venerdì 6 ottobre 2017

Siamo al sorpasso. Secondo il 14° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, il mondo digitale influenza le idee e le opinioni degli italiani più di quello analogico. Per essere ancora più precisi: messi tutti insieme, televisione, giornali, radio, libri e cinema «influenzano l'immaginario collettivo degli italiani» in misura minore di Internet e social network. In percentuale, i media analogici valgono il 46,3% contro il 53,7% di quelli digitali. Se si prende in considerazione il mondo dei giovani, ed esattamente la fascia d'età 14-29 anni, il peso del digitale sale al 56%. Per la verità, rispetto alla media nazionale, nella fascia dei giovani sale anche il consumo di libri, del cinema e della radio, ma calano vistosamente giornali e televisione.
A colpire è anche il fatto che la fascia d'età più influenzata dai social network non sia quella dei ragazzi, ma quella dei 30-44 anni, dove il peso dei social sale al 34% e quello di internet al 32,6% per un totale del 66,6%. I più digitali sono loro: i 30-44enni. Italiani meno influenzati dai libri (2,6% contro il 5,6% dei giovani), dalla radio (3,6% contro il 6,7%) e dalla televisione (16,3% contro il 22,5%), ma immersi intellettualmente in Internet (il 32,6% lo indica come fonte di influenza) e social (34%).
E i giovani? Sapere cosa fanno e come si (in)formano i giovani è un dato tutt'altro che secondario. Perché sono il futuro. Perché (spesso) con i loro comportamenti anticipano il futuro. E perché a chiunque abbia a cuore l'uomo e il suo futuro interessa moltissimo intercettarli e dialogare con loro.
Anche se la tv resta un media importante, solo il 53,9% dei ragazzi guarda i telegiornali per informarsi. Nonostante si parli moltissimo di fake news e bufale, il 48,8% dei giovani si informa attraverso i social network. E il 25,7% lo fa utilizzando i motori di ricerca come Google. Percentuali che fanno ancora più effetto se vengono confrontate con l'11,2% dei ragazzi che usa i siti di informazione, il 10,3% che utilizza i quotidiani online e il 5,6% che si informa attraverso un quotidiano cartaceo.
Potremmo andare avanti a snocciolare numeri, ma ci interessa un altro dato del rapporto. Anzi, due. Il primo: i social insidiano il primato del “posto fisso” nell'immaginario degli italiani, soprattutto tra i giovani (il 32,7% della fascia 14-29 anni li ritiene centrali nella vita). A dimostrazione che non sono un'altra cosa rispetto alla vita reale, ma (piaccia o meno) ne fanno ormai parte a tutti gli effetti.
Secondo dato importante. Importantissimo. Per il 34,9% degli italiani è la famiglia la "figura" che più li influenza. Per noi giornalisti invece le cose vanno tutt'altro che bene. Pur di darci un ruolo di influenza (che peraltro è ritenuto tale solo dal 5,9% dei giovani) il rapporto Censi-Ucsi si è inventato la figura del «giornalista competente». Che sarebbe come fare un'indagine sulla sanità chiedendo ai pazienti non quanto si fidano dei medici ma dei medici bravi. Il che la dice lunga sullo stato di salute della categoria.

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