Sport e letteratura, la sfida vinta dal festival di Mantova


Mauro Berruto mercoledì 13 settembre 2017
Mantova è un gioiello. «Questa è una bellissima città – scriveva Torquato Tasso – degna c'un si muova mille miglia per vederla». Millemiglia, come quelle della gara automobilistica percorse, più veloci di tutti gli altri, dal mantovano più famoso dopo Virgilio: il leggendario pilota Tazio Nuvolari. Fantastici gli anni 30 del secolo scorso per gli sportivi mantovani! Mentre Nuvolari vinceva, fra il 1930 e il 1933, la Millemiglia, la Targa Florio, due eroici Gran Premi (quello di Monte Carlo e quello d'Italia), un mantovano il cui motore era fatto di polpacci e polmoni, dominava nel ciclismo. Si chiamava Learco Guerra, soprannominato «la locomotiva umana». Diventò campione del mondo nel 1931, anno in cui vinse anche la prima tappa del Giro d'Italia (guarda un po' da Milano a Mantova) passando alla storia per essere il primo ciclista a indossare la maglia rosa che, proprio da quell'anno, diventerà il simbolo del leader dalla corsa che attraversa il nostro Paese. Guerra vincerà nella sua carriera altre 30 tappe e, nel 1934, la classifica generale del Giro d'Italia, una Milano-Sanremo nel 1933 e innumerevoli altre corse. Anni irripetibili per Mantova, grazie a due eroi popolari, capaci di far sognare centinaia di migliaia di tifosi e di rendere orgogliosa una città intera.
Mantova è un gioiello e, da vent'anni, ha un gioiello. Si tratta del Festival della Letteratura che dal 1997, al finire dell'estate, anima la vita intellettuale della città. È un evento che, meravigliosamente, fa sì che la città sia presa d'assalto da scrittori, autori, editori e tanto, tantissimo, pubblico che riempie sale, chiese, palazzi, tende in piazza per dar vita a quella meravigliosa magia che contraddistingue gli esseri umani: raccontare e sentirsi raccontare storie. Se è vero che l'essere umano è l'unico animale narrante, Mantova, ogni anno per cinque giorni, ne diventa la tana. La grande novità dell'edizione 2017, terminata domenica scorsa, è stata quella dell'inserire lo sport come uno dei temi portanti del Festival.
Sì, avete letto bene: lo sport a un festival della letteratura! In tante parti del mondo è un fatto normale, ma in Italia quella di Mantova è stata una scelta d'avanguardia. Addirittura gli organizzatori del Festival hanno dedicato allo sport uno spazio quotidiano, una vera e propria palestra, in totale ossequio ai princìpi olimpici. Il cimento letterario/sportivo ha visto scendere in campo Giovanni Arpino, Dino Buzzati, Achille Campanile, Edmondo De Amicis, Carlo Emilio Gadda, Pier Paolo Pasolini, Vasco Pratolini, Giovanni Testori, Paolo Volponi e decine di altri atleti della narrativa e della poesia italiana degli ultimi due secoli. Letture pubbliche, dedicate ai grandi gesti atletici, ai campioni entrati nell'immaginario collettivo e oltre 400 volumi, lasciati in libera consultazione, tra attrezzi ginnici, spalliere e quadri svedesi.
La sensazione, confortata dall'aver visto prendere letteralmente d'assalto i posti a disposizione per sentirsi raccontare le storie di Muhammad Alì, Faruk Hadzibgic, Arthur Ashe, George Best, è che i giorni di Mantova abbiano segnato una specie di spartiacque. Un pubblico così numeroso, eterogeneo e attento, regala l'idea che il nostro Paese sia davvero (e finalmente) pronto ad accogliere lo sport come fatto culturale, capace di esprimere una propria epica e un proprio, dignitosissimo, genere letterario. Insomma, una specie di rivincita tanto attesa per chi ama sport e letteratura e che fa venire alla memoria un romantico cameo all'interno di un romanzo molto famoso: “Il giovane Holden” di J.D. Salinger. C'è un personaggio apparentemente secondario, ma in realtà importantissimo per il protagonista Holden Caulfield. Si tratta del suo fratellino Allie, scomparso a undici anni a causa della leucemia, di cui Holden conserva gelosamente un oggetto. Un guantone da baseball sul quale Allie scriveva, con dell'inchiostro verde, alcuni versi di poesie che leggeva nei tempi morti delle partite. Mantova, la città di Tazio Nuvolari e Learco Guerra, lo ha legittimato: leggere aiuta a giocare meglio. E viceversa.
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