La ricerca batte il cancro. E anche le fake news
«Sconcertante» per il presidente della Repubblica Mattarella l’«opposizione pregiudiziale ai vaccini». Al Quirinale il “mondo” di Fondazione Airc con l’eccellenza delle conoscenze scientifiche e cliniche in campo oncologico in Italia

La cura passa per la ricerca. Quelle che un tempo erano considerate malattie incurabili, a partire dai tumori, oggi invece hanno tassi di sopravvivenza a cinque anni maggiori della media europea. A cominciare dalle neoplasie della mammella, del colon e del polmone. Tutto questo non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato il lavoro di quelli che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito ieri al Quirinale «straordinaria risorsa civile» dell’Italia, dal cui impegno «ricevono benefici tanti cittadini»: i ricercatori, la comunità scientifica, i volontari di Airc (Fondazione per la ricerca sul cancro). Inaugurando ieri a Roma i Giorni della ricerca, infatti, il capo dello Stato ha ricordato quanto «sia grande il salto in avanti compiuto in pochi decenni. La ricerca pensa al futuro. Lo prepara. Lo costruisce. Sempre: dopo ciascuna tappa, dopo ogni successo».

Traguardi che hanno permesso di arrivare oggi a dire che «quello che veniva chiamato male incurabile viene curato. Oltre tre milioni e mezzo di persone in Italia vivono – e vivono appieno – dopo una diagnosi di patologia oncologica». I Giorni della ricerca discendono da una intuizione che, ha concluso Mattarella, «poco più di sessant’anni fa unì gli scienziati fondatori dell’Airc. L’idea motrice era tanto semplice quanto sorprendente per il senso comune di allora: il cancro può essere sconfitto. E lo strumento, il percorso, per vincere è la ricerca». In questo percorso perciò, occorre contrastare l’opera di chi cerca di avvelenare l’opinione pubblica con le fake news. Un fenomeno che diventa «sconcertante», per il responsabile del Quirinale, quando si manifesta sotto forma di «opposizione pregiudiziale ai vaccini».
Nel 2026 l’Airc ha finanziato 779 tra progetti di ricerca, borse di studio e programmi speciali, con un investimento superiore a 142 milioni di euro. «Ma per continuare a progredire dobbiamo rendere questa collaborazione ancora più ampia e stabile», ha spiegato il presidente della Fondazione, Andrea Sironi. È questo il senso del Patto per la ricerca di cui Airc si fa promotrice, ha aggiunto, e che consiste nell’unire «istituzioni, università, strutture sanitarie, imprese e Terzo settore attorno a priorità condivise, dalla prevenzione al sostegno ai ricercatori, creando le condizioni perché possano sviluppare il proprio talento in Italia». L’innalzamento del tetto complessivo del cinque per mille a 610 milioni di euro nel 2026, ha concluso, è «un segnale importante. Ci auguriamo che, in futuro, questo tetto possa adeguarsi sempre più fedelmente alle scelte espresse dai contribuenti».p

Contribuenti che hanno diritto alle «stesse possibilità di cura» su tutto il territorio nazionale. Per questo è necessario, ha sottolineato il ministro della Salute Orazio Schillaci, «continuare a lavorare per colmare le diseguaglianze tra le Regioni e anche nell’ambito di uno stesso territorio», perché «un aspetto critico è anche quello legato agli spostamenti sanitari: troppi pazienti sono costretti a spostarsi da una Regione all’altra per avere l’assistenza sanitaria necessaria». La ricerca ha un percorso lungo, e per questo un «elemento essenziale è dare ai ricercatori la certezza sui tempi», ha poi aggiunto il ministro dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, aggiungendo di aver introdotto «un Piano triennale finanziato con 1,2 miliardi di euro e un bando strutturato e unico».
Nel corso della cerimonia al Quirinale sono stati consegnati dal capo dello Stato il premio Airc “Credere nella Ricerca” a cinque realtà o persone che si sono distinte per il loro impegno a favore della scienza e anche il premio biennale Airc “Guido Venosta” a Michele Reni primario del San Raffaele di Milano.
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