Il calcio di padre in figlio: Niccolò Galli "vive" ancora e aiuta chi soffre

Papà Giovanni Galli e mamma Anna a Firenze portano avanti la Fondazione in memoria di Niccolò a cui è dedicato un torneo che si disputa oggi
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May 23, 2026
Il calcio di padre in figlio: Niccolò Galli "vive" ancora e aiuta chi soffre
Il difensore del Bologna Niccolò Galli, grande talento del calcio italiano morto in un incidente in scooter a 17 anni nel 2001 (foto Ansa)
Di padre in figlio, ma anche di figlio in padre. Pensiero che mi sovviene rigirando tra le mani una foto che ritrae Giovanni Galli e suo figlio Niccolò. Di figlio in padre, è invece la tenera considerazione davanti all’immagine televisiva del piccolo Edoardo Inzaghi che consola suo padre, Pippo, allenatore del Palermo al termine della gara con il Catanzaro, semifinale playoff di B, che ha decretato l’eliminazione dei rosanero dalla finale per la promozione in A. Un dramma irreparabile il primo, perché quel padre, Giovanni, ha perso un figlio per una tragica fatalità. Un piccolo dramma sportivo quello di Pippo Inzaghi, maestro in promozioni che dopo aver centrato la vittoria del campionato di B al primo colpo, a Benevento e Pisa, sperava di calare il tris, apparentemente più facile sulla carta, con il Palermo. Ma la sconfitta sul campo è poca cosa rispetto alle dure lezioni e le ferite che lasciano le cose della vita. Di padre in figlio allora da oggi a a Firenze, agli Impianti Sportivi Pandolfini alle Caldine, si disputerà il 24° Memorial Niccolò Galli a cui prenderanno parte le 10 migliori formazioni italiane della categoria Esordienti A. Il 10 febbraio sono stati 25 anni dalla fine precoce (incidente in scooter a Bologna mentre tornava dagli allenamenti) di quella che era più che una promessa del calcio italiano, il 17enne difensore Niccolò Galli, figlio di Anna e di Giovanni il portierone azzurro campione del mondo dell’82 in Spagna, l’anno prima che nascesse Niccolò. Alla memoria di quel figlio e atleta esemplare è dedicato anche un Premio: il “Niccolò Galli” quest’anno è andato alla miglior giovane promessa, Massimo Pessina del Bologna (la squadra in cui militava Niccolò), il premio alla carriera all’ex Nazionale e ora dirigente della Juventus Giorgio Chiellini e il giornalista dell’anno a un volto e una firma di lungo corso, Massimo Caputi. Premi assegnati da papà Giovanni, mamma Anna e la sorella di Niccolò, Camilla, che è anche la presidente della Fondazione Niccolò Galli Onlus. «Attraverso questa manifestazione stiamo cercando di mandare dei messaggi, soprattutto a tutti i ragazzi che giocheranno vestendo maglie importanti e che si avvicinano al mondo del calcio. Ragazzi che non devono perdere di vista valori come amicizia e rispetto. Vivranno tre giorni sempre a contatto, mangeranno e dormiranno insieme. I momenti più belli sono quelli che condivideranno fuori dal campo. Sarà bello vederli, alla fine del torneo, scambiarsi i numeri di telefono. Questo è senza dubbio il messaggio più importante», è stato il saluto di Giovanni Galli che con la sua famiglia, nel nome di Niccolò, ha creato tanti progetti solidali e portato sollievo a molti genitori che devono affrontare problematiche come la disabilità e la cura di figli affetti da gravi patologie. Un lavoro di raccolta fondi fatto con il cuore. «I fondi che arriveranno nell’edizione del Memorial Niccolò Galli 2026 – informa la famiglia Galli - saranno destinati alle attività ordinarie della Fondazione, ed in particolare per il sostentamento e il recupero di persone che hanno subito incidenti stradali o sportivi con esiti cerebro-midollari, avvenuti entro il compimento del 30° anno di età, per l’erogazione della borsa di studio “IV anni di Eccellenza” a favore di Rondine – Città della Pace per il sostentamento di istituti che si dedicano alla cura di invalidità specifiche». Di figlio in padre, l’ultima istantanea da Palermo, con uno stadio Barbera dove i tifosi siciliani speravano di brindare a champagne e invece solo tante lacrime in bottiglia. Le lacrime di mister Inzaghi che però è stato prontamente consolato dal suo piccolo Edoardo, maglia del Palermo n.9, nel nome del padre ex bomber di razza, che è andato a risollevare papà Pippo caduto in trance dopo il triplice fischio. Ha pianto Inzaghi e quelle sono lacrime di passione, di uno che non ha mai smesso di sentirsi un uomo di calcio, l’eterno talento da febbre a 90’. Vent’anni fa, in questo periodo Pippo Inzaghi partiva per il ritiro della Nazionale di Marcello Lippi impegnata ai Mondiali di Germania 2006. Un’estate calda, segnata dallo scandalo di Calciopoli che diede una spinta in più a quegli azzurri per arrivare ad alzare la Coppa del mondo sotto il cielo di Berlino. Vent’anni dopo Pippo ha vissuto una delle serate sportivamente peggiori, almeno da allenatore, però alla fine ha ricevuto l’applauso caloroso e sportivissimo del pubblico di Palermo che ha capito e perdonato, ma soprattutto papà Inzaghi ha smesso di piangere quando ha sentito la piccola mano calda di Edoardo con cui è andato a salutare quella Curva alla quale ha promesso che rimarrà ancora. «Non cambierei il Palermo neppure per il Real Madrid, non lascio le cose a metà». Pippo resta a Palermo, con Edoardo e la sua famiglia, e i tifosi rosanero hanno vinto due volte nella sera dell’eliminazione: la prima per lo splendido fairplay dimostrato nei confronti della squadra e del proprio allenatore, la seconda per la coreografia con cui hanno ricordato la piccola Alessia La Rosa, una tifosa del Palermo di 8 anni che si è dovuta arrendere al cancro. Un angelo volato via con la maglia delle aquile rosanero e che Lassù troverà sicuramente ad aspettarla anche l’altro angelo, Niccolò Galli.

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