MpV, al via il convegno nazionale all'insegna della pace

A Lecce tre giorni per un'esperienza di incontro, formazione e crescita. Per riflettere sulla necessità di cessare la "prima" guerra: quella al concepito. E per riconoscere - sulla scia dell'insegnamento di Giovanni Paolo II - il valore di ogni vita umana
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November 6, 2026
MpV, al via il convegno nazionale all'insegna della pace
La sessione inaugurale del 46° Convegno nazionale del Movimento per la Vita a Lecce
Oggi è iniziato il 46° Convegno nazionale del Movimento per la Vita italiano (MpV) a Lecce, presso il Grand Hotel Tiziano e dei Congressi. Un programma articolato e intenso che trae forza dal tema generale: “Pace nel grembo (è) pace nel mondo”. Un convegno reso possibile grazie a tante persone: chi ha lavorato alla preparazione, chi ha curato l'organizzazione, chi ha messo a disposizione competenze e tempo, chi si è occupato dell'accoglienza e dei tanti dettagli che permettono a un appuntamento come questo di diventare un'esperienza di incontro, formazione e crescita. Il convegno annuale del MpV non è un appuntamento qualsiasi. È un momento nel quale una lunga storia di mezzo secolo si raccoglie, si interroga, si rinnova e guarda al futuro. È l'occasione per ritrovare le ragioni profonde del nostro impegno, per verificare con sincerità il cammino percorso e per lasciarci provocare dalle sfide del presente.
Il titolo scelto è impegnativo, essenziale, semplice: “Pace nel grembo (è) pace nel mondo”. Non è uno slogan, ma un appello rivolto alla coscienza di ciascuno di noi e alla coscienza del nostro tempo. Un tempo che ci consegna un mondo ferito da guerre. Ci raggiungono ogni giorno immagini di città distrutte, persone sotto le macerie, famiglie costrette ad abbandonare le proprie case, madri che cercano di proteggere i figli. Vediamo popoli che si odiano, persone che fuggono, bambini ai quali viene sottratta l'infanzia. E ci chiediamo, talvolta con un senso di impotenza, come sia possibile fermare tanta violenza. Bastano le operazioni diplomatiche, gli accordi tra governi, le firme poste in calce a un trattato internazionale? La pace non è soltanto assenza di guerra, anche perché quando si pensa alla guerra si pensa a ciò che si impone ai sensi: fragore assordante delle armi, eserciti che si fronteggiano, distruzione di palazzi, edifici, monumenti, vista dolorosa di vite spezzate nel sangue e di volti contratti e impietriti dal dolore dei sopravvissuti, scarsità di viveri e medicinali. Ci sono altre guerre e guerriglie, purtroppo, che non interessano, che non sono sotto i riflettori, per le quali non ci sono neanche tentativi di accordi per farle cessare. E poi ci sono guerre quotidiane in tutto il mondo che non soltanto non sono riconosciute come guerre, ma vengono addirittura presentate come conquiste di civiltà, guerre di cui si pretende la legittimazione giuridica, l’assistenza medica, il consenso popolare. È la guerra che san Giovanni Paolo II chiamava “dei potenti contro i deboli” e che santa Teresa di Calcutta vedeva come principio distruttore della pace nel mondo: l’aborto volontario accettato da una società come “diritto” se non addirittura come “dovere morale” nei casi in cui si scopre che il bambino non è sano. Insieme a questi grandi santi difensori della vita, il MpV da 51 anni compie un atto di radicale profezia: ripetere – e confermare con le opere concrete – che il segreto della pace vera e duratura è nell’accogliere quel piccolo bambino appena concepito e nel custodire l’abbraccio tra la mamma e il figlio che culla in grembo. «La riconciliazione di cui c’è estremo bisogno può derivare solo dal comune riconoscimento della dignità umana dal momento del concepimento. Il coraggio richiesto è quello di collegare con tutte le nostre forze il tema della vita a quello della pace. Perché la ragione della pace è la dignità dell’uomo, ossia della sua vita» diceva Carlo Casini. Giovanni Paolo II proprio rivolgendosi al Movimento per la Vita, disse: «Non può esserci pace autentica senza rispetto della vita, specie se innocente e indifesa qual è quella dei bambini non ancora nati. Un'elementare coerenza esige che chi cerca la pace difenda la vita. Nessuna azione per la pace può essere efficace se non ci si oppone con la stessa forza agli attacchi contro la vita in ogni sua fase, dal suo sorgere sino al naturale tramonto. Il vostro, pertanto, non è soltanto un Movimento per la Vita, ma anche un autentico Movimento per la pace, proprio perché si sforza di tutelare sempre la vita» (22 maggio 2003). Siamo dunque sulla buona strada.
E allora il Convegno di Lecce ci chiede il coraggio di porci e di porre domande scomode: possiamo davvero costruire una cultura della pace se non siamo capaci di riconoscere il valore della vita umana proprio là dove è più piccola, più fragile, più dipendente dagli altri? Possiamo proclamare il rispetto dei diritti dell’uomo e minacciare la pace negando che alcuni uomini – quelli non ancora nati – siano “meno uomini”, “uomini in potenza”, “non persone”, o semplicemente ignorando che esistono e giustificare così la loro soppressione? È così che si realizzano l’uguaglianza, l’inclusività, la giustizia sociale? Possiamo educare alla non violenza e non interrogarci sul modo in cui una società affronta le questioni legate alla vita nascente, o colpita dalla malattia, dalla disabilità, ormai nella fase della tarda anzianità, dalla solitudine, dalla povertà? È coerente schierarsi dalla parte delle donne e poi limitare la loro libertà di accogliere i figli che vivono sotto il loro cuore, non facendo tutto il possibile per rimuovere i condizionamenti che le porterebbero ad abortire?
Sono domande che parlano della responsabilità che abbiamo tutti e che ci sprona a essere coerenti, capaci di accoglienza e pronti a servire, disponibili ad ascoltare e dialogare, riconoscendo che il valore di ogni uomo – cioè di ogni persona – è immutabile, sempre infinito, dal concepimento alla morte. La pace nel grembo non è un tema isolato dal resto del mondo ed esprime il modo in cui costruiamo le nostre relazioni, organizziamo le nostre comunità, progettiamo, definiamo ciò che è giusto, valutiamo le novità, affrontiamo le sfide.
Da Lecce vogliamo ripartire con maggiore consapevolezza della nostra missione, con la volontà di migliorarci, con la capacità di collaborare, superando personalismi, distanze e fatiche. Ripartire sapendo che nessuna realtà locale è sola e che la forza del Movimento nasce anche dalla possibilità di condividere esperienze, strumenti, speranza e fiducia per costruire insieme la pace accogliendo la vita.
Marina Casini è presidente del Movimento per la Vita italiano

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