sabato 18 gennaio 2003
L'ombra dell'uomo, per diventare più grande, mostrava desiderio del tramonto. Non appena avvertì di dover scomparire assieme al sole, anelò di vedere il sole altissimo in mezzo al cielo. Trascrivo la lettera che accompagna questa citazione: «Sono il giovane autore M.S. Le invio questa frase, tratta dagli Apologhi di Leon Battista Alberti (1437) che ritengo poter essere inserita in un
suo Mattutino. Il tema è quello dell'illusione dell'uomo che tende a un successo, a un'esaltazione personale, dimenticando che, sovente, questa preannuncia un conseguente decadimento». Il commento del nostro lettore centra già il tema che il celebre architetto e letterato fiorentino (ma nato a Genova nel 1404 e vissuto a lungo alla corte papale) ha raffigurato con l'immagine suggestiva delle ombre lunghe che si stampano al crepuscolo sulla terra.
È solo in quel momento che si comprendono due verità. Certo, si scopre la grandiosità del successo: è "lungo", disteso ed esteso, impressiona e supera la realtà stessa di chi lo possiede. Ma d'altro lato, si intuisce che la luce sta già per venir meno e il successo e il potere rivelano la loro qualità di ombra destinata ad essere assorbita dalla tenebra. E allora si ha nostalgia di quel mezzogiorno in cui l'ombra era quasi inesistente ma la luce e la vita erano sfolgoranti. Fuor di metafora, è la nostalgia della semplicità che non conosce "lunghezza" e grandezza ma è avvolta nella vita, nella luce, nella solarità dei colori. Una meditazione, questa, che vale per tutti, anche per chi ha poco successo o potere perché l'illusione e l'orgoglio sono sempre in agguato.
© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: