In Giappone tornano a farsi sentire le voci della pace

Nel Paese si sta assistendo "alle più grandi proteste contro la guerra degli ultimi decenni”. Ma sono sempre più numerosi i segnali che indicano come Tokyo stia imboccando una strada diversa
May 8, 2026
La premier giapponese Sanae Takaichi in Australia
La premier giapponese Sanae Takaichi in Australia/ REUTERS
È rimbalzata per le strade di Tokyo – dove domenica scorsa si sono ritrovati in 50mila -, riecheggiata a Osaka, reclamata a Kyoto e Fukuoka. È la domanda di pace dei giapponesi. Come ha sottolineato la Bbc,nel Paese si sta assistendo alle più grandi proteste contro la guerra degli ultimi decenni”. Eppure, sono sempre più numerosi i segnali che indicano come Tokyo stia imboccando una strada diversa.
L’ultimo arriva dalla partecipazione del Giappone a Balikatan, l’esercitazione militare congiunta, ospitata annualmente da Stati Uniti e Filippine, alla quale hanno aderito le Forze di Autodifesa nipponiche. Come riportato dalla stampa giapponese, Tokyo “è passato dall'essere un semplice osservatore a partecipare a pieno titolo” alle manovre. Non solo: sotto la spinta del primo ministro Sanae Takaichi, Tokyo ha allentato le norme sull'esportazione di armi letali. E tra i possibili destinatari della vendita di armi, campeggiano proprio le Filippine, Paese che “riveste un'elevata importanza geografica per la loro relativa vicinanza a Taiwan”.
Il quadro nel quale “cade” l’esercitazione congiunta è sempre più mosso (e inquinato) da tensioni crescenti tra Filippine e Cina. I rapporti tra i due Paesi sono stati costellati da una serie di “incidenti” e provocazioni reciproche. Lo scorso novembre, il presidente filippino Ferdinand Marcos ha dichiarato che, data la vicinanza del suo Paese all'isola autogovernata e alle acque circostanti, "una guerra per Taiwan trascinerà le Filippine, contro la loro volontà, nel conflitto". Non solo. A rendere più intricata la situazione, i segnali di una presenza sempre più massiccia e aggressiva degli Usa. Come scrive Responsible Statecraft, la rivista online del Quincy Institute for Responsible Statecraft, think tank statunitense con sede a Washington, “l'esercito statunitense ha inviato silenziosamente un contingente a rotazione nelle Filippine, una mossa che segnala un maggiore coinvolgimento militare degli Stati Uniti nella regione, in un contesto di crescenti tensioni per l'isola di Taiwan”.
Di fronte a questa escalation, nel Paese continua a tenere banco il dibattito sulla modifica dell’articolo 9 della Costituzione “pacifista” del Giappone, l’articolo con il quale è sancito la rinuncia alla guerra come diritto di sovranità. Un argine destinato a crollare sotto le picconature del governo giapponese? Durante la recente visita in Vietnam, Takaichi ha affermato che la Costituzione "dovrebbe essere periodicamente aggiornata per riflettere le esigenze dei tempi".
A questa deriva si oppone chi ha scelto di manifestare. Non solo, ha scritto la Bbc, la generazione più anziana che conserva la memoria di un passato drammatico. Il no alla guerra arriva anche molti ventenni e trentenni. "Sono arrabbiata perché questi cambiamenti sono stati apportati senza ascoltarci, noi cittadini", ha detto Akari Maezono, con in mano lanterne di carta dai colori vivaci che invocavano la pace. "La Costituzione giapponese, in particolare l'articolo 9, deve essere protetta a tutti i costi. Ha impedito al Giappone di essere trascinato in conflitti passati come la guerra tra Stati Uniti e Iran. Senza di essa, saremmo sicuramente entrati in guerra a quest'ora." "Voglio custodire la costituzione come se fosse un figlio e tramandarla alla prossima generazione", sono le parole consegnate da Haruka Watanabe, una manifestante di 87 anni di Osaka, all'agenzia di stampa Kyodo.

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