Nel 2023 il priore di Camaldoli ha anche un profilo sui social
venerdì 17 novembre 2023
Non credo di sbagliarmi nell’affermare che dom Matteo Ferrari, nella millenaria storia dell’Ordine monastico di Camaldoli, è il primo priore generale ad avere un profilo attivo sui social network. Eletto il 14 novembre scorso, come ha raccontato Filippo Rizzi qui su “Avvenire” (bit.ly/3SH836Q), molti tra coloro che seguono la vita della Chiesa lo hanno conosciuto per l’incarico di referente per la liturgia affidatogli da papa Francesco nel corso dell’assemblea sinodale appena conclusasi a Roma. Ma a quanti frequentano il monastero e la foresteria di Camaldoli, per condividere con la comunità «qualche momento della sua esperienza spirituale» o per partecipare alle sue iniziative di «approfondimento spirituale e culturale, di dialogo e di incontro» (bit.ly/47Bo1DL), il nuovo priore era familiare e caro da tempo, e si può scommettere che appartengano a questo gruppo i quasi 5mila amici sul profilo Facebook (bit.ly/47hbFRB) e i 700 follower sull’account Instagram (dove però i post sono fermi allo scorso Natale). Si tratta peraltro di un’attività digitale molto sobria: ho fatto presto a percorrere un anno di diario, partendo dalla prima domenica di Avvento del 2022 e arrivando fino a oggi. Oltre alle immagini, apprezzatissime, di Camaldoli e del Casentino e ai riferimenti alle attività del monastero (alle quali è propriamente dedicata la pagina Facebook “Foresteria di Camaldoli”) lo specifico dei post di dom Ferrari risiede nei commenti, non regolari, alle letture liturgiche del giorno, talora quelle domenicali e festive, talaltra quelle feriali. Non viene dichiarato, ma si tratta evidentemente di omelie. Le reazioni sono, in media, dell’ordine di qualche decina, mentre si collocano oltre il centinaio nei momenti liturgici più importanti dell’anno – il Natale, la Pasqua, l’Ascensione, la Pentecoste, l’Assunzione di Maria – che egli sottolinea postando, insieme al testo, anche un’immagine. L’omelia di Pasqua si conclude con queste parole: «Nella celebrazione della Pasqua, nel volto e i piedi di Maria Maddalena, la Chiesa può riconoscere sé stessa e il senso della sua missione, come custode nel mondo dell’annuncio indeducibile e sempre imprevedibile della Risurrezione. Il suo volto, i suoi piedi dovrebbero essere quello di ogni discepola e discepolo del Signore Gesù». © riproduzione riservata
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