La cura della fragilità unisce le religioni

La Chiesa si fa carico ovunque di chi ha più bisogno degli altri: un’esperienza che nei Paesi dov’è minoritaria crea un terreno di incontro con altre fedi. Al convegno nazionale del Servizio Cei per la Pastorale delle persone con disabilità ilì commosso intervento dell’arcivescovo di Algeri cardinale Vesco
March 20, 2026
La cura della fragilità unisce le religioni
Il cardinale Jean-Paul Vesco (in prima fila, vestito di bianco) a Sotto il Monte insieme ai partecipanti al convegno del Servizio Cei per la Pastorale delle persone con disabilità
«Quello della Chiesa è un compito importante e prezioso: il suo ruolo è stare vicino a chi soffre, alle persone con disabilità, ai poveri, ai malati». Il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, racconta una missione concreta e quotidiana, che prende vita nel lavoro di consacrati e laici. Con questa riflessione si è aperto, ieri sera a Sotto il Monte (Bergamo), il quinto convegno del Servizio nazionale Cei per la Pastorale delle persone con disabilità, promosso in collaborazione con le diocesi di Bergamo e di Brescia.
Fino a sabato 21, a Bergamo, i cinquecento partecipanti si confronteranno su un impegno fondamentale, attraverso lo scambio di esperienze e la condivisione delle riflessioni di oltre sessanta relatori. “Noi, comunità e progetto di vita”, è il titolo scelto per un appuntamento contraddistinto da una concreta accessibilità: ogni evento vede infatti un servizio di sottotitolazione e di interpretariato in lingua dei segni. (Qui tutte le voci e le storie dei protagonisti del convegno pubblicati su Avvenire).
Il cardinale Vesco, intervenendo nel Santuario dedicato a san Giovanni XXIII, ha restituito l’esperienza che vive nel cuore del Nord Africa: «In Algeria, già durante il periodo coloniale francese, l’assistenza della Chiesa era molto importante in favore della popolazione, specie per quella più fragile. È una società che ancora oggi affronta dei problemi, soprattutto nel sud del Paese al confine con il Sahara: lì operano molte comunità di suore che si occupano con uno sguardo specifico ai bambini con disabilità. Spesso manca una presa in carico a livello familiare, ed è allora che emerge la dimensione interreligiosa: l’opera a sostegno in favore delle persone musulmane, e particolarmente dei bambini, permette di entrare in contatto con famiglie di religioni differenti, nel segno dell’importanza della cura». A proposito dei luoghi di papa Roncalli, il porporato si è detto «commosso nel vedere una presenza così forte, che coinvolge ancora tanta gente. Qui si avverte una comunità viva, si respira la presenza di Giovanni XXIII». L’emozione ieri è stata tangibile: «Ho voluto raccogliere l’invito a questo convegno – ha rimarcato il cardinale domenicano Vesco – perché sono toccato dal lavoro dei tanti operatori e volontari che dedicano la propria missione a questi temi. È la vocazione della Chiesa».
La giornata inaugurale, contraddistinta anche dalla visita dei pellegrini, a Sotto il Monte, ai luoghi legati alla nascita e alla vita del pontefice bergamasco, ha proposto un momento di spiritualità – moderato da don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso – assieme a persone di altre fedi. «Al centro – spiega don Savina – c’è la testimonianza delle famiglie che convivono con una persona con disabilità. Un’esperienza comune, a prescindere dal credo: è molto interessante osservare come nei contesti di fragilità la tradizione religiosa consenta di aiutare a cercare il senso di quel vissuto. Papa Francesco disse, riprendendo il pensiero di Giovanni Paolo II, che “l’uomo è la via delle religioni”. È un concetto che vale anche in questo campo: nell’esperienza dei drammi dell’umanità, la ricerca del “perché” è accompagnata dal senso religioso che ciascuno porta con sé».
A chiudere la serata è stato lo spettacolo teatrale “Notizie buone da Tibhirine”, a cura dell’autore Giovanni Soldani, mentre questa mattina i lavori riprenderanno al Centro congressi Giovanni XXIII di Bergamo.

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