L'agriturismo vince, ma non basta
sabato 21 luglio 2012
Il turismo enogastronomico quest'anno totalizzerà un giro d'affari di oltre 5 miliardi, mentre l'agriturismo potrà contare su un aumento delle presenze del 2,5% solo nell'estate. Due successi che fanno sorridere gli agricoltori e che gettano una luce positiva su un comparto che comunque deve fare i conti con problemi strutturali e di mercato.Stando dunque alle stime effettuate da Coldiretti, pare che il cosiddetto turismo enogastronomico nel 2012 sia diventato «il vero motore» della vacanza made in Italy in tempo di crisi. E non solo perché, secondo un'indagine svolta dai coltivatori, per più di un italiano su tre (35%) dipenderebbe proprio dal cibo il successo della vacanza che, «per essere perfetta non deve mai far mancare la degustazione delle specialità enogastronomiche locali». Una situazione che ad alcuni fa storcere il naso, ma il cibo viene prima dei musei e dello shopping, dello sport e del paesaggio. E d'altra parte, così è in un Paese che ha ben 4671 prodotti tradizionali.Poi c'è la cosiddetta "ospitalità rurale" che, come appena detto, ha fatto registrare un altro successo. Circa 4,1 milioni di presenze è un traguardo di tutto rispetto e, oltre tutto, in controtendenza se confrontato con il resto del comparto turistico.Potrebbe andare tutto bene, quindi. Ma i destini dell'agricoltura e dell'agroalimentare italiani, purtroppo, non si giocano solamente sull'ospitalità rurale e sull'enogastronomia. Certo, in maggio l'export agroalimentare nazionale ha fatto registrare una crescita del 6,2% per i prodotti agricoli e del 6,3 per quelli alimentari. Mentre dai dati resi noti nell'ultimo Censimento, si indica la presenza di imprese giovani in crescita, in grado di essere competitive.L'agricoltura in particolare, però, deve fare i conti anche con altro. Il clima da una parte – l'ultima ondata di siccità avrebbe determinato circa 400 milioni di danni – ma anche la concorrenza sleale e l'andamento dei mercati internazionali a sua volta condizionato anche dallo stesso andamento climatico. Basta pensare al balzo in avanti fatto registrare dal prezzo del granoturco. La siccità che ha colpito il Nord Italia ha provocato la perdita di decine di migliaia di ettari coltivati, proprio nel momento in cui la mancanza d'acqua ha colpito anche gli Usa, principali produttori di mais al mondo. Il risultato? Boom di prezzi determinati anche dai cambiamenti strutturali nelle coltivazioni che hanno portato a scelte produttive diverse. Stando all'ultimo rapporto Ocse-Fao, però, la produzione agricola dovrebbe aumentare del 60% nei prossimi 40 anni per far fronte all'aumento della domanda della maggiore popolazione mondiale, alla richiesta di biocarburanti e alla crescita di Paesi come la Cina che consumerà più carne e quindi più mangime per gli allevamenti. Insomma, i destini dell'agricoltura si giocano su più fronti: dall'agriturismo alle borse merci internazionali.
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