Quelli che restano
venerdì 18 marzo 2022
Sono nata a Kiev, ho 85 anni, per quarant'anni insegnante di matematica in un liceo della città. Sono vedova. Vivo sola in un appartamento in centro, dignitoso, affacciato sugli alberi di un viale. Io, da qui non me ne vado. Sola proprio in realtà no, ho il mio vecchio cane Rasputin, un lupo. Sola in realtà sì, ho un figlio professore in California, che mi chiama una volta al mese. Dall'inizio della guerra, in verità, due volte. Non c'è un luogo in cui io desideri andare. Quando si è vecchi, a volte, il mondo si restringe alla tua casa, e fatichi a uscirne, come da una tana. Partire per dove, poi? Vedo colonne di povera gente con i bambini, in marcia nel freddo. Il mio cuore non reggerebbe. Non andrò nemmeno nel rifugio in cantina, dove gli altri inquilini accumulano cibo e acqua. Ne sono certa, resterò qui a guardare questa mia città cara e atterrita. Porterò giù il cane, e non incontreremo nessuno. In una piazza mi parrà di riconoscere due innamorati: lì, dove noi due ci davamo appuntamento. Ma sarà solo un sogno, un incantamento. E se un mattino vedrò un carro russo, non mi spaventerò. I giovani soldati avranno le stesse facce dei miei alunni, a scuola. Ragazzi come loro. Qui c'è tutta la mia vita. L'unica cosa che possono fare è ammazzarmi, e mi sembra ben poco. Ad ogni alba io e Rasputin, tranquilli, stiamo in ascolto - se cingoli sferragliano, se l'ora sia venuta.
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