Il calcio più umano: le lacrime di Aquilani e di Allegri, l'arrivederci di Corvino

Commovente il pianto del mister del Catanzaro per la Serie A sfumata (Monza promosso), cosƬ come quello dell'ex Milan ricordando il "maestro", Galeone
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May 31, 2026
Il calcio più umano: le lacrime di Aquilani e di Allegri, l'arrivederci di Corvino
Anche i ricchi piangono. Gli allenatori, i dirigenti di calcio, sono uomini ricchi, qualcuno anche d’animo, ma quasi tutti assai benestanti pecuniariamente parlando. Però alla fine parliamo di uomini, e non di supereroi, cari presidenti e curvaroli vicini e lontani. E quindi fa ancora credere a un calcio di poesia vedere scendere lacrime sincere dagli occhi di Alberto Aquilani, ex centrocampista azzurro di talento, ā€œed io tra di voiā€ nella Roma dei capitani Totti e De Rossi. Ora Aquilani ĆØ un mister in rampa di lancio che con il Catanzaro ha appena sfiorato la Serie A. Una promozione non programmata, persa nella finale playoff contro il Monza, neanche per un punto, ma per un solo gol: 0-2 a Catanzaro e 0-2 ĆØ finita a Monza (per la miglior classifica dei brianzoli al termine delle 38 giornate) risalgono nella massima serie. Sarebbe bastato quel terzo gol cercato da bomber Iemmello e soci fino al 97’ per fare di Aquilani il nuovo Claudio Ranieri, monumento del club calabrese fin dagli anni ’70, entrambi giallorossi nell’anima, da Roma fino a Catanzaro. Ma cosƬ non ĆØ stato e al fischio finale Aquilani ha pianto come un pischello che ha appena chiuso un ciclo scolastico e lascerĆ  i compagni di scuola per altri ipotetici compagni d’avventura. Poi ĆØ andato a salutare uomini, donne e bambini, sotto la Curva: tifosi del Catanzaro che si erano sobbarcati 1100 km di amore per i giallorossi nella speranza che ā€œnon succede, ma se succedeā€¦ā€. Non ĆØ successo. Però Aquilani ha comunque vinto: ha portato il Catanzaro a un passo dallo storico ritorno in A (che manca dai tempi di Ranieri) e soprattutto ha conquistato il popolo catanzarese che commosso ha ringraziato e pianto con lui, ma senza mai smettere di cantare, perchĆ© la speranza ĆØ un passo giĆ  avanti e guarda al futuro. E la speranza ĆØ anche quel bambino che consolava Aquilani, il cui futuro potrebbe comunque essere in Serie A: Torino e Sassuolo lo stanno sondando.
Il futuro del Lecce invece che si ĆØ appena salvato dalla retrocessione in B non prevede più la presenza di un totem della dirigenza calcistica nazionale: Pantaleo Corvino. Il Cincinnato salentino, classe 1950, da mezzo secolo a questa parte ĆØ uno dei rari esempi di uomini di calcio che lavorano davvero per la valorizzazione del talento, italiano e straniero. Una carriera partita da Vernole, il suo paese natio, dove nell’anno Mundial 1982 era giĆ  da un settennale il direttore sportivo della squadra locale. Comincia da lƬ la favola di Corvino, dal Vernole, che porta dalla Terza alla Prima categoria. Poi allo Scorrano in Promozione e nell’89 debutta tra i professionisti, in C, come ds del Casarano. Il miracoloso Casarano di Orlandoni in porta e dei due bomber Francioso e Miccoli, per intenderci. Ā«Fabrizio Miccoli ĆØ stato il primo campione che ho preso da bambino. Oggi giocherebbe in pianta stabile in Nazionale: Fabrizio ĆØ sicuramente il talento italiano più forte che ho avuto il piacere di crescereĀ», disse l’ultima volta che abbiamo ripercorso il suo straordinario cammino professionale, di cui Miccoli fu il primo colpo giusto di una lunga serie. PerchĆ© poi il panta rei calcistico ha condotto Pantaleo a Lecce in cui calò un poker d’ assi: Bojinov, Vucinic, Chevanton, PellĆØ... Nei tredici anni di Firenze ha lanciato campioni del mondo come Toni e Gilardino. Ā«Ma anche fuoriclasse come Frey, Jovetic, Mutu. E poi quando sono tornato alla Fiorentina la seconda volta ho cresciuto Vlahovic, Chiesa... Ā», precisava sottolineando ogni nome con il suo intercalare ā€œPensa che noiā€. Penso che ci vorrebbe un intero album Panini per elencare tutte le scoperte, le riscoperte, i lanci e rilanci di questo rabdomante del pallone che riconosce il talento lontano chilometri, ma con l’umiltĆ  dei grandi ammette: Ā«Se trovi il campione scopri l’acqua calda, quello lo vedono tutti. Intravedere prima degli altri, quella ĆØ la vera arteĀ». Filosofia del ds che vede sempre lontano. Ā«Il primo anno di A al Lecce presi Zeman che veniva da sette retrocessioni ed era appena sceso a gennaio in B con l’Avellino. Facemmo bene. Poi sono andato alla Fiorentina e con Prandelli abbiamo ottenuto quattro qualificazioni in Champions – ricordava con giusta fierezza - . Un lavoro eccezionale che ha portato Cesare a diventare ct della Nazionale vicecampione d’Europa del 2012. Ma l’allenatore che più ho amato ĆØ Sinisa Mihajlovic. Lo chiamai alla Fiorentina per aprire un altro ciclo, differente e in autofinanziamento. Il primo anno andò benissimo, al secondo, il suo licenziamento coincise con il mio primo esonero dopo 32 anni di calcio. Ma quella scelta di prenderlo la rifarei, perchĆ© Sinisa era un grande allenatore, ma soprattutto un uomo meravigliosamente raro, un amico che non dimenticherò maiĀ». Uno come Pantaleo Corvino non dovrebbe mai lasciare il calcio, e invece ha appeno detto stop, alzando bandiera bianca e non giallorossa. Troppo stress. Le quattro ā€œmiracoloseā€ salvezze di fila del Lecce l’hanno messo a dura prova. E a fargli male non sono state le sconfitte, che quelle lo sa, specie in un club di provincia ci stanno. No, a ferirlo sono stati i giudizi taglienti e ingenerosi di un ambiente in cui non tutti sono disposti a riconoscergli i giusti meriti. A Lecce qualcuno evidentemente pensa che se il piccolo Como ĆØ arrivato in Champions ā€œallora perchĆ© non noi?ā€, quindi, colpa di Corvino. Un’eresia. Lo rimpiangerete Pantaleo tutti voi che non avete compreso la genialitĆ  di quest’uomo.
In Champions non ci ĆØ andato neppure il Milan milionario del tycoon Gerry Cardinale che continua la sua opera di licenziamenti a tappeto sfruttando l’algoritmo aziendale. Via dunque Max Allegri che finalmente può piangere e andare ad allenare a Napoli, la cittĆ  dove era nato il suo maestro, il ā€œProfetaā€ dell’Adriatico Giovanni Galeone. Siamo partiti dalle lacrime sincere di Aquilani, chiudiamo con quelle altrettanto sentite di Max Allegri che ĆØ sceso a Pescara per rendere omaggio al suo maestro (morto il 2 novembre 2025) e ricevere il ā€œPremio Galeoneā€. Il guascone livornese parlando dell’amato Giovanni, il ā€œGaleā€, ha pianto come si piange rievocando un padre. E Galeone ĆØ stato davvero un secondo padre per il conte Max, al quale ha insegnato il calcio champagne, quello estetico e offensivo con i difensori dai piedi educati, ma non sempre applicabile caro Mr. Cardinale, specie quando non hai giusti interpreti a disposizione. Poi il Profeta gli ha insegnato il gusto pieno per la vita, a bere solo i vini buoni come il Sassicaia e soprattutto gli ha trasmesso la filosofia vincente, che non risiede soltanto nei titoli conquistati ma in quel Ā«non prendersi mai troppo sul serio, però fare le cose seriamenteĀ», che ĆØ una virtù che possiede anche il saggio Pantaleo. Noi, tutti gli amici del ā€œGaleā€, ci uniamo al pianto commosso di Allegri, ricordando quelle conferenze stampa pre e post gara, a Pescara e poi a Perugia, che erano dei monologhi brechtiani in cui chiamava in causa assistenti come il vice Trombetta, una maschera degna dell’omonimo Onorevole Mario Castellani, la spalla di Totò. E quelle piece Allegri le ha vissute tutte da protagonista in campo e poi le ha assimilate nel lungo e fruttuoso apprendistato con il maestro. Insegnamenti messi in atto nella giusta gavetta, partita dall’Aglianese (di cui il ā€œGineprioā€ di Ubaldo Pantani, come il conte Max, conosce tutte le formazioni e i tabellini dagli anni ā€˜70 ad oggi), passando dal Sassuolo per arrivare alla Serie A al Cagliari, con cacciata da parte del folle mangiallenatori, il rocker Cellino. Infine, il primo approdo fortunato al Milan di Silvio Berlusconi che lo considerava una sorta di Yves Montand prestato al suo progetto calcistico: ā€œPadroni del campo, padroni del giocoā€. Ora, Max Allegri, nonostante la mancata qualificazione in Champions del Milan, rimane uno dei migliori allenatori in circolazione, a livello internazionale, e siamo certi che se Galeone fosse qui sottoscriverebbe in toto, abbracciandolo affettuosamente per quelle lacrime da figlio che il ā€œGaleā€ non aveva mai avuto.

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