Tumore al polmone: un vaccino raddoppia la sopravvivenza nella malattia già avanzata

Il farmaco nasce da uno studio italiano e riguarda la stessa malattia che ha colpito il Papa. Cappuzzo (Int Regina Elena di Roma): «Una nuova arma dopo il fallimento della prima terapia»
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October 21, 2026
Tumore al polmone: un vaccino raddoppia la sopravvivenza nella malattia già avanzata
L'Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma, tra i centri di eccellenza coinvolti dalla sperimentazione /Ansa
Un vaccino di nuova generazione contro il tumore del polmone, nato da uno studio italiano e sviluppato dall’azienda biotecnologica francese Ose Immunotherapeutics, ha dimostrato, nella fase 2 di sperimentazione, di poter quasi raddoppiare la sopravvivenza. È una ulteriore conferma di quell’autentica rivoluzione in atto in campo oncologico, dovuta all’immunoterapia (che comprende anche i vaccini antitumorali).
Quando, nei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (il più frequente) in stadio metastatico, già trattati dalle terapie di prima linea, la malattia progredisce o si ripresenta, decretando il fallimento delle precedenti cure, solo il 29% sopravvive a un anno dalla ricomparsa. La somministrazione del vaccino peptidico di precisione chiamato “Tedopi”, invece, porta la sopravvivenza a un anno al 47% in combinazione con la chemioterapia (docetaxel), e al 46% con l’immunoterapia (nivolumab). È quanto sta emergendo dalla ricerca di fase 2 “Combi-Ted”, promosso dalla Fondazione Ricerca Traslazionale (FoRT), il cui primo autore è Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia medica 2 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, e presidente di FoRT, che lo presenterà, domenica prossima, al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), in programma a Madrid.

La ricerca internazionale

Lo studio di rilievo internazionale ha coinvolto 17 centri oncologici di eccellenza, distribuiti tra Italia, Francia e Spagna, confermando così il ruolo di primo piano della rete di ricerca italiana nella sperimentazione dei vaccini terapeutici. I risultati, spiega una nota, segnano una «svolta fondamentale» per una patologia che, solo in Italia, nel 2025 ha fatto registrare 43.000 nuove diagnosi (dati Airtum), confermandosi tra le principali cause di malattia tumorale e la prima in assoluto per mortalità nel nostro Paese. In particolare, la forma “non a piccole cellule” (Nsclc), in questi giorni sotto i riflettori perché ha colpito anche il Papa, rappresenta circa l’85% di tutti i casi di tumore al polmone. In un simile scenario, le opzioni terapeutiche alla progressione della malattia sono ancora oggi «estremamente limitate, con la chemioterapia tradizionale che rimane lo standard di cura nonostante la sua modesta efficacia e la spiccata tossicità».

Come funziona il vaccino

Il professor Federico Cappuzzo, direttore dell'Oncologia medica 2 dell'Istituto Tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione Ricerca Traslazionale
Il professor Federico Cappuzzo, direttore dell'Oncologia medica 2 dell'Istituto Tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione Ricerca Traslazionale
«A differenza dei classici vaccini proteici o di quelli preventivi, quello peptidico è costituito da una combinazione sintetica di 10 brevi frammenti di amminoacidi (peptidi) selezionati da antigeni tumorali – dice Cappuzzo –. Il farmaco agisce come un vero e proprio addestratore molecolare del sistema immunitario: nei pazienti con la caratteristica genetica “Hla-A2 positivi” presenta questi 10 “identikit” ai linfociti T, le cellule difensive dell’organismo, insegnando loro a riconoscere e distruggere le cellule tumorali con chirurgica precisione e senza alcun incremento della tossicità rispetto ai trattamenti standard».

Il trial clinico

Nello studio Combi-Ted, 106 pazienti con malattia in progressione dopo una prima linea di chemo-immunoterapia sono stati divisi in tre gruppi per valutare la somministrazione del vaccino peptidico in associazione alla chemioterapia, il vaccino in associazione all’immunoterapico nivolumab, oppure la sola chemioterapia standard a base di docetaxel. «I risultati – evidenzia Cappuzzo –  sono estremamente positivi: nei pazienti che ricevono il vaccino, la sopravvivenza a un anno è praticamente doppia rispetto al gruppo trattato con la sola terapia tradizionale, senza alcun eccesso in termini di effetti collaterali». Queste persone sono ora monitorate. Anche «i pazienti che proseguivano l’immunoterapia aggiungendo il vaccino peptidico – conclude Cappuzzo – ottenevano un beneficio sostanziale in termini di sopravvivenza». E mentre gli studi su questa possibilità terapeutica vanno avanti - in caso di ulteriori conferme in fase 3 si procederà a chiedere alle autorità regolatorie l'autorizzazione all'immissione in commercio -, i dati presentati a Esmo aprono di fatto una nuova era nell'impiego dei vaccini peptidici in immuno-oncologia, dimostrando che l’addestramento mirato del sistema immunitario può trasformare in modo concreto il futuro terapeutico dei pazienti affetti da tumore al polmone avanzato.

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