Lotta all’immigrazione irregolare, negli Stati Uniti una deriva che interroga

In Venezuela e in Iran fatti peggiori rispetto agli Usa di Donald Trump. Ma per dare lezioni di libertà e rispetto dell’autonomia dei cittadini, bisogna cominciare da casa propria
January 20, 2026
Caro Avvenire,
a Minneapolis in questi giorni sta accadendo di tutto. Dopo l'omicidio di Renee Good, si è verificato un altro episodio gravissimo: agenti federali dell’ICE rompono il finestrino di un’auto e trascinano via una donna che urla: “Sono disabile”. Come medico fisiatra, affermo che questo è un comportamento che può creare traumi, oltre a essere molto pericoloso e, a mio avviso, persino criminale. Quando lo Stato decide che perfino la disabilità è irrilevante, la violenza smette di essere un abuso e diventa una scelta politica e un metodo che cancella l’umanità. Le politiche securitarie che normalizzano tutto questo trasformano le persone in corpi da spostare, non in soggetti di diritti.
Luca Salvi
Verona
Caro Salvi,
la storia e le azioni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) sono tra le più indicative e preoccupanti di una deriva che sta interessando gli Stati Uniti, ma rischia di estendersi al di fuori dei loro confini, sulla scia di un esempio forte in quella che molti considerano la democrazia più solida del Pianeta. A Minneapolis, la cittadina americana Renee Good è stata colpita a distanza ravvicinata in modo letale senza che arrecasse apparentemente alcuna minaccia agli agenti impegnati in un’operazione di contrasto all’immigrazione irregolare che lei stava probabilmente cercando di documentare. La stretta sugli stranieri che non hanno titolo valido per restare sul suolo americano è stata uno dei temi della campagna elettorale di Donald Trump e riscuoteva ampio sostegno nell’elettorato. Durante i due mandati di Barack Obama sono stati rimpatriati o espulsi oltre due milioni di persone, anche con vicende personali e familiari dolorose. L’attuale presidente ha però trasformato l’ICE in una specie di braccio armato della legge che sempre più spesso non rispetta né la forma né lo spirito delle norme che dovrebbe applicare. Il corpo federale è nato dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e ha sempre espletato un compito scomodo. Sotto il nuovo mandato del tycoon, è stato reso ipertrofico e incaricato di operazioni muscolari e spettacolarizzate, per intimidire i migranti, gli aspiranti tali e dare “soddisfazione” alla base MAGA. All’inizio, anche le comunità di origine straniera ben integrate sembravano pronte a sostenere queste politiche, perché vedevano nei nuovi arrivati dei concorrenti “sleali”, pronti o, meglio, costretti ad accettare paghe basse e condizioni di lavoro non protette. Ma i raid, i posti di blocco, le sparatorie e i centri di detenzione duri hanno fatto crollare il consenso verso Trump sul tema dell'immigrazione. In quei centri, molte persone vengono rinchiuse senza che le accuse siano vagliate da un giudice (l’ICE risponde solo al governo centrale). Secondo alcune stime, gli arresti sarebbero decine di migliaia e sarebbero morte numerose persone per maltrattamenti, anche in queste settimane. L’uso politico della questione è diventato palese. I “patrioti coraggiosi”, come li chiama il presidente, si concentrano sulle città e gli Stati tradizionalmente roccheforti del Partito democratico, come Minneapolis o Los Angeles, per alzare la tensione e tentare di mostrare che chi si oppone alla violazione dei diritti personali o tenta anche solo di documentare gli abusi è un insurrezionalista di sinistra. Il caso di Renee Good è esemplare: si sono dette falsità e contro ogni evidenza, si è provato a sostenere che sia stata assassinata per legittima difesa dal poliziotto che ha fatto fuoco con sconcertante leggerezza. Si sono persino dimessi procuratori sui quali il Dipartimento di Giustizia faceva pressioni affinché indagassero non sul delitto ma sulla compagna della vittima. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, di fronte alla domanda di un cronista su come l’Amministrazione si pone di fronte alle scorribande dell’ICE, ha replicato pubblicamente che chi adotta un tale atteggiamento – si suppone critico – non è un vero giornalista ma un puro attivista che non potrebbe partecipare alle conferenze stampa. Intanto, Trump ha messo in allerta 1.500 soldati da mandare in Minnesota per contrastare le manifestazioni di protesta anti-retate di immigrati. Certo, in Venezuela succedeva di peggio. E in Iran accade enormemente di peggio. Ma se vogliamo essere legittimati, non tanto a interferire come potenze occidentali negli affari interni altrui ma anche solo a dare lezioni di libertà e rispetto dell’autonomia dei cittadini, bisogna cominciare da casa nostra. Perché la differenza deve essere sostanziale. E, concordo con lei, caro Salvi, non possiamo correre il rischio che, in qualche caso, diventi soltanto quantitativa.

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