Fine vita, per “Libera” usato il dispositivo del Cnr. Le opposizioni: il presidente negò, ora si dimetta
La versione di Lenzi sconfessata dal direttore
del dipartimento di Ingegneria Ict: lo strumento a comando ottico per la morte della donna malata di Sla costruito su richiesta del Tribunale di Firenze
e costato alla Ausl
circa 10mila euro

Finiscono le audizioni supplementari sul disegno di legge sul fine vita. Ma non si placano le polemiche. A prendersi la scena stavolta non è lo scontro tra maggioranza e minoranza (che comunque rimane bollente per la mancanza di un testo condiviso), ma tra le opposizioni e il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Andrea Lenzi, che viene invitato a dimettersi dopo l’audizione al Senato di Emilio Campana, direttore del dipartimento di Ingegneria Ict del Cnr. Il quale, davanti alle commissioni competenti, ha dichiarato di aver realizzato lui stesso, insieme a un suo collega, lo strumento usato per la morte di Libera, la donna malata di Sla deceduta dopo aver usato un dispositivo a comando ottico.
Campana ha chiarito che il coinvolgimento del Cnr è avvenuto con una richiesta del Tribunale di Firenze, che aveva interpellato l’ente di ricerca per sapere se il dispositivo si poteva realizzare e in quali tempi. E che in tutte le fasi - dalla realizzazione all’atto concreto - lui stesso ha informato il presidente del Cnr con comunicazioni formali. Ma non è tutto: l’ingegnere ha anche sottolineato che lo strumento - costato circa 10mila euro, pagati dall’Ausl coinvolta -, sarebbe «riproducibile, adattabile al paziente e non si sostituisce alla sua volontà, ma consente la sua realizzazione e la sua espressione».
Tuttavia, ha aggiunto, il dispositivo «non è qualificabile come strumento medico ai sensi del regolamento Ue perché la destinazione d’uso non rientra nelle finalità tipiche di dispositivi medici, ma raccomanda ulteriori verifiche». Parole che smentiscono in gran parte quanto aveva detto Lenzi nella sua audizione di due settimane fa. In quell’occasione, sebbene avesse sottolineato, come ha confermato Campana, che al momento non esistono dispositivi «regolarmente autorizzati al commercio con marchio di conformità europea validati e validabili», aveva anche negato, in riferimento al caso di Libera, un coinvolgimento diretto del Cnr, sostenendo anche lo strumento utilizzato non fosse nella disponibilità dell’ente. Aspetto che invece l’ingegnere ha portato alla luce nell’audizione di ieri, che era stata chiesta dalla capogruppo di Forza Italia al Senato, Stefania Craxi, proprio dopo quella di Lenzi di quindici giorni fa.
Da qui il caso sollevato dalle opposizioni, che invocano in coro le sue dimissioni. «Quanto è emerso è di una gravità inaudita - ha attaccato la senatrice del Pd Sandra Zampa -. Campana ha precisato che di tutto il percorso erano stati messi al corrente la presidenza e la direzione generale del Cnr. Di fronte a questa verità si impone la richiesta di dimissioni del presidente Lenzi che ha piegato a ragioni di parte della politica una istituzione pubblica ledendone l’autorevolezza e l’autonomia necessaria alla sua credibilità». Anche per la senatrice dem, Ylenia Zambito, «si tratta di un fatto di particolare rilievo, che smentisce quanto dichiarato dal presidente del Cnr, il quale aveva sostenuto l'assenza di un dispositivo sviluppato dall'ente per questa finalità». Lapidario il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto: «Quando il vertice di un ente pubblico statale viene smentito dai fatti davanti al Parlamento, restare al proprio posto è inammissibile. Lenzi si dimetta. E se non lo farà, la ministra Bernini, che lo ha nominato, ne valuti rapidamente la revoca».
Nel frattempo, rimane alta la tensione anche tra maggioranza e opposizioni, nonostante la chiusura dell’ulteriore ciclo di audizioni. «Ora chiederemo che il testo venga calendarizzato in Aula - ha detto Craxi -. L'obiettivo resta quello di arrivare ad avere una legge nazionale entro la fine della legislatura». Ma il senatore dem Bazoli, firmatario del testo proposto dalla minoranza (che prevede il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale) rimane guardingo e sul piede di guerra. «Quale legge vuole esaminare Forza Italia? Quello che esclude il Ssn? Se così fosse la strada è ancora lunga».
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