
Il 23 ottobre don Stefano Aspettati ha animato il “Rosario del 23” per e con Carlo Casini, appuntamento spirituale online caro ormai a numerose persone che si riconoscono nella figura e negli insegnamenti del Servo di Dio. Ecco l’introduzione del sacerdote.
Sono don Stefano Aspettati, sacerdote salesiano, sono nato a Firenze e dopo aver vissuto in diverse zone d’Italia, adesso sono di nuovo a Firenze nella nostra casa di via del Ghirlandaio.
È per me un motivo di grande gioia e di profonda commozione poter introdurre questo Rosario del 23, pregando insieme a voi e offrendo la nostra preghiera con e per Carlo Casini.
Forse io non sono una persona adatta a parlare di Carlo, perché non ho avuto il privilegio di conoscerlo personalmente, ma in me è sempre stata viva la convinzione che Carlo rendesse un grande e prezioso servizio alla Chiesa e a tutta la società, mostrando con i fatti che la difesa della vita umana e della sua dignità non è mai una battaglia ideologica, ma un atto d'amore e di civiltà.
Come salesiano, come i miei confratelli, sono erede della passione educativa per i giovani; perciò mi trovo immediatamente in sintonia con Carlo. Vedo un legame profondo e bellissimo tra Don Bosco e Carlo Casini: la passione per l'educazione e la formazione dei giovani. Sono i giovani che in questi giorni vengono messi in evidenza dalla cronaca come responsabili di atti di violenza e vandalismo che giustamente vengono condannati, sono i giovani che nella quotidianità raramente vengono guardati con serietà e presi sul serio quando ci mostrano non solo tutto il loro disagio, ma anche la loro bellezza. Allora ecco la nostra responsabilità: l’educazione.
Educare le nuove generazioni significa trasmettere loro la certezza che la vita è un dono sacro, meraviglioso e mai scartabile. Un dono che si arricchisce donandosi. Educare significa aiutare i giovani a formare una coscienza retta e limpida, capace di riconoscere il valore di ogni essere umano, specialmente del più piccolo, fragile e indifeso. Carlo Casini ha dedicato risorse immense e un'energia inesauribile proprio a questo: formare i giovani, fornendo loro ragioni alte e solide per vivere, amare e proteggere la vita.
Questa attenzione per i giovani e la loro formazione la viviamo da vicino anche nella nostra casa salesiana di Firenze. Tra l’altro nel mio piccolo sono anche insegnante di religione, per cui mi trovo spessissimo a parlare ai ragazzi di bioetica e del tema della vita e posso attestare che la maggior parte di loro non sono affatto indifferenti come a volte si può pensare. Per questo sono stato davvero contento di ospitare quest'anno la tappa del Seminario Quarenghi primaverile, un appuntamento formativo promosso dal Movimento per la Vita e rivolto ai ragazzi e alle ragazze, dedicato al tema: “Quale Vita per l’Europa?”.
È stato edificante vedere tanti giovani “belli” che si interrogavano sulle radici del nostro continente, sul rispetto dei diritti umani fin dal grembo materno e sul contributo che ciascuno di loro può offrire alla società di domani.
E a questo proposito vi leggo una breve riflessione che Carlo ha scritto per i giovani; è tratta dal dossier del concorso europeo del 1993-1994: «Il Movimento per la Vita oltre a promuovere solidarietà ed assistenza, vuole contribuire al diffondersi di una cultura che riconosca sempre il diritto alla vita a ogni essere umano, dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale, in qualsiasi condizione egli si trovi, avendo particolare riguardo a coloro che sembrano “contare di meno” e rifiutando l’idea che esistano vite umane senza valore. La difesa del bambino non ancora nato, che è il più povero di tutti, l'ultimo in senso assoluto, non solo perché il più debole e piccolo, ma anche perché non visibile a occhio nudo, non è estranea ai grandi problemi del mondo. La dignità umana appartiene a tutti, nati e ancora non nati: essa sospinge quindi a riflettere in tutte le direzioni. Non avrebbe senso avere premura per l'uomo non ancora nato e poi dimenticare quelli già nati, ma è vero anche l'inverso, che, cioè, non è vera una cultura che proclama il valore dell'uomo e poi dimentica una parte della sua vita, quella più debole e bisognosa di cure. Tutto si tiene. Una cultura della vita non può essere che complessiva. Ecco il senso della scelta di temi proposti alla riflessione dei giovani che spaziano tra diritti dell'uomo e unità europea».
Mi pare una riflessione profondamente vera, attuale e appropriata proprio ai tempi che viviamo. Un ulteriore elemento di vicinanza tra Carlo Casini e i Salesiani è rappresentato dall’attenzione alla vita nascente e alla maternità. In questo contesto, assume particolare rilievo la figura di san Domenico Savio, noto discepolo di san Giovanni Bosco, anch’egli santo e tradizionalmente invocato come patrono delle partorienti.
E ora iniziamo questo Santo Rosario ricordandoci vicendevolmente nella preghiera e ricordandoci anche l'importanza fondamentale della preghiera. La preghiera è il motore nascosto e insostituibile di ogni opera di bene: nessuna azione sociale, nessun impegno culturale o servizio alla vita può reggere nel tempo se non attinge costantemente a questa linfa. Pregare per Carlo e con Carlo significa riconoscere che solo davanti al Signore troviamo la forza della carità, della speranza, della pazienza, della perseveranza.
Chiediamo alla Vergine Maria, che ha accolto nel suo grembo la Vita stessa, di accompagnare la nostra preghiera e di guidare i nostri cuori.
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