Benigni l'anti-televisivo diventa il "divulgatore" di San Francesco
Oltre 3 milioni e 700mila telespettatori sulla rai per il monologo dell'attore Premio Oscar

Roberto Benigni checché se ne dica ha la capacità di rendere televisivo ciò che di per sé non lo è, soprattutto ora che siamo abituati a studi tecnologici all’avanguardia, a scenografie fantasmagoriche e a telecamere in continuo movimento. Lui e il regista Stefano Vicario optano per una sola persona in scena in abito scuro e camicia bianca sbottonata, poche inquadrature che alternano figura intera, mezzo busto, rari primi piani e brevi carrellate su un selezionato pubblico seduto (scomodamente) su cubi di legno, luci efficaci senza effetti particolari, scenografia essenziale e solita marcetta d’apertura sulle note di Nicola Piovani. Così è stato (ad eccezione di Pietro - Un uomo nel vento) per tutte le apparizioni televisive di Benigni degli ultimi anni in veste di divulgatore: dalla Divina Commedia, ai Dieci comandamenti, alla Costituzione italiana, al Cantico dei cantici, al Sogno fino al Cantico delle creature proposto domenica sera su Rai 1 con quello che la Rai ha definito un «evento eccezionalmente in access prime time», ovvero Francesco - Il Cantico, promosso in pompa magna a più riprese con varie comparsate dal Tg1 a Cinque minuti dove l’attore e regista toscano, in quest’ultimo caso, ha fatto una delle sue battute affermando che San Francesco sarebbe stato capace di unire anche il «Campo largo» senza primarie.
A parte questo, va detto subito, che Francesco - Il Cantico non è una novità esclusiva Rai, bensì la riproposizione della «lettura» del Cantico delle creature che Benigni aveva fatto quattro anni fa, nel dicembre 2022, sull’allora nuova piattaforma streaming Paramount+. Ciò non toglie nulla al valore di un’operazione comunque importante da parte di Rai Cultura arrivata questa volta, tramite la principale rete generalista, ad oltre 3 milioni e 700 mila telespettatori rispetto al pubblico di nicchia di una piattaforma streaming a pagamento, anche se non va sottovalutato che domenica su Rai 1 Francesco - Il Cantico sia stato superato in fatto di ascolti e di share dalla Ruota della fortuna su Canale 5.
In ogni caso, in poco più di un’ora tra l’anteprima (questa registrata apposta per la Rai sempre con l’attore solo in scena, che parla alla telecamera, guardando negli occhi il telespettatore, su uno sfondo bianco anonimo) e il resto del monologo, Benigni, senza alcuna interruzione, racconta dapprima la vita di Francesco («in maniera disinvolta», dice) per poi spiegare il testo del Cantico delle creature e infine recitarlo per intero. La novità, rispetto alle altre performance del genere, si registra proprio nel finale, prima degli applausi e della standing ovation, quando Benigni, dopo aver proclamato l’ultima strofa del Cantico, resta in silenzio, il pubblico fa altrettanto, mentre si sentono battiti di ali e cinguettii che fanno riferimento alle allodole che la tradizione vuole si posassero e cantassero in modo insolito (una sorta di pianto) sul tetto della Porziuncola la sera del 3 ottobre 1226 nel momento del transito del Santo. Al tempo stesso si tratta di un modo per ribadire che abbiamo appena ascoltato un inno al Creatore, ma anche al Creato. Del resto, il capolavoro francescano composto nel 1224 non è altro che una grandiosa lode a Dio e alla bellezza della natura. In questo senso, come spiega Benigni, «il Cantico era rivoluzionario, perché lodava il Creato. Era la prima volta, una novità assoluta. Era un testo in controtendenza. L’incanto di Francesco è che ci fa capire che non esistono sulla terra creature senz’anima, ci fa sentire che hanno un’anima anche l’erba, la terra, l’acqua, il vento, le pietre e i sassi. Ha ridato valore al mistero della creazione. Un invito a partecipare alla nobiltà del mondo». Ed era anche «la prima poesia scritta in italiano e non in latino, l’inizio della nostra poesia che diventerà la più importante nel mondo».
In quanto a San Francesco, Benigni non ha dubbi a definirlo «il più grande plasmatore di anime della storia dell’umanità»: «In mezzo a tanta violenza e avidità lui dimostra a tutti che un nuovo mondo è possibile. Francesco opera una vera e propria rivoluzione. Francesco non è il poverello di Assisi, ha uno sguardo di fuoco sul mondo, Francesco che svetta su tutti, Francesco che non ha paura, anzi una ce l’ha, una sola: quella di diventare disumano, indifferente al destino degli altri, degli ultimi. E tutti lo seguono, questo è il grande miracolo di Francesco».
Dopo affermazioni di questo tipo, si possono perdonare all’attore Premio Oscar anche alcune minime sbavature nel corso del racconto o qualche interpretazione azzardata che potrebbe far storcere il naso ai puristi. Resta sempre e comunque il merito di portare al grande pubblico testi altrimenti conosciuti più per sentito dire che per altro, compresa questa preghiera francescana permeata da una visione positiva del Creato, come riflesso dell’immagine del Creatore, e da un senso di fratellanza fra l’uomo e la natura.
Benigni prosegue così nella sua opera di divulgatore dimostrando, oltre la memoria, qualità non indifferenti di esegeta popolare, attraverso una tv di parola, proposta con enfasi, varietà di linguaggio e coinvolgimento. Il che vuol dire che si può fare televisione anche senza sfarzi o mirabolanti soluzioni tecniche. Certo non tutti davanti alle telecamere sono Benigni, non tutti hanno le sue doti affabulatorie. La «lettura» del Cantico ha tra l’altro fatto da robusto traino al programma a ruota, Francesco, il Santo di tutti, ben condotto da Giorgia Cardinaletti in diretta dal suggestivo Auditorium di San Francesco al Prato a Perugia con in scaletta interventi di rilievo tra cui quelli di cantautori come Angelo Branduardi e Simone Cristicchi o di scrittori come Alessandro Baricco. Puntuali inoltre le considerazioni del poeta Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo, che ha più volte ribadito come Francesco non sia etichettabile secondo le nostre attuali categorie e che vada sempre e comunque compreso in rapporto alla Resurrezione di Cristo. Molte belle, infine, le coreografie proposte con effetti scenici televisivi per eccellenza dopo il Benigni «antitelevisivo».
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