giovedì 15 giugno 2023
Una delle mie giornate campali, a Pechino. Mi dirigo a piedi verso il lago Houhai, passando sotto la Torre del Tamburo. Appena scantono dal viale affollato, entro ina una dimensione incantata. Acque, erbe, isole. Superata Di’anmem Xidaje, faccio il biglietto per il parco Beihai. Templi, Buddha, divinità guerriere, gente che danza e balla in riva al lago, uomini che giocano a pallone (in realtà una specie di pennetta volante), donne che fanno ginnastica. Percorro Fuyoujie lasciandomi dietro i palazzi del governo. Continuo a scendere verso sud. Xichang’an Jie. Xinwenhua. Viali immensi. Strutture di metallo. Gli ultimi Hutong semisommersi dalle macerie. Poi ecco, in mezzo alla selva di grattacieli, una croce cristiana. È la Chiesa del Sud, costruita alla metà del 1600 sul sito della casa del gesuita Matteo Ricci. Osservo il crocevia di Xuanwumen Dongdajie come se fosse la radura di un bosco. Transenne, semafori, autobus. Cammino fino a Piazza Tian’Anmen. Questa città ha ancora un che di ingenuo, come farà a mantenersi così? Diccelo tu, Matteo. Vedo una stazione metropolitana: Dengshikou. Mi faccio guidare da un bambino che sta uscendo da scuola. Il suo inglese elementare è uguale al mio. Grazie a lui capisco dove andare. Scendo a Guloudajie. Rientro in hotel e scrivo il diario. © riproduzione riservata
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