martedì 8 ottobre 2019
Saldamente in mano agli uomini sulle prime pagine dei quotidiani, il giornalismo politico in tv è molto più femminile. Tra le giornaliste più seguite Lilli Gruber con il suo "8 e mezzo".
Intervistata da l'Adige.it, Gruber dice di credere «nell'urgenza di coinvolgere le donne perché il Paese torni ad aver speranza, a crescere, andare oltre gli slogan, ad avere fiducia nel futuro».
Non è semplice correctness: sono sicura che lo pensa davvero - come lo penso io - mentre la politica continua a non pensarlo affatto.
«Voglio provare a portare in trasmissione più competenze femminili» promette. «Il problema è che se le donne non hanno il ruolo, non hanno la posizione, diventa ancora più difficile individuarle soprattutto per una trasmissione come la mia che si basa sui numeri uno».
Classico caso di cane che si morde la coda.
Capisco. Ho anche chiara la propensione femminile a tenersi un passo indietro: chissà in quante avranno declinato i suoi inviti. D'altro canto, se non si opera qualche forzatura, "numere 1" continueremo a non averne.
Credo che Gruber abbia cumulato autorità sufficiente a individuare lei stessa donne competenti, decidendo chi sostenere e procedendo anche a un cambio di linguaggio, fatto in sé politicissimo.
Non si tratterebbe più solo di giornalismo: sarebbe già politica.
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