Papa, Santa Sede e digitale: due notizie e la linea di fondo
venerdì 28 ottobre 2022
Lunedì scorso papa Francesco, dialogando a lungo con i sacerdoti e i seminaristi che studiano a Roma, ha risposto alla domanda su come fare dei social media e degli altri strumenti digitali una «opportunità per condividere la gioia di essere cristiani» dedicando 30 parole agli aspetti positivi di tali strumenti e ben 273 parole agli aspetti negativi, segnatamente la diffusione, anche presso i chierici, di materiale pornografico. Il testo integrale si può leggere sul sito di “Avvenire” ( bit.ly/3N86fiB ), che ieri, a p. 17 dell’edizione cartacea, vi ha poi dedicato un articolo di Gianni Cardinale. Due giorni prima, nella vigilia della Giornata missionaria mondiale, il Dicastero per la comunicazione, proseguendo la collaborazione avviata con la Segreteria generale del Sinodo, ha convocato dalle Grotte vaticane, sulla piattaforma Zoom, «circa 200 giovani evangelizzatori e influencer cattolici», per pregare insieme e rendere grazie per la riuscita di “La Chiesa ti ascolta” ( bit.ly/3DDBgb4 ). Si è trattato di una prima risposta alla richiesta di riconoscimento avanzata dai partecipanti all’iniziativa che, nelle scorse settimane, ha individuato e mobilitato quanti di fatto operano come “missionari digitali” perché interpellassero, nella prospettiva del Sinodo 2021-2024, donne e uomini, soprattutto giovani, non raggiunti con altri mezzi (ne ho parlato qui su WikiChiesa un mese fa bit.ly/3r61age ). Non c’è evidentemente contraddizione tra le due cose. Il Papa, a seconda delle occasioni e degli interlocutori, modula il suo insegnamento sul digitale mostrandone le luci e le ombre; la linea di fondo è quella sintetizzata dalla domanda, estratta dal Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, che campeggia sull’home page del Dicastero: «Come ritrovare, dunque, la vera identità comunitaria nella consapevolezza della responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri anche nella rete online?». L’ipotesi di una missionarietà digitale, che la Santa Sede sostiene, è una delle possibili risposte a tale domanda. Come ha detto agli influencer cattolici il prefetto Paolo Ruffini prendendo la parola dalle Grotte vaticane, «non possiamo sotterrare i doni dell’era digitale; non possiamo comportarci come l’uomo che sotterra i suoi talenti. Al contrario, dobbiamo metterli in pratica» © riproduzione riservata
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