«Offrire cure palliative, dovere del Servizio sanitario»

Nel dibattito sul fine vita interviene il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Renzo Pegoraro: oggi il tempo del morire è troppo medicalizzato ed è molto privatizzato. La “tentazione” dell’IA
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October 28, 2026
«Offrire cure palliative, dovere del Servizio sanitario»
Rita D'Urso e l'arcivescovo Renzo Pegoraro
«Curare è fondamentale anche quando non si può guarire». Così monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, intervenendo nei giorni scorsi alla due giorni voluta dai vescovi di Pesaro e Urbino, Sandro Salvucci e di Fano, Andrea Andreozzi.
Una serie di tre incontri organizzati dagli Uffici diocesani di pastorale per la salute e pensati come uno spazio di confronto tra etica, scienza e coscienza. L’appuntamento conclusivo, svoltosi a Pesaro e accreditato ECM (Educazione continua in medicina), ha visto la collaborazione anche di Ast Pesaro-Urbino, Movimento per la Vita e l'Associazione Medici Cattolici Italiani. Si è trattato di un convegno medico-scientifico dal titolo: “Di quale sanità abbiamo bisogno? Prendersi cura di tutte le fragilità”. Tra i relatori anche Rita D'Urso, Responsabile dell’Uoc per le cure palliative presso l’hospice “Il Giardino del Duca” di Fossombrone.
«La morte per noi palliativisti è un evento naturale che va tutelato come la nascita – ha spiegato D’Urso – perché il nostro obiettivo non è l'accanimento terapeutico ma l'ascolto, anche quando arriva una richiesta di suicidio medicalmente assistito». A fare da eco le parole di monsignor Pegoraro. «Prendersi cura di chi non può guarire è un grande impegno della medicina – ha detto – e offrire cure palliative è dovere del Servizio sanitario. Oggi il tempo del morire è troppo medicalizzato ed è molto privatizzato: si muore isolati dalla società e d’altra parte, in nome della privacy, non si sa quali parole usare. Si cade nell’imbarazzo e nella vuota retorica perché di fatto siamo tutti impreparati a trattare l’argomento della morte. Così però viene a mancare la rete sociale e solidale».
Di fronte poi alle sfide etiche e alla domanda su quale decisione sia giusto prendere nei casi di fine vita, ha concluso Pegoraro, «si affaccia già dietro l'angolo la tentazione di rivolgersi all'intelligenza artificiale, con la pretesa che sia obiettiva. Deve invece essere chiaro che nessuno può sostituirsi alla coscienza e alla responsabilità del medico».

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