martedì 21 gennaio 2003
È più vergognoso diffidare degli amici che essere ingannati da loro. Una diffidenza moderata può essere savia: una diffidenza oltrespinta, non mai.Mi vengono quasi incontro da letture diverse queste due citazioni che propongo oggi per la nostra riflessione. La prima frase è di un autore a cui si può sempre ricorrere con frutto quando si deve cavare una morale dall'esperienza: è il duca de la Rochefoucauld (1613-1680) e il testo sono le sue circa 500 Massime. Il sospetto nei confronti degli amici è destinato ad abbattere la sostanza stessa dell'amicizia che è la fiducia. Meglio essere feriti da un loro inganno che essere noi per primi quelli che demoliscono un rapporto così prezioso. Purtroppo, però, dobbiamo tutti confessare che la diffidenza è un seme maligno che alligna spesso nel terreno della coscienza.Ma ecco l'altra citazione che è tratta, invece, da un autore più vicino in tutti i sensi, Silvio Pellico (1789-1854), e da quell'opera Le mie prigioni che è stato un libro scolastico quasi obbligato per una generazione come la mia. Anch'egli è convinto che la "diffidenza oltrespinta" sia un male, ma con realismo riconosce legittimità alla "diffidenza moderata". E su questo tema ci illumina lo stesso Cristo che vuole i suoi seguaci candidi come colombe ma anche astuti come serpenti, cioè capaci di giudicare, criticare, vagliare. Dopo tutto, egli non teme di presentarci come modello non di contenuti ma di metodo e di acutezza intuitiva anche il comportamento di un fattore infedele (Luca 16, 1-8). C'è, infatti, un'ingenuità che può essere sorella della stupidità?
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