La meglio gioventù di Spagna sale anche sul tetto del mondo

I campioni d'Europa si confermano anche al mondiale spodestando dal trono il re dei Palloni d'Oro Leo Messi. E' il trionfo del suo "pupillo" catalano Yamal
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July 20, 2026
La meglio gioventù di Spagna sale anche sul tetto del mondo
Lo spagnolo campione del mondo Lamine Yamal saluta il suo "maestro" argentino Leo Messi (Reuters)
E guardo il mondiale da un oblò, eoliano, e mi annoio anche un po’. Finale mundial da sbadigli condivisi appassionatamente con Rita, Olindo e Miska: 106 minuti quasi da match tra scapoli contro ammogliati, questo Spagna-Argentina avvistato dall’Isola di Salina e risolto da un guizzo dell’hidalgo Ferràn Torres. Finale vissuta al Museo del Calcio A Cannata di Santino Ruggera, hombre vertical di Lingua, affaccio omerico su Lipari, gestore romantico e uomo immagine del turismo alle Eolie, che dal 1990 colleziona ed espone una quantità unica di cimeli pallonari che vanno dalla maglia del Santos di Pelè alle casacche argentine e napoletane di Eupalla Maradona, passando per scarpini, gagliardetti, un fischietto dell’arbitro Lo Bello, fino alla divisa griffata Armani dello Stromboli calcio, formazione vulcanica di Terza Categoria. Clima da confinato felice del calcio italiano, il quale, forse, lo rivedremo protagonista nel prossimo Open Infanticida del Mondiale, itinerante ovviamente, di Spagna, Portogallo e Marocco 2030.
Nel frattempo i nuovi dioscuri nazionali, Paolo Maldini e il brasitaliano Leonardo dovranno sciogliere assieme al presidente della Figc Giovanni Malagò il nodo del nuovo ct. I due ex Milan spingono per il fido cuore rossonero, nonché campione del Mondo del 2006, Andrea Pirlo, lo “Scaloni italiano”. Noi avevamo indicato la strada della continuità con la promozione dall’Under 21 alla Nazionale A di Silvio Baldini, ovvero un selezionatore verace atto alla bisogna di un movimento da ricostruire dal basso, dai giovani. Nel frattempo, Silvio Baldini ha perso per sempre Valentina, la figlia speciale che era cresciuta dormendo con i genitori nel lettone, e assieme a lei piangiamo anche Osvaldo Bagnoli, l’uomo del miracolo Hellas Verona, lo scudetto dei gialloblù della stagione 1984-’85. Anni in cui in Italia arrivavano appena due stranieri per squadra, ma erano solo i migliori, come Maradona appunto, ad alzare la qualità di una generazione forse irripetibile quanto quella del 2006.
Torniamo a New York. Quarant’anni dopo la Mano de Dios, Argentina ancora in finale nel Mondiale americano per un bis che poteva essere epocale da parte dell’Albiceleste del suo erede a fine corsa (forse), Leo Messi. Il re dei Palloni d’Oro contro le giovani Furie Rosse spagnole c’ha provato a tenere a galla una scialuppa fallosa e di scarso fairplay che nella foga della garra ha tirato in porta una sola volta, allo scadere (rigore in movimento sbagliato da Giuliano Simeone). Una delle cose più belle di questo Mondiale, rimane la conferma che il talento è più forte dei complotti e delle dicerie degli untori. La squadra campione del mondo in carica è comunque arrivata all’appuntamento finale giocandosela fino alla fine contro la meglio gioventù d’Europa, la Spagna dell’astro luminoso del Barcellona Lamine Yamal. Leo e Lamine, sono il senso puro di questo sport e la foto che resterà del Mondiale 2026, non è quella dei 10 gol del bomber Mbappè o delle 10 reti della finalina di consolazione, Inghilterra-Francia 6-4, ma quella di Yamal in fasce che fa il bagnetto con l’allora giovane e già paterno Messi.
Uno scatto d’autore, a firma di Joan Monfort, ritrovato da Yamal senior un paio d’anni fa, pubblicato ai tempi per un calendario Unicef, quando ancora il Barcellona era l’unico club al mondo che non aveva ceduto agli sponsor commerciali e scendeva in campo con quello nobile e solidale della difensa dell’infanzia. Quella foto compie 19 anni, e come non credere al potere dei numeri quando in ballo ci sono le due stelle più belle del calcio mondiale? Il “19” è stato il primo numero che aveva sulla schiena Messi agli inizi al Barça ed è quello che ha voluto Yamal agli esordi fino alla scelta consacratoria del “10”, come il suo idolo argentino. Yamal a 19 anni butta giù dal trono mastro Leo che all’epoca di quella foto aveva appena scavallato le 19 primavere ed era pronto a vincere tutto. Ora è il tempo di Lamine e della Spagna campione del mondo del saggio e vincente ct  Luis de la Fuente. Solo il destino ha voluto che Leo e Lamine si incontrassero ancora nella finalissima di New York, perché l’Intelligenza Artificiale aveva concesso una sola possibilità su 6 milioni che il loro duello  si potesse realizzare in campo.
Per Messi e compagni non è stata battaglia soda come con gli inglesi. Di quella semifinale vorremmo cancellare lo striscione finale di rivendicazione delle Malvinas da parte degli argentini. Di quella guerra assurda contro gli ex imperialisti e invasori costata già tante lacrime e il sangue della leva militare degli anni ’80, il calcio non si faccia mai più portavoce e soprattutto non regga il gioco dei sovranisti, come il trumpiano d’Argentina, il presidente Milei che va caccia di consensi imbracciando la motosega. Il collega lucano Mimmo Mastrangelo mi fa notare che al nostro scriba di riferimento, l’argentino Osvaldo Soriano non sarebbe piaciuta questa Albiceleste, così poco maradoniana nonostante il semiD10S Messi, in quanto ostaggio di un oltraggioso mileismo che, come tutte le piccole e banali “dittature” usa il calcio per la propaganda di regime.
La becera strumentalizzazione politica, ecco cosa non ci mancherà di questo Mondiale. Così come non sentiremo la mancanza di questa dominante putrefazione ipertecnologica, l’invasione costante e feroce dell’algoritmo, dei microchip sui palloni e sulle panchine. Abbiamo già rimosso le cimici dei complottisti trumpiani e la telefonata di mister Donald al suo Magafriend Infantino per graziare Balogun: l’attaccante schierato in barba ai regolamenti internazionali ma che con la sua presenza-assenza non ha comunque evitato l’eliminazione agli Stati Uniti. Terra di raccomandazioni e corruzione e di fogli di via facili per gli stranieri (tutti) gli Usa odierni, dove il calcio, a sipario mondiale calato giù, continua ad essere un’altra cosa fin dal nome, il collegiale soccer. Dimenticare in fretta anche questa finta denuncia alla presunta era del “calcio liquido” (ci scusiamo con il grande filosofo Zygmunt Bauman per l’appropriazione indebita da parte di ciò che resta del racconto sportivo su quotidiano) che in realtà sottintende l’accettazione, se non la resa incondizionata, a un calcio che i padroni del vapore pretendono di vendere esclusivamente come prodotto commerciale e quindi tendente alla inevitabile e progressiva disumanizzazione.
Invece, resteranno le lacrime delle piccole cenerentole come Capo Verde che ce l’hanno messa tutta per non sfigurare al gran ballo della Fifa. Resterà anche il pianto del piagnone Scaloni che si commuove ancora dinanzi allo spettacolo di una squadra argentina che quattro anni dopo il Qatar si è ripresentata in finale perdendo agli ultimi giri di lancette e resistendo anche all’intermezzo assurdo tra il primo e il secondo tempo del megashow straziaconcentrazione. Siparietto ridicolo quello di Madonna tra ciò che resta delle icone brasilere Ronaldo e Ronaldinho. Ma il calcio ha anche il potere di far sorridere, e allora chiudiamo con un sorriso dentro al pianto (come cantava Ornella Vanoni). Una risata che sotterrerà tutti quelli che non vogliono accettare che il calcio dal commento sobrio ed elegante in telecronaca, quello post Martellini-Pizzul, non c’è più da un pezzo. Ormai si oscilla vertiginosamente tra il gatto Pardo che fa le fusa al galeazzismo più colto e la fantasia tecno dell’ex difensore Lele Adani che sorride e piange al cospetto dell’amatissima Albiceleste e del suo profeta Leo Messi tristemente sconfitta senza attenuanti. Con candore, da eterno ragazzo innamorato del fùtbol, dal “pomo di Adani” (copyright di Maurizio Crosetti) abbiamo sentito proferire frasi antologiche come “le mie sono parole di sentimento, a volte non so nemmeno cosa dico”. Nella notte magica per la Spagna ha perso anche il nonsense filo argentino. E’ proprio vero, il calcio era e rimane l’oppio dei popoli, ma solo noi alle Eolie, esiliati dal Mondiale, siamo rimasti lucidi ad osservare il trionfo degli altri, sognando una futura isola del tesoro in cui sbarcare, si spera, tra quattro anni.

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