mercoledì 14 febbraio 2018
Chi è stato il più grande scrittore-insegnante della letteratura moderna? Lev Tolstòj. Basti pensare alla scuola che l'autore di Guerra e pace e Anna Karenina fondò nella sua magnifica villa di Jàsnaja Poljana, tre ore di treno a sud di Mosca, a uso esclusivo dei piccoli muziki, i figli dei contadini che erano sempre stati al suo servizio. Questa scelta non mancò di suscitare critiche e rimbrotti, come sempre accade quando un uomo entra in azione, ma per chiunque abbia visitato la tenuta, oggi trasformata in museo, è difficile non apprezzare il nesso profondo tra l'opera tolstojana e i tavoli di legno dove i bambini imparavano a leggere e scrivere. È come se Pierre Bezuchov e Costantantin Levin, i due personaggi chiave dello scrittore russo, il primo che trova se stesso soltanto quando conosce Platon Karataev, contadino compagno di cella nella prigione della capitale occupata dai francesi; il secondo che fa altrettanto tagliando il grano dalla mattina alla sera, spiegassero l'esito pedagogico cui giunse il romanziere al termine della sua vita. La medesima stazione espressiva che del resto accolse Fedor Dostoevskij, al maestro di Jàsnaja Poljana troppo spesso contrapposto: basti ricordare il finale dei Fratelli Karamazov, quando Alioscia guida i ragazzi al funerale del giovane Il'jusa.
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