«Dal prof Casini ho imparato che la difesa della vita non è una battaglia di nicchia»

di è vita
Padre Alfonso Maria Bruno, francescano dell’Immacolata, ricorda il suo docente all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum: la chiarezza di idee, la coerenza di vita, la fede cristallina. E una lezione indimenticabile
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June 30, 2026
«Dal prof Casini ho imparato che la difesa della vita non è una battaglia di nicchia»
Pubblichiamo l’introduzione al “Rosario del 23” – proposta spirituale nel ricordo del Servo di Dio Carlo Casini – del mese di giugno.
Cari fratelli e sorelle, mi presento: mi chiamo Alfonso Maria Bruno e sono Rettore dello Studentato Teologico Internazionale dei Frati Francescani dell’Immacolata a Roma. Sono davvero lieto di pregare con voi questo “Rosario del 23”, raccolti attorno a Maria.
Il Rosario è una preghiera semplice e umile, ma profondamente potente, perché ci conduce per mano dentro i misteri della vita di Cristo attraverso lo sguardo e il cuore della Madre. È una scuola di fede, di pace e di perseveranza. In un tempo spesso segnato dalla confusione, nel quale la vita umana rischia di essere valutata secondo criteri di efficienza, utilità o autonomia, Maria ci riporta all’essenziale: ogni vita è un dono, ogni persona è amata da Dio, ogni esistenza possiede una dignità che nessuno può attribuire o togliere.
Il “Rosario del 23” ha una caratteristica particolare: ogni Mistero è accompagnato da un pensiero di Carlo Casini, instancabile servitore del Vangelo della vita, che continua ancora oggi a parlarci attraverso la sua testimonianza e il suo insegnamento.
Ho avuto la grazia di conoscerlo personalmente come docente, quando frequentavo il corso di laurea in Bioetica presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Ascoltandolo si comprendeva immediatamente che non trasmetteva soltanto nozioni giuridiche ma una visione profondamente umana della persona. Parlava del diritto non come di un meccanismo freddo e impersonale bensì come di uno strumento chiamato a custodire la verità e la dignità dell’uomo, soprattutto del più fragile e dell’indifeso.
Era un giurista di straordinaria competenza, ma non faceva mai pesare il proprio sapere. Con affabilità, equilibrio e una rara capacità di ascolto, insegnava che la difesa della vita non può essere affidata soltanto all’emozione del momento, ma richiede un paziente e tenace lavoro culturale. Era convinto che le grandi trasformazioni della società nascessero anzitutto dalla formazione delle coscienze, dallo studio, dal dialogo e dalla capacità di costruire ponti anche con chi la pensa diversamente.
Si percepiva chiaramente la profondità della sua fede cristiana, ma il suo linguaggio era sempre rigoroso, razionale e aperto al confronto. Parlava a credenti e non credenti con argomenti fondati sul diritto naturale, sulla ragione e sul valore universale della dignità umana. La sua battaglia per la vita non si basava sulla contrapposizione ideologica ma sulla forza della persuasione e sulla convinzione che la verità non abbia bisogno di essere imposta per essere riconosciuta.
Per questo Carlo Casini attribuiva una particolare importanza all’impegno nelle istituzioni, nel mondo della cultura e nell’ambito legislativo. Pur riconoscendo il valore testimoniale delle manifestazioni pubbliche e delle marce per la vita, era consapevole che esse, da sole, non bastano a cambiare la società. Talvolta osservava con realismo che iniziative fortemente identitarie, soprattutto quando caratterizzate da una partecipazione limitata, rischiano persino di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato, facendo apparire la difesa della vita come una battaglia di nicchia anziché come una grande questione umana capace di interpellare l’intera società. Per questo la sua attenzione era rivolta soprattutto alla costruzione di una cultura della vita capace di parlare a tutti.
La sua fede, concreta e discreta, mai ostentata, emergeva nella delicatezza con cui parlava dei bambini non nati, dei malati, degli anziani, delle persone con disabilità e di ogni vita ferita o scartata. Lo considero davvero un autentico operatore di pace, un credibile costruttore della cultura della vita. Un uomo coerente e sobrio, capace di abitare il mondo delle istituzioni senza rinunciare alla radicalità del Vangelo. Dal suo volto traspariva una gioia profonda, quella di chi aveva saputo unire fede e ragione, competenza professionale e passione umana, impegno civile e testimonianza cristiana.
Con la preghiera del Rosario affidiamo le nostre intenzioni alla Vergine Maria. Le chiediamo di custodire la Chiesa, le famiglie, i bambini non nati, gli anziani, i malati e tutti coloro che si spendono quotidianamente per la difesa della vita umana. Chiediamo inoltre al Signore di suscitare sempre nuovi testimoni credibili, capaci di unire verità e carità, fede e ragione, giustizia e misericordia, come Carlo Casini ha cercato di fare lungo tutta la sua esistenza.

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