Le libere donne di Mario Tobino sfidano la tv a mente aperta

Una serie ambientata in guerra che racconta l’incontro tra Mario Tobino e una donna internata ingiustamente, riflettendo su libertà, dignità e malattia mentale.
March 19, 2026
Le libere donne di Mario Tobino sfidano la tv a mente aperta
«Follia o normalità, quale sarà la differenza?… Al fronte per restare vivo mi sono aggrappato alla speranza che qualsiasi essere umano, anche se pazzo, sia libero… libero!». È la prima riflessione di Mario Tobino, psichiatra e poeta disilluso, all’arrivo nel 1942 a Lucca, nell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano, appena rientrato come ufficiale medico dalla Libia. Di fatto è la seconda sequenza della serie tv Le libere donne, in onda il martedì per tre prime serate su Rai 1 e interamente disponibile su RaiPlay, interpretata da Lino Guanciale con Grace Kicaj (Margherita Lenzi), Gaia Messerklinger (Paola Levi Olivetti) e Fabrizio Biggio (Guido Anselmi) con la regia di Michele Soavi, che si apre con la scena drammatica di Margherita, giovane moglie dell’avvocato Filippo Lenzi (Paolo Briguglia), che fugge da casa e in un atto di disperazione e sfida si presenta nuda e autoferitasi davanti al Duomo di Lucca mentre finisce la Messa della Notte di Natale.
Ricoverata a Maggiano per decisione del marito, viene affidata alle cure di Tobino, che dubita della pazzia della donna scoprendo ben presto che è solo vittima di un uomo violento, ansioso di mettere le mani sul patrimonio da lei ereditato dal padre. E mentre fuori infuriano la guerra e la persecuzione nazista, nasce tra il medico e la paziente un sentimento intenso e inaspettato, che spinge il primo a un conflitto interiore e a rischiare la posizione, oltre a un amore che torna dal passato, quello per Paola, diventata nel frattempo staffetta partigiana.
Scritto da Peter Exacoustos e Laura Nuti, Le libere donne è dunque un dramma storicosentimentale, con qualche inevitabile concessione romanzata, qualche personaggio sopra le righe (in particolare i cattivi: l’avvocato Lenzi, il dottor Parisi, il colonnello nazista…) e un paio di citazioni al femminile di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Si tratta comunque di una serie che offre seri spunti di riflessione su come affrontare con umanità la malattia mentale o presunta tale, sul rifugio nella follia come unica forma di libertà, sulla dignità di ogni persona e sulla condizione della donna in un mondo dominato dai maschi.
Tornando per un momento sui personaggi della fiction, da segnalare la sorpresa Biggio in versione seria e la bella figura della novizia Suor Maria (Vittoria Gallione), che a dispetto delle consorelle che operano nell’ospedale psichiatrico si distingue per sensibilità e compassione, anche se dovrà affrontare, come il protagonista, un conflitto tra vocazione e amore. Va infine ricordato che il vero Mario Tobino (1910-1991), dal cui romanzo autobiografico Le libere donne di Magliano è tratta la serie tv, era favorevole al mantenimento dei manicomi, come luogo di protezione e cura necessario per i pazienti gravi, e si oppose alla chiusura definitiva promossa da Franco Basaglia con la legge 180 del 1978.

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