Dal cuore trafitto di Dio la vera vita
giovedì 25 marzo 2010
Domenica delle Palme
Anno C

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Al cuore del Vangelo c'è questo lungo patire, un Dio che muore per amore. Qualcosa che non riesco a capire e che pure mi chiama, mi disarma, mi ferisce. E io, ogni volta, impotente e affascinato. La croce non ci è stata data per capirla, ma per aggrapparci e farci portare in alto.
Perché Gesù è venuto? Perché la terra intera risuona di un grido: grido di dolore e di nostalgia per il paradiso perduto, il Dio perduto, l'amore e la pace perduti. La terra, con le sue spine e i suoi rovi, con le sue primule e i sempreverdi e, ogni tanto, la sua tenerezza; ma solo ogni tanto e come di nascosto. E la sua crudeltà spesso, troppo spesso; e le sue lacrime, e i suoi singhiozzi. La terra è un immenso pianto.
E un giorno Dio non ha più sopportato, non ha più potuto trattenersi. E allora è venuto, ha raggiunto i suoi figli, si è incarnato e si è messo a gridare insieme a loro lo stesso grido radicato nell'angoscia e nella speranza.
Perché Gesù è salito sulla croce?
Per essere con me e come me. Perché io possa essere con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all'uomo che è in croce. L'amore conosce molti doveri, ma il primo di questi doveri è di essere insieme con l'amato, vicino, unito, come una madre che vuole prendere su di sé il male del suo bambino, ammalarsi lei per guarire suo figlio.
La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante. Entra nella morte perché là va ogni suo figlio. Nel corpo del crocifisso l'amore ha scritto il suo racconto con l'alfabeto delle ferite.
«Tu che hai salvato gli altri, salva te stesso». Lo dicono tutti, capi, soldati, il ladro: «Se sei Dio, fai un miracolo, conquistaci, imponiti, scendi dalla croce, allora crederemo». Chiunque, uomo o re, potendolo, scenderebbe dalla croce. Lui, no. Solo un Dio non scende dalla croce, solo il nostro Dio. Perché i suoi figli non ne possono scendere. Solo la croce toglie ogni dubbio, non c'è inganno sulla croce.
«Ricordati di me», prega il ladro, «Oggi sarai con me in paradiso», risponde Gesù. Per questo sono qui, per poterti avere sempre con me. Non c'è nulla che possa separarci, né male, né tradimenti, né morte. Io vengo a prenderti anche nelle profondità dell'inferno, se tu mi vuoi. Solo se tu mi vuoi.
Ma io continuerò a morire d'amore per te, anche se tu non mi vorrai, e appena girerai lo sguardo troverai uno, eternamente inchiodato in un abbraccio, che grida: ti amo!
Sono i giorni del nostro destino: l'uomo uscito dalle mani di Dio, rinasce ora dal cuore trafitto del suo creatore.
(Letture: Isaia 50,4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Luca 22,14-23.56)
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