loro. In questo modo forse i nostri figli non si ridurranno a leggere tutto ciò che la scuola ha assegnato di fretta a settembre, con l’IA davanti, e invece di perdere un’occasione preziosa sperimenteranno che la lettura può essere un viaggio affascinante, palestra per l’empatia e i neuroni!
Infine, l’estate può essere il tempo i cui noi adulti ci avviciniamo al mondo degli adolescenti: ascoltiamo la loro musica, vediamo una serie Tv insieme, ci lasciamo raccontare i loro gusti, le loro passioni, le loro opinioni. Un tempo in cui proviamo ad aprire le orecchie (e il cuore) prima che la bocca, in cui ascoltiamo prima di parlare. Un tempo in cui, invece che guardare il loro mondo dall’alto in basso, proviamo ad entrarci, portando domande. Senza censure e con tanto senso critico.
Forse, se siamo noi i primi a essere allenatori di un tempo di qualità per gli adolescenti, loro stessi impareranno a vivere con un po’ più di qualità anche il tempo con i loro amici. Forse, se condividiamo bellezza con loro, li aiuteremo a capire che gli amici veri non sono i compagni di degrado, ma quelli che questa bellezza la sentono e che aiutano ad alzare lo sguardo. Quelli che accettano il rischio e la fatica di un’ascesa, invece che stare fermi giù, in basso, trattenendoli con loro.

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