mercoledì 26 gennaio 2005
Conquistare il sapere attraverso un autentico interesse è la prima condizione per interessare al sapere gli altri.Devo confessare che provo disagio ogni volta che mi capita d"imbattermi, sui mezzi pubblici di Milano, nelle torme di ragazzi che vanno o tornano dalle scuole: è, infatti, palpabile il fastidio e il disinteresse che essi nutrono per quelle ore che devono trascorrere in classe. Si dirà che così accade da che mondo è mondo, ma il tono attuale sembra essere più sfacciato e certi atti vandalici negli edifici scolastici confermano questa impressione di eccesso. Detto questo, bisogna però riconoscere che non sempre la colpa è degli studenti. E" ciò che ricorda con la battuta sopra citata il saggista ottocentesco inglese Walter Pater nell"opera Mario l"epicureo (1885) che mi è per caso capitata in mano.Ci sono, infatti, molti docenti che hanno amato la loro materia da studenti e sanno farla amare ora che sono in cattedra. Questa regola vale per tutte le attività che hanno un risvolto sociale: si riesce a conquistare l"attenzione e la condivisione degli altri se si è per primi interessati e appassionati di quello che si fa, si dice e si comunica. La stessa norma vale anche per la testimonianza religiosa: essa ha un impatto negli altri non solo se si ha una competenza teologica ma soprattutto se si fa trasparire convinzione e adesione autentica. Aveva, perciò, ragione il filosofo Hegel quando nelle sue Lezioni sulla filosofia della storia osservava che «nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione». E" questa carica interiore che bisogna riaccendere e far sfavillare.
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