Iannacone, sempre al posto giusto
martedì 12 maggio 2020
C’è poco da fare, ogni ritorno di Domenico Iannacone in tv diventa un appuntamento da non perdere. A maggior ragione in questo periodo in cui le novità televisive sono sempre meno. Il caso ha voluto che il noto giornalista molisano, prima del blocco totale, sia riuscito a girare materiale sufficiente per sei nuove puntate del suo programma di inchieste Che ci faccio qui, scritto con Luca Cambi, ora in onda la domenica alle 20.30 su Rai 3. La versione attuale di 45 minuti, diversa dalle precedenti per durata o collocazione, si apre con l’avvertenza che i fatti raccontati sono avvenuti appena qualche mese prima che il Covid–19 stravolgesse la nostra esistenza. Il problema è che l’esistenza delle persone che Iannacone racconta era già stravolta. Ora tutti siamo più fragili, ma i braccianti immigrati della piana di Rosarno, come tante famiglie italiane della provincia di Reggio Calabria, lo erano dapprima. Per loro, disperati oltre che fragili, non esiste la possibilità di stare peggio di come stavano. L’inchiesta di Innacone, che parte dall’ex baraccopoli di San Ferdinando per poi spostarsi nelle frazioni intorno a Rizziconi e Giffone, ci porta a toccare con mano la miseria vera, quella che non distingue gli immigrati dagli italiani. L’autore, secondo uno stile ormai inconfondibile, entra nelle storie che racconta, ci si immerge, le vive e le fa vivere al telespettatore accompagnandolo in un viaggio tra disuguaglianza, sfruttamento, ingiustizia, emarginazione, ma anche bontà, «il bene che chiama altro bene», rappresentato in questo caso da un piccolo grande uomo, Bartolo Mercuri, commerciante di mobili, fondatore dell’associazione “Il Cenacolo”, che ogni giorno, da più di vent’anni, va in giro con la sua auto scassata a portare da mangiare e una parola di conforto ai tanti neri e bianchi che vivono in condizioni disumane nel suo territorio. Nella prima puntata di questa nuova edizione di Che ci faccio qui non si dice, ma Bartolo è un convertito, che ha scoperto la Bibbia durante un’ingiusta carcerazione e ora ha anche un figlio prete. Ma il bene, come testimonia lui stesso, non dipende dalle etichette. E poi i poveri sono tutti uguali, sono parte della sua famiglia e basta.
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