«Amarezza e delusione»: i vescovi dell’Umbria contro la nuova legge regionale sul suicidio assistito
Il varo della norma che disciplina la procedura per la morte con assistenza medica (con la presidente della Giunta che però non ha voluto partecipare al voto), proprio nell’ottavo centenario della morte di san Francesco, suscita forte preoccupazione nella Chiesa locale: «Anziché promuovere e difendere la vita» si legittima la sua «soppressione»

«Amarezza e delusione»: la esprimono i vescovi dell’Umbria all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio regionale con 11 sì, 6 no e 3 astenuti della legge che detta le «Disposizioni per l’assistenza sanitaria regionale alla morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale», legge ribattezzata “Liberi subito” da parte dei promotori nel nome di Laura Santi, la giornalista e attivista morta per suicidio assistito il 22 luglio 2025 a Perugia, un caso che aveva fatto clamore. Si tratta dello stesso titolo della campagna sostenuta da tempo dall’Associazione Luca Coscioni che ha promosso leggi-fotocopia di iniziativa popolare in tutte le Regioni per il “diritto di morire”, nel quadro della sua storica iniziativa per ottenere l’eutanasia.
«Di fronte a una disposizione legislativa che, anziché promuovere e difendere la vita come dono inestimabile, intende legalizzarne la soppressione» i vescovi umbri «ripetono con Papa Leone XIV che la tutela della vita – dal suo concepimento fino al suo termine naturale – è il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto», affermazione ribadita ancora una volta dal Pontefice nell’udienza generale di mercoledì, citando le stesse parole del Concilio. «La risposta umana e cristiana alle esigenze delle persone anziane, malate e sole – aggiunge l’episcopato umbro – è l'accompagnamento e la prossimità solidale. I Vescovi riaffermano altresì la necessità che si dia piena attuazione alla legge che ha introdotto le cure palliative». Auspicio che si scontra con la realtà, se è vero che la stessa presidente della Giunta Stefania Proietti, che guida una maggioranza di centrosinistra, ha «affermato in fase di dibattito preparatorio che «le cure palliative sono alla base di tutto anche se ancora risultano carenti». Proietti, che ha marcato una distanza politica ed etica dalla sua stessa maggioranza non prendendo parte al voto finale sulla legge, ha assunto l’impegno di lavorare a «un incremento graduale già da quest’anno» aggiungendo che «la nostra priorità» sono «le cure palliative, i posti di hospice e la garanzia di un’assistenza adeguata».
I fatti, però, intanto parlano di una legge nel cui titolo si è scelto di non inserire il richiamo alle cure palliative – come invece proposto da un emendamento dell’opposizione, respinto – e che rende l’Umbria la quinta Regione italiana (dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto) in cui si organizza l’aiuto medico al suicidio con una procedura accuratamente definita che rende di fatto il supporto al suicidio un servizio della sanità regionale.
Lo scenario giustifica la preoccupazione dei vescovi delle diocesi della regione: «Le Chiese che sono in Umbria – affermano – continueranno con tutte le forze a servire la vita e a prendersene cura, assicurando vicinanza e sostegno a tutte le forme di fragilità». E concludono citando le ormai celebri parole del Papa il 27 settembre ai malati nel giorno della sua visita a Lourdes, in un Paese come la Francia che ha appena legalizzato suicidio assistito ed eutanasia con legge approvata dal Parlamento: «La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. Ciò che è legale non è necessariamente morale».
A sostegno della voce dei vescovi arriva la dichiarazione del network di associazioni cattoliche “Ditelo sui tetti” attraverso una nota firmata da Elena Fruganti e Domenico Menorello: «La libertà non è abbandonare chi soffre. Una società civile cura e accompagna, non trasforma la morte in una risposta alla fragilità». I due esponenti dell’associazionismo impegnato nella società e in politica puntano il dito contro l’ambiguità della maggioranza politica in Regione: «La contraddizione è evidente: la presidente ha richiamato la necessità di un maggiore confronto e di potenziare cure palliative, hospice e assistenza, aspetti sui quali la Giunta deve ancora dare risposte adeguate. Eppure, il Consiglio regionale ha proceduto all’approvazione della legge. Non basta riconoscere le criticità se poi si va avanti senza aver sciolto i nodi fondamentali. Prima di disciplinare una procedura di morte, la Regione dovrebbe garantire cure tempestive e accessibili, sostegno psicologico e assistenza domiciliare adeguata. Nessuno dovrebbe arrivare a desiderare la morte perché non trova sollievo al dolore, accompagnamento o risposte concrete ai propri bisogni».
Nei giorni precedenti al voto la presidente umbra Stefania Proietti – cattolica, già sindaca di Assisi – aveva espresso riserve sullo strumento legislativo locale: «Si tratta di questioni di importanza assoluta – aveva dichiarato – che non andrebbero affrontate a livello regionale. Bisognerebbe avere il coraggio di adottare una disciplina statale organica. Sarebbe stato più opportuno un atto regolamentare piuttosto che una legge regionale». Il suo dissenso, tuttavia, si è fermato alla non partecipazione al voto.
Molto severo il giudizio di “pro Vita e Famiglia” che parla di «legge inumana, che colpisce i fragili e i sofferenti, ed è incostituzionale in quanto la Consulta si è già espressa in materia in Toscana e Sardegna, negando il “diritto” di fissare per legge i requisiti di accesso al suicidio assistito. Ecco perché è ora di dire basta a questo fantomatico “federalismo” sul suicidio assistito».
Innegabile che a colpire – e molto – sia il fatto che una legge che pone i più sofferenti davanti alla scelta di potersi suicidare e li priva della certezza che la sanità regionale abbia come sola risposta alla loro situazione la cura venga varata nella terra di san Francesco, celebrato 800 anni dopo la sua morte (giunta in una situazione di acutissima sofferenza), come colui il quale ha rivoluzionato lo sguardo della nostra civiltà verso il dolore estremo, la malattia socialmente emarginante, l’abbandono, la povertà assoluta. Una scelta politica che suona come l’amaro cedimento a una mentalità individualista ed efficientista – l’esatto opposto del francescanesimo – e alla campagna ideologica che vuole ottenere quel “diritto di morire” sinora negato ripetutamente dalla Corte costituzionale. Dalla terra che ha insegnato al mondo la tutela dei più fragili, con opere che ne documentano ancora oggi l’indispensabilità come garanzia e caposaldo della vera libertà umana, che messaggio esce ora?
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