domenica 5 gennaio 2003
Non è vero che il ricercatore insegue la verità. È la verità che insegue il ricercatore. «Fu per noi un freddo avvento/ per un viaggio lungo"/ Le strade fangose, i cammelli pustolosi, i piedi sanguinanti"/ Vi furono momenti in cui rimpiangemmo / i palazzi d'estate sui pendii, i terrazzi fioriti,/ le seriche fanciulle che portavano i sorbetti". Così il poeta Eliot nel 1927 rievocava le sensazioni dei Magi durante il loro viaggio verso Gerusalemme e Betlemme. Spesso si è parlato del loro percorso come se fosse una parabola della ricerca della verità. Ricerca ardua, faticosa, con insuccessi e rischi, con Erodi in agguato e sacerdoti incapaci di accompagnarti. In realtà, c'è un altro aspetto in quell'itinerario - che domani la liturgia dell'Epifania ci riproporrà - poco considerato. A muovere e a guidare i Magi è una stella che indica in modo nitido la traiettoria da seguire. Come dice lo scrittore austriaco Robert Musil nel suo celebre Uomo senza qualità, da noi sopra citato, più che inseguire noi la verità, è la verità a inseguirci. Certo, ci dev'essere in noi almeno una scintilla di ricerca, di desiderio, di ansia. Se i Magi fossero rimasti nei loro "palazzi d'estate" a godersi i freschi sorbetti, forse non sarebbero mai stati raggiunti dalla verità. Tuttavia non siamo noi a conquistare la verità con le nostre abilità; è lei a mettersi sulle nostre strade, forse anche deviate, a presentarsi davanti a noi e a conquistarci. E questo dev'essere fonte di serenità e di fiducia per chi cerca Dio e la sua verità con cuore sincero.
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