Ecco perché se si fanno quattro conti a Natale il libro è un dono che conviene
sabato 29 dicembre 2007
In questi giorni ho sentito dire che per i regali di Natale gli italiani hanno invaso le librerie. Sembra un miracolo. Ma la ragione quale sarebbe? Semplice: i libri costano cari, ma confrontati con altre merci, dall'abbigliamento all'elettronica, sembrano un buon affare. Ci sarebbe la musica. Ma la musica, che è certo più popolare, perché nessuno, ormai, riesce a stare con l'udito in riposo in nessun momento del giorno, la musica non è utile, è un puro piacere e indovinare i gusti di chi riceverà il regalo è difficile. Il libro ha dei vantaggi. Al di sotto dei venti euro ci sono una quantità di titoli famosi (praticamente tutti i classici e i bestseller degli anni passati), al di sopra dei trenta e verso i quaranta euro il libro diventa un regalo addirittura lussuoso e prestigioso. Per ottenere lo stesso effetto con un capo di abbigliamento (difficile da indovinare per taglia, stile e colore) bisogna spendere tre o quattro volte di più.
I libri poi vanno letti. Il loro consumo non è troppo veloce. Ma possono anche non essere letti. Sanno aspettare. Sono un patrimonio simbolico che arreda bene la casa. I libri inoltre non si guastano, non richiedono assistenza tecnica né energia elettrica, non sono onnipresenti e invadenti come i cellulari, non così complessi, delicati e costosi come i computer. Leggere bei libri, se non è una pratica reale, è comunque, nello stesso tempo, un sogno, un lusso e un dovere. Ci si immagina seduti in poltrona, senza essere disturbati, in un momento tranquillo della giornata, occupati a fare qualcosa che ci migliorerà. La lettura perciò è anche un'utopia della vita quotidiana individuale, un'utopia realizzabile a basso costo. La lettura riempie la solitudine e la rende proficua, ma volendo può arricchire e migliorare anche la conversazione, che è in declino e a corto di argomenti.
Coraggio, dunque. Stiamo diventando più poveri. Per fortuna ci sono i libri.
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