Il megavalzer delle panchine: Lotito ringhia, vuole Rino Gattuso
Tranne Inter, Roma e Como, la maggior parte dei club proveranno a cambiare la guida tecnica sperando nella sterzata. La Lazio molla Sarri e il Milan dà il benservito a Max Allegri

«Cambiando l’ordine dei fattori, il contadino non cambia», insegna Alessandro Bergonzoni. E questo sillogismo surreale si potrebbe applicare al calcio nella sua ricerca spasmodica del cambio d’allenatore. Cambio che spesso non risolve i problemi della squadra, specie quando alle spalle c’è una dirigenza con poche idee e confuse. Tranne l’Inter del “double”, che ha vinto campionato e Coppa Italia, che ha il suo Chivu, la Roma tornata semimagica con Gasperini e il Como da favola che vola in Champions con i giallorossi e si tiene stretto Fabregas, un po’ ovunque sta per cominciare il megavalzer delle panchine. Panche vacanti, a cominciare da quella della Nazionale. E intanto Rino Gattuso, l’ultimo ct appena, licenziato dalla Figc per il Mondiale sfumato, si starebbe accasando alla corte del megapatron Claudio Lotito che gli offre un biennale da 3 milioni di euro. Più o meno la stessa cifra che percepiva Maurizio Sarri che ha lasciato il segno nel cuore dei laziali per la stagione vissuta eroicamente da Comandante Drogo in quel Deserto dei Tartari che era diventato lo stadio Olimpico, lasciato tristemente vuoto dalla tifoseria biancoceleste per protestare contro la gestione “dittatoriale” di Lotito. Sarri è già in parola con l’Atalanta, ma il suo contratto con la Lazio scade nel 2028 e tecnicamente non è ancora libero. Don “Raffaè” Palladino, subentrato a Juric alla guida dell’Atalanta ha già salutato Zingonia. Il sogno di “Don Raffaè” da ex juventino è la Vecchia Signora e per la gavetta sin qui svolta (storico 12° posto del Monza in A, 6° posto e 65 punti conquistati alla guida della Fiorentina e quest’anno qualificazione alla Conference League con l’Atalanta), è un posto che potrebbe meritare. Perché siamo sinceri, se l’esclusione dalla Champions del Milan è considerato il fallimento di Max Allegri, lo stesso discorso alla Juventus andrebbe fatto per Luciano Spalletti. Per l’algoritmo dei padroni americani, Allegri è straesonerato, mentre i tifosi rossoneri lo difendono ancora (assieme al ds Tare) per la prima parte di campionato in cui il Milan era in piena corsa scudetto, e più che la sua avrebbero voluto la testa dell’ex gloria Ibrahimovic che, in effetti, in questi tre anni da dirigente non abbiamo ancora capito se sia il capo della security di San Siro o un utile manager al servizio della proprietà. Spalletti gode della fiducia di John Elkann che, a detta di molti, della famiglia Agnelli è quello che ne sa meno di calcio e di Juve (vedi la scelta dell’ectoplasmatico ds francese Comolli) e quindi dovrebbe restare al suo posto, ma per Lucio da Certaldo vige fin da ora il tassativo “vietato sbagliare”. A Napoli il Cinepresidente De Laurentiis ha messo il punto e a capo con Antonio Conte (futuro ct o clamoroso ritorno a casa, alla Juventus?) e scommette su Vincenzo Italiano che lascia il Bologna: a Grosso, a Palladino o a De Rossi? Per i responsi, seguire il ritmo del megavalzer delle panchine.
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