Esagramma, la profezia di quel rigo in più

A Milano la Fondazione pensata e voluta da don Pierangelo Sequeri educa alla musica studiata ed eseguita da persone con disabilità insieme a musicisti, in un ensamble unico e coinvolgente. La visita dell’arcivescovo Delpini
March 2, 2026
Esagramma, la profezia di quel rigo in più
Un momento del concerto dell'Orchestra Esagramma a Milano offerto per la visita dell'arcivescovo Delpini/ Tutte le immagini sono di Fotogramma
«Questa è la nostra famiglia, con i musicisti, gli educatori, le famiglie, i volontari. Siamo passati di parrocchia in parrocchia, abbiamo iniziato in un sottoscala, ora siamo qui in una magnifica sede. Siamo una cosa bella che rallegra la società civile perché inventiamo cose per trovare spazi di vita laddove sembrava che ve ne fossero pochi: una sfida che, con impegno e buona volontà, può essere vinta».
Quando monsignor Pierangelo Sequeri, teologo raffinato, anima e cofondatore della Fondazione “Esagramma”, Ets che oggi porta anche il suo nome, dice così, scoppia un applauso che coinvolge anche l’arcivescovo Mario Delpini che, per la prima volta visita la sede della Fondazione negli ampi locali della Comunità pastorale San Giovanni Battista alla Certosa.
L'arcivescovo Delpini accanto al teologo don Pierangelo Sequeri 
L'arcivescovo Delpini accanto al teologo don Pierangelo Sequeri 
Tanti coloro che si affollano per il concerto (doppio) che vede suonare insieme ragazzi portatori di disabilità e musicisti normodotati, così come vuole, fin dalle sue origini, la logica di “Esagramma”, che aggiunge, anche nel titolo, una riga in più al tradizionale pentagramma, quella simbolica di coloro che pochi pensavano potessero suonare con tanta armonia in un ensemble. Eseguendo oltretutto brani classici, complessi, così come hanno fatto le due orchestre - una di juniores con i giovanissimi e una di seniores - che si sono esibite davanti a monsignor Delpini, ai vertici della Fondazione, al responsabile della Comunità pastorale don Luigi Badi, a tanti papà e mamme entusiasti.
Uno spartito dell'Orchestra Esagramma di Milano
Uno spartito dell'Orchestra Esagramma di Milano
«Credo che la musica abbia come sua vocazione quella di essere inclusiva nel senso che si ascolta e si apprezza anche se non si è musicisti. Questa capacità di farsi apprezzare che viene dai ragazzi che hanno difficoltà e che, invece, con il tempo e con la dedizione degli specialisti sono capaci di produrre musica, ritengo che sia una profezia per un mondo abitabile in cui ciascuno non deve fare tutto, non deve essere capace di risolvere ogni cosa, non può essere misurato solo per le sue prestazioni, ma deve essere apprezzato per quello che può offrire», ha detto l’arcivescovo dopo aver assistito ai due brevi concerti, l’uno proposto dalla “Juniores” con la sinfonia Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák, e l’altro dalla “Seniores”, con brani di “Porgy and Bess” di Gershwin e con la finale, trascinante, dell’Inno alla Gioia di Beethoven.
Il concerto dell'Orchestra Esagramma
Il concerto dell'Orchestra Esagramma
«Siamo partiti nel 1983, con il primo triennio di Musico Terapia Orchestrale» dopo esserci posti delle domande, su «come un’orchestra poteva essere formativa per tutti, Così sono nati i primi percorsi per persone con disabilità», spiega l’attuale presidente della Fondazione, Licia Sbattella. Da allora un crescendo di successi ed entusiasmo: nel 1987 nasce il «Laboratorio di Musicologia Applicata», dal 1991 si avviano i primi corsi di formazione in ambito musicale e psicopedagogico, si formano i Centri satellite e nel 1997, sotto la direzione di Sbattella vede la luce la prima Orchestra Sinfonica stabile di Esagramma, che suona nel 2000 davanti al Papa per il Giubileo e, negli anni, al Parlamento Europeo, in diversi Stati, in Duomo e in vari teatri.
I maestri dell'Orchestra Esagramma durante il concerto
I maestri dell'Orchestra Esagramma durante il concerto
Oggi, i ragazzi allievi di “Esagramma” tra le due orchestre, i percorsi di musicoterapia orchestrale e narrativa multimediale (di cui Delpini visita le aule) sono circa 80, soprattutto potatori di disabilità intellettive, cognitive e autismo. Formati attraverso percorsi che vengono. Tuttavia. proposti anche alle scuole per cui ogni anno 250 ragazzi, dalle elementari ai licei, visitano la sede e partecipano alle attività. Insomma, davvero una grande famiglia che accoglie attualmente bimbi (i più piccoli hanno addirittura tre anni) fino ai sessantenni con l’associazione fino dal suo inizio. Proprio perché, come ha concluso Delpini, prima del festoso momento conviviale, «ognuno ha una sua unicità e può dare il suo contributo».

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