I nostri libri, lapidi
mercoledì 9 gennaio 2019
«Le nostre mani, come formiche, innalzano biblioteche, archiviano fogli/ e pergamene sforacchiate; i nostri libri sono lapidi, un inno ogni poesia». In due versi potenti un capitolo centrale della storia dell'uomo. Il grande poeta Derek Walcott, l'Omero del Caribe, riassume l'opera dello spirito umano nei millenni, attraverso la sua mente, la memoria, le mani: sono le mani quelle che innalzano biblioteche, che scrivono, copiano e poi stamperanno, mani quelle che costruiscono i muri delle biblioteche e lavorano il legno per gli scaffali. I trionfi dell'immaginazione, l'Odissea e la Commedia, giungono al mondo anche grazie alle mani dell'uomo. Lo spirito non è separato, negli umani, come non lo è, si può immaginare, nel cosmo. In quelle «pergamene sforacchiate» vediamo il trascorrere del tempo e i suoi segni, la fragilità della materia, pergamena ieri, poi carta, ma nell'una, che è pelle, nell'altra, carne d'albero, nonostante la fragilità della materia e la sua toccante creaturalità, la parola permane, resta. Sì, i nostri libri sono lapidi, la pergamena e la carta solide e perduranti come pietra o marmo, grazie alla poesia. E infatti ogni poesia non è soltanto l'espressione di un io, pur eccelso. No, è la voce di un coro, un inno.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI